di Giorgio Cavazzoli

Tra i principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa, quello di sussidiarietà rappresenta probabilmente uno dei contributi più importanti che il pensiero cristiano abbia offerto alla moderna organizzazione della società e dello Stato.
Si tratta di un principio che non riguarda soltanto l’economia o l’amministrazione pubblica, ma una precisa concezione della persona umana, della famiglia, delle comunità locali e del rapporto tra cittadini e istituzioni.
Le origini storiche
Sebbene il concetto abbia radici nella filosofia classica e nel pensiero di San Tommaso d’Aquino, il principio di sussidiarietà viene formulato in modo chiaro nel Magistero della Chiesa con l’enciclica Quadragesimo Anno, promulgata da Papa Pio XI nel 1931.
In uno dei passaggi più celebri dell’enciclica si afferma che:
“È ingiusto togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le proprie forze e iniziativa per affidarlo alla comunità; così è pure ingiusto attribuire ad una società maggiore e più elevata ciò che può essere svolto efficacemente da una società minore.”
Questa affermazione costituisce ancora oggi la definizione più autorevole del principio di sussidiarietà.
Successivamente il concetto è stato ripreso e sviluppato da numerosi Pontefici:
- San Giovanni XXIII nella Mater et Magistra (1961);
- San Paolo VI nella Octogesima Adveniens;
- San Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus (1991);
- Benedetto XVI nella Caritas in Veritate (2009);
- Papa Francesco nella Fratelli Tutti (2020), dove il principio viene collegato alla solidarietà e alla partecipazione delle comunità locali.
Cosa significa davvero sussidiarietà
La sussidiarietà parte da una convinzione molto semplice ma rivoluzionaria:
la persona viene prima dello Stato.
Lo Stato non deve sostituirsi alle famiglie, alle associazioni, ai comuni, alle cooperative, alle imprese o ai corpi intermedi quando questi sono perfettamente in grado di svolgere una determinata funzione.
Al contrario, l’autorità pubblica deve:
- aiutare;
- sostenere;
- coordinare;
- integrare.
Solo quando il livello inferiore non è in grado di affrontare un problema interviene il livello superiore.
Per questo motivo la sussidiarietà viene spesso definita come il principio del “non sostituire ma sostenere”.
Il principio che ha ispirato la Democrazia Cristiana
Non è un caso che tutta la tradizione politica della Democrazia Cristiana italiana abbia fatto della sussidiarietà uno dei propri pilastri culturali.
Da Alcide De Gasperi fino agli amministratori locali che hanno governato migliaia di comuni italiani, l’idea è sempre stata quella di costruire uno Stato forte ma non invadente, capace di valorizzare la libertà delle persone, delle famiglie e delle comunità locali.
La Democrazia Cristiana ha sempre considerato la società come un insieme di comunità vive e responsabili, non come una semplice somma di individui dipendenti dallo Stato.
La sussidiarietà nella Costituzione italiana
Questo principio ha trovato pieno riconoscimento nella riforma costituzionale del 2001.
L’articolo 118 della Costituzione stabilisce infatti:
“Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale.”
È la cosiddetta sussidiarietà orizzontale, uno dei principi più innovativi dell’ordinamento italiano.
Accanto ad essa troviamo la sussidiarietà verticale, secondo cui le funzioni amministrative devono essere attribuite all’ente territoriale più vicino ai cittadini, privilegiando il Comune e riservando l’intervento di Province, Regioni e Stato ai casi in cui sia realmente necessario.
Le applicazioni concrete in Italia
Nel nostro Paese il principio di sussidiarietà ha trovato numerose applicazioni.
1. Il Servizio Sanitario Nazionale
La gestione della sanità è affidata principalmente alle Regioni.
Lo Stato definisce i livelli essenziali di assistenza, mentre le Regioni organizzano ospedali, aziende sanitarie e servizi territoriali.
È un tipico esempio di sussidiarietà verticale.
2. Il sistema scolastico
Accanto alla scuola statale operano le scuole paritarie riconosciute, molte delle quali cattoliche.
Esse svolgono un servizio pubblico essenziale pur essendo gestite da soggetti privati, secondo una logica di collaborazione tra pubblico e società civile.
3. Il Terzo Settore
Associazioni di volontariato, cooperative sociali, fondazioni, Caritas, Misericordie, Croce Rossa, enti assistenziali e migliaia di organizzazioni del Terzo Settore rappresentano una delle più concrete applicazioni della sussidiarietà.
Lo Stato riconosce che molte attività sociali possono essere svolte in modo più efficace da queste realtà radicate nel territorio.
4. La Protezione Civile
Il modello italiano di Protezione Civile è uno degli esempi più efficaci di collaborazione tra istituzioni pubbliche, volontariato, enti locali e cittadini.
Durante terremoti, alluvioni ed emergenze nazionali la sussidiarietà diventa un valore operativo.
5. I servizi comunali
Molti Comuni affidano, mediante convenzioni, la gestione di biblioteche, impianti sportivi, servizi educativi, assistenza domiciliare e iniziative culturali ad associazioni e cooperative locali.
Si valorizzano così le energie della comunità senza rinunciare al controllo pubblico.
6. La co-programmazione e la co-progettazione
Con la riforma del Terzo Settore gli enti pubblici possono progettare insieme alle associazioni gli interventi sociali.
Non si tratta più soltanto di appaltare servizi, ma di costruire insieme politiche pubbliche.
Sussidiarietà e solidarietà
La Dottrina Sociale della Chiesa insegna che la sussidiarietà non può mai essere separata dalla solidarietà.
La prima tutela la libertà delle persone.
La seconda impedisce che qualcuno venga lasciato indietro.
Come ricordava San Giovanni Paolo II, i due principi sono complementari: senza solidarietà la sussidiarietà rischia di diventare individualismo; senza sussidiarietà la solidarietà può trasformarsi in assistenzialismo.
Una lezione ancora attuale
Oggi, di fronte alla crescente complessità della società, il principio di sussidiarietà appare più moderno che mai.
Le grandi sfide – dalla natalità alla sanità, dalla scuola all’inclusione sociale, dalla transizione ecologica allo sviluppo economico – non possono essere affrontate soltanto dallo Stato centrale.
Occorre valorizzare i Comuni, le famiglie, le imprese, le cooperative, il volontariato, il Terzo Settore, le parrocchie e tutte quelle realtà che costituiscono il tessuto vivo della nostra società.
È questa la grande intuizione della Dottrina Sociale della Chiesa: costruire uno Stato che non accentri tutto il potere, ma che riconosca e promuova la responsabilità delle persone e delle comunità.
Per la Democrazia Cristiana la sussidiarietà non è soltanto un principio giuridico o amministrativo: è una visione della società fondata sulla dignità della persona, sulla libertà responsabile, sulla partecipazione e sul bene comune. Una visione che ha contribuito alla crescita democratica dell’Italia e che continua a rappresentare un punto di riferimento indispensabile per affrontare con equilibrio e responsabilità le sfide del nostro tempo.
AD MAIORA
PENNA BIANCA