I dazi entrano in vigore e Trump spiazza con un nuovo annuncio

Le tariffe variano dal 10% del Regno Unito al 50% riservato a India e Brasile. L’Europa ha il 15%, ma ci sono ancora punti non chiariti. Il presidente Usa però non ha ancora finito, cosa vuole fare adesso…….

Il primo annuncio è stato plateale, con tanto di tabella con i numeri mostrata a favore di fotografi, poi è iniziato il balletto delle trattative tra minacce e professioni di amicizia. Adesso i dazi voluti dal presidente americano per risollevare l’economia a stelle e strisce sono realtà. Da oggi entrano in vigore le tariffe “reciproche” sulle importazioni da dozzine di Paesi.

Scattano oggi i dazi voluti da Trump

La nuova stagione scandita dal motto “America First” si è tradotta nei cosiddetti “dazi reciproci” contro 92 Paesi: si oscilla dal 10 per cento al Regno Unito fino al 50% riservato a India e Brasile. L’Europa ha il 15%, ma non c’è ancora un testo formale che blinda l’accordo e le esenzioni sono un rebus tutto da risolvere.

Il Canada si ritroverà a fare i conti con il 35%. La Svizzera con un pesante 39%, a poco è servito finora il colloquio col segretario di Stato Marco Rubio. Il Brasile era teoricamente colpito da una tariffa “reciproca” solo del 10%. Un ordine esecutivo firmato la scorsa settimana da Trump ha però ha imposto un prelievo aggiuntivo del 40%. Brasilia è finita nel mirino per il processo giudicato “feroce” dal tycoon a carico dell’ex presidente Jair Bolsonaro per il tentato golpe del 2022. L’India invece era partita da dazi al 25% ma sono arrivati al 50. Sconta il prezzo della complicità con Mosca con una scure che finirà per colpire anche le linee produttive di Apple ancora attive nel subcontinente.

La partita Usa-Ue resta aperta

Capitolo Europa. L’accordo portato a casa dall’Ue prevede tariffe del 15% in linea generale e del 50% su acciaio e alluminio. A Bruxelles si è sperato a lungo nel via libera di Washington al documento congiunto per dare una prima forma all’intesa al 15% prima dell’entrata in vigore delle nuove tariffe, ma il clima non è dei migliori e si parla di negoziati “estenuanti”.

Il punto adesso sono le esenzioni. Gli unici capitoli che sembrano già “blindati” riguardano aerei e componentistica, una selezione di farmaci generici e i macchinari ad alta tecnologia. Ancora tutte da negoziare invece le deroghe per l’agroalimentare e il settore vinicolo e dei liquori, fiore all’occhiello dell’export europeo e italiano. Il governo “farà il possibile per difendere i propri interessi nazionali”, è tornata ad assicurare la premier Giorgia Meloni, ricordando che molti dei prodotti italiani “non sono sostituibili da omologhi Usa, perché unici nel loro genere”.

Il caso Apple

Per la Casa Bianca la linea è tracciata: chi non si adegua, paga. Chi investe, si salva. È il caso di Apple che, con un annuncio da 100 miliardi di dollari in nuovi investimenti negli Stati Uniti (che si sommano ai 500 già programmati) è riuscita a scampare alla blacklist. Trump si avvicina allo scopo: riportare in patria la produzione chiave di iPhone, MacBook e altri dispositivi, sottraendola alle filiere di Cina, Vietnam e India. “Un’altra vittoria per l’industria americana”, ha esultato Washington, rivendicando una strategia tariffaria che “ha già catalizzato migliaia di miliardi di dollari in nuovi investimenti”.

TRUMP STA PENSANSODO SOLO AGLI USA – NOI EUROPEI DOBBIAMO AVERE UNA STRATEGIA CHIARA O SAREMO TRAVOLTI DA UNA CRISI PEGGIORE DI QUELLA DEL 2007-2008

Ad maiora

GC