
La riflessione di Giorgio Cavazzoli
Negli ultimi mesi il tema della cosiddetta “remigrazione” è entrato con forza nel dibattito politico europeo e italiano. Si tratta di un argomento complesso, spesso affrontato con slogan contrapposti, che rischiano di dividere ulteriormente il Paese anziché contribuire a individuare soluzioni concrete.
Da una parte vi sono posizioni che tendono a negare qualsiasi problema legato all’immigrazione irregolare; dall’altra vi sono tesi che trasformano ogni immigrato in un potenziale pericolo, alimentando tensioni sociali e contrapposizioni ideologiche.
Credo che entrambe queste impostazioni siano sbagliate.
L’Italia ha bisogno di una politica dell’immigrazione fondata sulla legalità, sulla dignità della persona e sul rispetto delle regole dello Stato.
Un fenomeno antico quanto la storia
Le migrazioni non sono una novità del XXI secolo.
Fin dall’antichità intere popolazioni si sono spostate per guerre, carestie, persecuzioni religiose o semplicemente per cercare condizioni di vita migliori.
L’Impero Romano conobbe grandi flussi migratori provenienti dalle province; nel Medioevo le invasioni barbariche modificarono profondamente la geografia europea; tra Ottocento e Novecento furono milioni gli europei a lasciare il proprio continente per raggiungere le Americhe.
Anche l’Italia è stata una terra di emigranti.
Tra il 1876 e gli anni Settanta del Novecento oltre ventisei milioni di italiani lasciarono il nostro Paese diretti verso Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia, Belgio, Svizzera, Germania e molti altri Stati.
Quegli italiani chiedevano lavoro, dignità e integrazione.
Molti subirono discriminazioni e pregiudizi.
Proprio questa memoria storica dovrebbe insegnarci ad affrontare il tema dell’immigrazione con equilibrio, senza cedere né all’odio né al buonismo.
Immigrazione regolare e clandestinità non sono la stessa cosa
Occorre distinguere con chiarezza due realtà completamente diverse.
L’immigrazione regolare rappresenta un fenomeno disciplinato dalle leggi dello Stato.
Chi entra legalmente, lavora, paga le tasse, rispetta la Costituzione e contribuisce alla crescita economica e sociale del Paese merita rispetto e tutela.
Ben diverso è il fenomeno dell’immigrazione clandestina.
L’ingresso o la permanenza senza un valido titolo di soggiorno costituiscono una violazione della normativa sull’immigrazione e rendono estremamente difficile qualsiasi serio percorso di integrazione.
La legalità deve valere per tutti.
Non può esistere uno Stato autorevole se le proprie leggi vengono sistematicamente disattese.
Il significato della “remigrazione”
Negli ultimi anni il termine “remigrazione” è stato utilizzato con significati differenti.
In senso tecnico può indicare il ritorno nel Paese d’origine di cittadini stranieri privi del diritto di permanere sul territorio nazionale, attraverso procedure previste dalla legge e nel rispetto delle garanzie fondamentali.
In altri contesti politici, invece, il termine è stato usato in modo molto più ampio e controverso, fino a comprendere proposte di rimpatrio anche di categorie di persone regolarmente residenti. Proprio per questo è un’espressione che suscita un forte dibattito pubblico e richiede precisione per evitare equivoci.
Una democrazia liberale deve sempre operare nel rispetto della Costituzione, delle leggi e degli obblighi internazionali.
Una proposta concreta
A mio giudizio il problema non può essere affrontato con manifestazioni di piazza, slogan urlati o continue contrapposizioni ideologiche.
L’Italia ha bisogno di una grande operazione di chiarezza amministrativa.
Per questo ritengo opportuno prevedere un periodo straordinario, della durata minima di tre anni, durante il quale lo Stato possa:
- verificare posizione per posizione;
- favorire la regolarizzazione di chi dimostri un reale inserimento lavorativo e sociale, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge;
- contrastare con decisione lo sfruttamento del lavoro nero e delle organizzazioni criminali che alimentano l’immigrazione irregolare;
- rafforzare gli accordi con i Paesi di origine per rendere effettivi i rimpatri di coloro che, al termine di tale percorso e nel rispetto delle procedure di legge, non abbiano titolo per rimanere in Italia.
In questo modo si distinguerebbero chiaramente le persone che intendono costruire il proprio futuro nel rispetto delle regole da chi, invece, continua a permanere illegalmente sul territorio nazionale.
Evitare lo scontro tra estremismi
Negli ultimi anni assistiamo troppo spesso a manifestazioni nelle quali si contrappongono gruppi estremisti di segno opposto.
Da una parte vengono esasperate posizioni xenofobe; dall’altra si tende talvolta a minimizzare ogni criticità legata all’immigrazione irregolare.
Entrambi gli atteggiamenti finiscono per alimentarsi reciprocamente.
La politica dovrebbe invece abbassare i toni, affrontare il problema con serietà e riportare il confronto nelle sedi istituzionali.
Le piazze non possono sostituire il Parlamento.
La tradizione della Democrazia Cristiana
La cultura politica della Democrazia Cristiana si è sempre ispirata alla Dottrina Sociale della Chiesa, che pone al centro contemporaneamente la dignità della persona e il bene comune.
Ciò significa accoglienza quando è possibile, solidarietà verso chi fugge da guerre e persecuzioni, ma anche responsabilità, rispetto delle leggi, sicurezza dei cittadini e governo ordinato dei flussi migratori.
Non esiste contraddizione tra umanità e legalità.
Anzi, una politica migratoria seria deve coniugare entrambe.
Conclusioni
Il futuro dell’Italia non si costruisce alimentando paure né negando i problemi.
Serve una politica dell’immigrazione fondata su legalità, integrazione, sicurezza e responsabilità.
Chi rispetta le leggi deve poter essere accompagnato in un autentico percorso di integrazione.
Chi invece permane sul territorio nazionale senza alcun titolo giuridico, dopo un congruo periodo straordinario destinato alla regolarizzazione delle posizioni che ne abbiano i requisiti, deve essere destinatario delle procedure di rimpatrio previste dall’ordinamento.
Solo così sarà possibile coniugare il rispetto della dignità umana con quello delle regole dello Stato, evitando che un tema così delicato diventi terreno di scontro permanente tra opposti estremismi.
Giorgio Cavazzoli
Dirigente della Democrazia Cristiana – Opinione personale
DETTO PENNA BIANCA