Trump ci vuole impoverire e fare diventare l’Europa il suo mercato…. Secondario

Con l’Europa Donald Trump ha messo quasi tutte le carte in tavola. L’ha esclusa dal negoziato con l’Ucraina. L’ha avvertita che la sicurezza del continente non è più una priorità americana, interrompendo una continuità d’impegno datata al 1949 (Trattato di Washington istitutivo della NATO) se non prima, all’entrata degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale nel 1941 – dopo Pearl Harbor certo, ma gli americani, pur attaccati dal Giappone nel Pacifico, non si tirarono certo indietro dal teatro europeo ne’ andarono dicendo che la dura realtà strategica li chiamava altrove. L’ha accusata di brutalità commerciale, dalle auto ai gamberetti esportati negli Usa. E CON I DAZI AL 20% SU Molti PRODOTTI E AL 25% SULLE AUTO HA COMPLETATO L’OPERA.

Gli europei – e per una volta dimentichiamo Brexit: siamo tutti sulla stessa barca – devono decidere cosa fare. Possono continuare a lamentarsi – hanno ragione, ma un principio ferreo della politica e’ che chi si lamenta passa dalla parte del torto. Possono chiedere uno strapuntino al tavolo che Mohamed bin Salman imbandirà per due (Putin e Trump) per una Yalta del Golfo sull’Ucraina. Possono promettere di essere diligenti e spendere di più per la difesa. Possono precipitarsi a comprare LNG americano. Possono riservargli un posto di riguardo sull’atlante geografico. Possono mettersi in fila, uno per uno, Viktor Orbán, in testa, Giorgia Meloni non lontana, per chiedergli un trattamento nazionale di favore – divideranno l’Europa ma otterranno un po’ di pane e circenses per i loro cittadini, anche questo e’ un modo di fare l’interesse nazionale.

Oppure, possono, finalmente, dirgli “no, grazie; se non riusciamo a metterci d’accordo, amici come prima [pe modo di dire], andiamo per la nostra strada”. Poi fare subito due, o tre cose. Dare all’Ucraina una corsia preferenziale per essere in qualche maniera “dentro” l’Unione europea; l’acquis e sui 30 e più capitoli da negoziare verranno dopo, intanto facciamo sedere Volodymir Zelensky ai Consigli europei. Ci sarà pure un modo o siamo prigionieri di una tonnellata di regole che ci siamo dati per gestire l’UE in un’altra era geologica? Mettersi subito a spendere per la difesa e investire nell’industria della difesa, senza aspettare le alchimie dei “compassi strategici” di Bruxelles – se poi darà una mano ben venga. Rispondere ai dazi USA con controdazi europei. Quello lasciamolo fare alla Commissione Ue, e’ il suo mestiere e lo fa benissimo. Ma evitare di negoziare il commercio con la spada di Damocle pendente del ricatto Usa sulla difesa dell’Europa. Tutto questo senza isterismi o anti-americanismi o petulanti invocazioni di non autonoma autonomia strategica. 

Probabilmente gli europei non faranno nulla di tutto questo. Peccato. Lo dovremmo fare per noi stessi, non solo per rispondere al Presidente americano. Donald Trump continua ad umiliare l’Europa, accusata di approfittarsi degli Stati Uniti e di fare cose terribili e atroci. Quello che è veramente umiliante e’ vedere l’Europa che incassa, offre ramoscelli d’olivo, rifiutati, e porge l’altra guancia. Non siamo in Terrasanta, ormai destinata allo sviluppo turistico. L’altro schiaffo arriva, immancabile. Donald Trump applica scientificamente le leggi di West Side Story e del Padrino alla politica internazionale. Molto in bluff. Non può uscire dalla NATO, gli serve una maggioranza di due terzi del Senato che non avrà, mai. Ma può minacciarlo e spaventarci. Questo il bluff. Chiamiamoglielo, come ha fatto con quieta fermezza Re Abdullah di Giordania. Altrimenti porta via il piatto.

Ad maiora

DegaDC