Buona la Prima . . . la FED lascia invariati i tassi

La Fed lascia invariati i tassi di interesse nella prima riunione con Kevin Warsh alla guida. Il Federal Open Market Committee (Fomc), l’organismo della Federal Reserve responsabile della politica monetaria degli Stati Uniti, ha deciso infatti – con 12 voti a favore e 0 contrari – di tenere i tassi d’interesse al 3,50%-3,75%, come previsto dagli analisti.

L’attività economica si sta espandendo “a un ritmo sostenuto, nonostante l’elevata incertezza dovuta, in parte, al conflitto in Medio Oriente”, si legge nel comunicato. “La crescita della produttività e gli investimenti di capitale sono robusti. L’aumento dell’occupazione ha tenuto il passo con la forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché invariato. L’inflazione resta elevata rispetto all’obiettivo del 2%”.

Dot plot: 9 banchieri su 19 prevedono aumento tassi nel 2026

Quasi la metà dei membri del comitato di politica monetaria della Federal Reserve ha perso la fiducia nella possibilità che il semplice mantenimento dei tassi d’interesse sia sufficiente a riportare l’inflazione al target del 2%, a fronte dell’impennata dei prezzi del petrolio successiva alla guerra con l’Iran. Nove dei 19 membri del comitato di politica monetaria della Banca centrale statunitense ritengono ora che sarà necessario aumentare i tassi d’interesse, quest’anno, secondo le proiezioni pubblicate dalla Fed. Nessuno di loro condivideva questa opinione solo tre mesi fa, quando la Fed aveva pubblicato le sue ultime proiezioni.

Sei di questi nove, ovvero quasi un terzo del comitato, ritengono che sarà necessario più di un aumento dei tassi di un quarto di punto, quest’anno, secondo le proiezioni.
Otto ritengono che i tassi debbano rimanere invariati e solo uno ritiene opportuno un singolo taglio dei tassi.
Un membro del comitato, di cui non è stato rivelato il nome, non ha espresso un’opinione sul percorso dei tassi.

Queste opinioni, rappresentate dal cosiddetto “dot plot” della Fed, che illustrano le posizioni dei singoli membri del comitato di politica monetaria in merito alla traiettoria dei tassi, mostrano con quanta rapidità il dibattito all’interno della banca centrale si sia spostato dalla questione di quanto a lungo mantenere i tassi stabili prima di tagliarli, a una preoccupazione crescente – e per alcuni, una convinzione – che la Fed dovrà aumentare i tassi per impedire che le pressioni inflazionistiche derivanti dall’aumento dei prezzi dei carburanti si ripercuotano sull’economia.

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  1. Il nuovo presidente della Federal Reserve statunitense, Kevin Warsh, tiene una conferenza stampa al termine di una riunione di due giorni del Comitato federale per il mercato aperto (FOMC), presso la sede della Federal Reserve a Washington, D.C., Stati Uniti, il 17 giugno 2026. REUTERS/Eric Lee REUTERSNuovo comandante, stessa rotta (sbagliata) per la Federal Reservedi Donato Masciandaro
  2. I rischi di affidare all’Ai le mansioni juniordi Francesco Seghezzi
  3. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al centro  parla con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa,  durante una sessione di lavoro al vertice del G7 a Evian-les-Bains APNDal G7 esce un’Europa rinfrancata dalla tregua con gli Usadi Adriana Cerretelli

Queste opinioni rappresentano anche una sfida per il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, scelto dal presidente Donald Trump con l’aspettativa che tagliasse i tassi di interesse, un’opzione che diventa meno praticabile man mano che il sostegno generale a tale mossa si affievolisce.

Inflazione 2026 rivista dal 2,7% al 3,6%, ridotte previsioni su Pil e disoccupazione

I funzionari della Fed hanno rivisto le proprie previsioni sull’economia, alzando le stime sull’inflazione per il 2026 al 3,6% per l’inflazione complessiva e al 3,3% per l’inflazione di base, che esclude alimentari ed energia. Nell’ultimo aggiornamento di marzo, i membri del comitato prevedevano un’inflazione al 2,7% per entrambe le misure. Hanno inoltre leggermente ridotto le proiezioni di crescita del prodotto interno lordo al 2,2%, con un calo di 0,2 punti percentuali rispetto a marzo, e hanno tagliato le previsioni sulla disoccupazione al 4,3%, con un calo di 0,1 punti percentuali.

L’era Warsh si apre nel nome delle riforme, avviate 5 task force

Il presidente della Fed Kevin Warsh imprime subito il suo marchio sulla Fed abbandonando le “forward guidance”, lo strumento utilizzato per guidare le aspettative dei mercati finanziari sulle sue future decisioni di politica monetaria, e creando task force in cinque aeree della politica monetaria per riformare la banca centrale. “Speriamo che tutte concludano il loro lavoro entro la fine dell’anno”, ha detto nella sua prima conferenza stampa al termine della due giorni di riunione che ha prodotto un comunicato molto più stringato rispetto al passato. Warsh è un convinto sostenitore che i membri della Fed parlino troppo e offrano indicazioni sulle future mosse, di fatto vincolando l’azione della banca centrale.

Trump, rialzo tassi? Difficile da credere. Warsh valido, mi affido a lui

«Va bene che abbiano mantenuto i tassi, vabbè». Lo ha detto Dondal Trump atterrato all’aeroporto di Orly. A chi gli chiedeva della possibilità che la banca centrale alzasse i tassi, il presidente ha detto: «Potrebbe succedere. È difficile da credere; è una situazione che frena il Paese ed è davvero insolita, ma ora c’è una persona molto valida al comando, quindi mi affido alle sue decisioni».

buona lettura

PENNA BIANCA

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