L’Ue vara un Recovery Fund da ben 750 miliardi di euro

Un piano da ben 750 miliardi in sette anni per risollevare l’economia dell’Unione. È iniziata intorno alle nove di questa mattina la riunione della Commissione europea per discutere e approvare il Recovery Fund. Secondo le aspettative della vigilia, la presidente Ursula von der Leyen starebbe pensando di raccogliere i soldi sui mercati, da restituire agli investitori tra il 2027 e il 2058. A questi, andrebbero sommati i proventi da plastic tax, stop all’elusione fiscale dei giganti del Web e nuovo sistema di pagamento delle quote per l’inquinamento esteso anche ad aerei e navi, più i 1.000 miliardi del normale bilancio europeo 2021-2027.

Le cifre saranno più chiare quando alle 13.30 la Commissione illustrerà il progetto al Parlamento europeo, ma per adesso si parla di 500 miliardi a fondo perduto e 250 in prestito.

Il resto dei fondi andrà ai Paesi come prestiti a tassi accessibili e scadenze molto lunghe. L’Italia, definita dall’Ue come “il paese maggiormente colpito da virus e recessione”, potrà ricevere 81 miliardi in contributi a fondo perduto e 90 in prestiti per un totale di 172,7 miliardi. Tutto ciò a condizione che presenti un piano di investimenti e riforme che segua le raccomandazioni Ue pubblicate la settimana scorsa, da sottoporre a Bruxelles per l’approvazione. All’Italia è stato chiesto di rinforzare il sistema sanitario, mitigare gli effetti sociali della crisi, migliorare l’istruzione e rendere più efficienti giustizia e Pubblica amministrazione.

“Non basta dire quanti soldi sono disponibili, si deve spiegare a cosa servono e per quali piani”. In un’intervista a La Stampa, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha annunciato che “se il Recovery Plan non sarà all’altezza delle ambizioni, il Parlamento non lo sosterrà”. Per Sassoli andrebbero attribuite maggiori competenze all’Ue. “Come quelle sanitarie – spiega – così da non farci cogliere impreparati dalle pandemie. Poi c’è necessità di proseguire il lavoro sulla difesa comune. Serve una politica europea sull’immigrazione”.

Ma per il presidente dell’Europarlamento “l’Europa non è a mani vuote. Avremo speso un pugno di settimane – conclude – per la più importante operazione finanziaria, economica e sociale dal dopoguerra. Il piano Marshall, stavolta, ce lo paghiamo noi”.

Gli altri fondi verranno poi distribuiti attraverso il programma “InvestEU” che punta agli investimenti strategici, e su uno strumento per la ricapitalizzazione delle imprese (“Solvency”) entrate in difficoltà con la crisi Covid. La prima reazione dei mercati alle anticipazioni del piano è positiva: lo spread tra BTp e Bund si è ridotto, il rendimento sui titoli decennali italiani è sceso all’1,47%, e le Borse hanno avuto un’accelerata.

Dopo la proposta della Commissione partirà il negoziato tra governi. I paesi del nord Europa si oppongono ai trasferimenti a fondo perduto e chiedono prestiti vincolati ad austerità e a un duro piano di riforme più vicino a quello greco. I paesi dell’Est, meno colpiti dalla crisi, chiedono di poter comunque accedere ai fondi. Il negoziato tra capi di Stato e di governo si concluderà nel summit del 18 giugno, che considerata la complessità del dossier dovrebbe tenersi con la presenza fisica dei leader a Bruxelles, la prima volta nell’era Covid.