
La Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) non è un programma politico né un’ideologia: è un insieme di principi della tradizione cristiana e del Magistero che orientano la vita sociale, economica e politica mettendo al centro la dignità della persona.
I suoi punti fondamentali possono essere riassunti così:
- Dignità della persona umana. Ogni persona possiede una dignità inviolabile, dal concepimento alla morte naturale. Economia, politica e istituzioni devono essere al servizio della persona, mai il contrario.
- Bene comune. La società deve creare condizioni che consentano a tutti, non soltanto a pochi, di realizzarsi pienamente. Il bene comune supera sia l’individualismo sia la semplice somma degli interessi particolari.
- Sussidiarietà. Ciò che può essere svolto dalla persona, dalla famiglia, dalle associazioni o dalle comunità locali non dovrebbe essere assorbito da livelli superiori dello Stato. Le istituzioni devono sostenere, non sostituire, le realtà sociali più vicine alla persona.
- Solidarietà. Siamo responsabili gli uni degli altri. Una società giusta presta particolare attenzione a poveri, fragili, anziani, malati, disoccupati e persone che rischiano l’emarginazione.
- Centralità della famiglia. La famiglia è considerata una comunità fondamentale della società e deve essere sostenuta attraverso politiche sociali, fiscali, abitative, educative e del lavoro.
- Dignità del lavoro. Il lavoro non è soltanto produzione o reddito: è espressione della persona. Da qui derivano la tutela dei lavoratori, una giusta remunerazione, condizioni dignitose, sicurezza e possibilità di conciliare lavoro e vita familiare.
- Destinazione universale dei beni e proprietà privata. La proprietà privata è riconosciuta, ma comporta una funzione sociale: i beni della terra sono destinati, in ultima istanza, al bene dell’intera famiglia umana.
- Libertà economica e giustizia sociale. L’iniziativa privata e l’impresa hanno un valore positivo, ma il mercato non può diventare l’unico criterio della società. Libertà economica, responsabilità, tutela dei più deboli e bene comune devono procedere insieme.
- Partecipazione e democrazia. I cittadini devono poter partecipare alla vita della comunità. La politica è intesa come servizio al bene comune e richiede responsabilità, dialogo, rispetto delle istituzioni e ricerca della mediazione.
- Pace e fraternità. La pace non è soltanto assenza di guerra: richiede giustizia, rispetto dei diritti umani, dialogo fra i popoli, cooperazione e ricerca della riconciliazione.
- Cura del creato. La tutela dell’ambiente è collegata alla dignità umana e alla responsabilità verso le generazioni future. La Laudato si’ ha sviluppato particolarmente il concetto di ecologia integrale, collegando ambiente, economia, povertà e giustizia sociale.
- Opzione preferenziale per i poveri. Le decisioni economiche e politiche devono essere valutate anche considerando le conseguenze che producono sulle persone più fragili e sulle comunità più svantaggiate.
Una formula molto sintetica potrebbe quindi essere:
PERSONA → FAMIGLIA → COMUNITÀ → SUSSIDIARIETÀ → SOLIDARIETÀ → LAVORO → BENE COMUNE → PACE
Tra i grandi riferimenti della DSC ci sono la Rerum Novarum di Leone XIII (1891), la Quadragesimo Anno di Pio XI, la Mater et Magistra e la Pacem in Terris di Giovanni XXIII, la Populorum Progressio di Paolo VI, la Laborem Exercens, Sollicitudo Rei Socialis e Centesimus Annus di Giovanni Paolo II, la Caritas in Veritate di Benedetto XVI e la Laudato si’ e Fratelli tutti di Francesco.
Un principio particolarmente importante è che solidarietà e sussidiarietà devono stare insieme: la solidarietà impedisce che qualcuno venga abbandonato; la sussidiarietà impedisce che lo Stato occupi ogni spazio della persona, della famiglia e della società civile. È probabilmente una delle chiavi più utili per tradurre la Dottrina Sociale della Chiesa in proposte concrete di amministrazione e politica sociale.
Ad MAIORA
Penna Bianca