COSA FAREI SE FOSSI NELLA B.C.E. O NELLA BANCA D’ITALIA?

DI GIORGIO CAVAZZOLI

Gli accordi di Basilea III propongono delle nuove norme destinate al settore bancario. In seguito alla crisi dei mutui sub-prime del 2007, l’FSB (Financial Stability Board, Consiglio per la stabilità finanziaria) e il G20, riunitisi a Seul nel 2010, hanno contribuito alla stesura di nuove misure di stabilità per il sistema bancario mondiale.

Dallo studio delle conseguenze causate dalla crisi, è emerso che l’impatto sulle banche era associato ad una crescita eccessivamente rapida delle voci in bilancio e fuori bilancio delle banche, unita a fondi propri di scarsa qualità. I fondi propri sono destinati a coprire i rischi e, per questo motivo, è necessario migliorare la loro qualità, in ragione del livello di rischio assunto dalle banche e della loro interdipendenza.

Gli accordi di Basilea III sono stati annunciati nel 2010, ma alcune delle misure previste peccano di chiarezza. I requisiti di Basilea III hanno un impatto diretto sulla strategia e l’attività delle banche. Obiettivo di queste norme è garantire una maggiore stabilità, un’esigenza richiesta a gran voce da un’opinione pubblica molto attenta all’attività delle banche, alla luce delle ripercussioni che la crisi finanziaria ha avuto sull’economia mondiale.

Modello di Basilea III

Basilea III si basa su tre grandi linee direttrici e mira ad esercitare in futuro un’influenza sulle stesse. In sintesi:

Capitale e Basilea IIILiquidità e Basilea IIIRischio sistemico e Basilea III
Aumentare i fondi propri di base (Tier 1) e migliorarne la qualitàDefinire un nuovo coefficiente di liquidità a breve termine (LCR)Prevedere l’utilizzo di camere di compensazione (CCP) quando si effettuano transazioni associate a prodotti derivati
Essere meglio attrezzati contro il rischio globaleDefinire un nuovo coefficiente di liquidità a breve termine (LCR)Le transazioni e l’assunzione di rischi tra operatori finanziari dovranno essere accompagnate da un aumento dei fondi propri
Limitare l’effetto leva (la crescita del bilancio) Possibile aumento del livello di Capitale
Definizione di un buffer di sicurezza (protezione anticiclica)

QUI DI SEGUITO RIPORTO LE PRINCIPALI NOVITA’ INTRODOTTE DALL’ACCORDO DEFINITO “BASILEA III” – SONO DI CARATTERE TECNICO, MA HANNO UN NOTEVOLE IMPATTO SUI BILANCI MA SOPRATTUTTO SUL COEFFICIENTE DI SOLVIBILITA’ DELLA BANCHE. MOLTE BANCHE A SEGUITO DELL’INTRODUZIONE DI QUESTE REGOLE HANNO DOVUTO FARE AUMENTI DA CAPITALE!

Principali novità di Basilea III

1- Fondi propri di migliore qualità

Uno degli obiettivi di Basilea III è garantire una maggiore protezione delle banche in caso di perdita, aumentando la qualità dei fondi propri. Al riguardo, le banche dovranno:

  • Aumentare la quota di Common equity nel Tier 1, ossia le azioni ordinarie, le riserve (con conseguente aumento degli utili/perdite portati a nuovo).
  • Sottrarre al Tier 1 gli interessi di minoranza, le partecipazioni in altre banche e le attività fiscali differite.
  • Introdurre in bilancio il Tier 2.
  • Ridurre e, in seguito, escludere i prodotti finanziari ibridi coperti dal common equity.

Queste misure comporteranno per le banche un aumento del capitale ed una riduzione dei dividendi distribuiti, in particolare a causa dell’incremento degli utili/perdite portati a nuovo. Le banche sono indotte ad emettere prodotti convertibili in azioni per aumentare i fondi propri quando il livello di questi ultimi è troppo basso.

2- Livello di fondi propri più elevato

È stato osservato che, nel 2007, il livello di fondi propri a disposizione delle banche era troppo limitato. Basilea III propone di aumentare tale livello, oltre a migliorare la loro qualità, introducendo nuove regole:

  • Tier 1 (Common equity)
  • Coefficiente “Core Tier One” più elevato: dal 2% al 4,5%
  • Nuovo buffer di sicurezza al 2,5% (previsto per il 2019)
  • Livello del common equity pari ad almeno il 7% (obiettivo per il 2019)
  • Fondi propri totali:
  • Coefficiente di solvibilitàpiù elevato: dall’8% al 10,5% (buffer di sicurezza incluso)
  • Creazione di un ulteriore buffer di sicurezza anticiclico per il rischio di settore

Queste nuove misure dovrebbero indurre le banche a prendere le distanze dagli attivi ammissibili nei fondi propri e raggiungere livelli di solvibilità e coefficienti “Core Tier One” più elevati, per mantenere solide politiche di distribuzione.

3- Diminuire l’effetto leva ai sensi di Basilea III

Basilea III mira inoltre a porre un freno alla crescita del bilancio delle banche. Per effetto leva si intende il rapporto tra il capitale e le esposizioni totali. Le nuove misure che regolano questo punto sono:

  • Effetto leva limitato al 3% del Tier 1: le esposizioni potranno essere al massimo 33 volte superiori rispetto al Tier 1.
  • Inizio dello studio nel 2013
  • Coefficiente minimo previsto per il 2018

Questa misura rischia di causare una stretta creditizia e, pertanto, minori finanziamenti all’economia. Si rischia inoltre che le banche, nel tentativo di ottenere buone valutazioni da parte delle agenzie di rating e del mercato a livello globale, puntino a raggiungere dei livelli sempre più rigorosi relativamente all’effetto leva.

4- Una migliore gestione della liquidità

Liquidità a lungo termine

Basilea III intende definire un coefficiente di liquidità a lungo termine (NSFR) per indurre le banche a trovare risorse di finanziamento stabili. Questa misura implica l’introduzione di determinati criteri:

  • Rating dei vari profili di attivi ed, in seguito, associazione con i livelli di risorse stabili raccomandati (in base ai rispettivi rischi)
  • Nuova ponderazione degli attivi che necessitano di un determinato livello di finanziamento (in base ai rispettivi rischi):
  • Tra lo 0% e il 5% per i conti correnti e i titoli di Stato
  • Tra il 65% e l’85% per i prestiti ai privati e i prestiti ipotecari
  • 100% per tutti gli altri attivi

Questa ponderazione va intesa come il livello al quale è necessario finanziare un attivo attraverso risorse stabili:

  • Nuova ponderazione per quanto riguarda la qualità dei finanziamenti (in base alla loro stabilità):
  • 100%  per il Common Equity
  • Dall’80% al 90% per i depositi dei clienti
  • 50% per i prestiti non garantiti o con scarse garanzie

Questa ponderazione va intesa come i livelli massimi ai quali è possibile finanziare un attivo con le suddette risorse. In questo modo è possibile valutare la stabilità delle risorse.

Questa misura dovrebbe indurre le banche ad ottenere finanziamenti più diversificati per non essere dipendenti da una determinata tipologia di risorsa.

Le banche dovranno valutare, in percentuale, la stabilità delle proprie risorse in bilancio e la necessità di finanziamento di ogni attivo.

Liquidità a breve termine

Basilea III prevede la creazione di un coefficiente di liquidità a breve termine (LCR) per il quale la soglia minima ammissibile è il 100%. Obiettivo di questa misura è migliorare la solvibilità delle banche sul breve termine. Ai sensi di questa misura, le banche dovranno:

  • Proteggersi contro le situazioni di stress ricorrenti attraverso il possesso di attivi liquidi e di buona qualità, che consentano loro di resistere a esborsi di tesoreria per almeno 30 giorni.
  • Ponderare gli attivi in base alla loro qualità e liquidità.

Per soddisfare il requisito di solvibilità a 30 giorni, le banche saranno indotte ad investire in attivi di elevata qualità ma con una redditività inferiore.

5- Copertura contro il rischio sistemico di Basilea III

Basilea III prevede l’obbligo di procedere ad un aumento di capitale per mettere al riparo le banche dal portafoglio di negoziazione (con questo termine si intende l’insieme di strumenti e prodotti finanziari detenuti nell’ambito di una negoziazione o di una copertura di altri prodotti), in particolare durante una futura crisi.

Le misure previste sono le seguenti:

  • Ridefinizione dello stressed VaR (strumento volto a misurare il rischio di mercato di un portafoglio bancario) con l’introduzione di un onere di capitale.
  • Aggiunta di ulteriori oneri di capitale per far fronte alle esposizioni ai rischi di insolvenza o al deterioramento del rating di determinati attivi.
  • Indurre le banche a ricorrere alla camera di compensazione per le transazioni associate ai prodotti derivati.
  • L’aggiunta del rischio di correlazione tra le istituzioni finanziarie e pertanto del rischio di contagio tra queste ultime.

Le banche saranno indotte a limitare i volumi delle transazioni concluse con altre banche ed istituzioni finanziarie. Inoltre, è necessario controllare meglio il rischio di controparte associato ai prodotti derivati. Pertanto, queste misure intendono apportare una modifica globale al portafoglio di negoziazione delle banche.

CLASSIFICA IN TEMINI DI SOLVIBILITA’ DELLE BANCHE ITALIANE AL 17 FEBBRAIO 2020 – IN PIENO “SCOPPIO” DELLA PANDEMIA:

CLASSIFICA CET 1 BANCHE ITALIANE

Anche i migliori istituti di credito, dopo 1 anno di lacrime e sangue in cui hanno perso gran parte del proprio valore in borsa a causa della grande quantità di crediti inesigibili nei propri bilanci, stanno cercando di sistemare i propri conti e lentamente stanno tornando ad una situazione più solida dei propri patrimoni.

Grazie anche all’intervento della BCE e dei nuovi sistemi di controllo introdotti dall’Unione Europea (l’Unione Bancaria), le banche del continente ora devono rispettare dei parametri in modo da tutelare il risparmiatore.

Questo a tutto vantaggio anche di quei pochissimi cittadini che le banche non le usano: un sistema finanziario solido oggi come oggi è una delle condizioni per pensare di avere anche un sistema economico solido.

MPS che era il malato più grave del Nostro sistema creditizio, sembra si stia pian piano riprendendo anche se – ad oggi – è praticamente in mano per il 60% allo Stato italiano.

CET 1 ratio Banche italiane

                BANCACET 1 RATIO
Bper 13,80%
Credem  13,70%
Intesa San Paolo 12,70%
Banco Bpm 12,30%
Mediobanca 12,27%
Credito Valtellinese 11,78%
Unicredit 11,49%
Ubi Banca 11,48%
Cariparma 11,40%
Banca Carige 11,40%
Popolare di Sondrio 11,09%
Deutsche Bank 11,25%
Monte dei Paschi di Siena 8,17%

Classifica Banche operanti in Italia, per Total Capital Ratio (Rapporto tra il patrimonio totale e le attività ponderate per il rischio)

BANCA  TOTAL CAPITAL RATIO
Intesa San Paolo17%
Mediobanca15,74%
Bper15,21%
Credem15,20%
Unicredit15,08%
Deutsche Bank14,43%
Ubi Banca14,10%
Carige13,80%
Popolare di Sondrio13,68%
Cariparma13,30%
Credito Valtellinese13,02%
Monte dei Paschi di Siena 13,40%
Banco Bpm–

SULLA BASE DEGLI ULTIMI STRESS TEST FATTI A FINE 2018 DA EBA LE BANCHE PIU’ SOLIDE SONO RISULTATE LE SEGUENTI:

 

EBA â€“ stress test novembre 2018

Secondo lo stress test effettuato nel 1 novembre 2018 dalla European Banking Authority (EBA), sono 5 i migliori istituti di credito italiani che anche in un ipotetico critico scenario futuro hanno mostrato una solidità patrimoniale superiore al 5,5%, soglia del CET1 minima per essere considerate banche sicure:

BCE â€“ stress test novembre 2018

Contemporaneamente a quello dell’EBAil 1 novembre 2018 anche la BCE (Banca Centrale Europea) ha svolto uno stress test che, in un ipotetico futuro dalle criticità economiche, ha premiato 5 tra le più conosciute banche italiane:

  • BPER BancaCET1 14,47% e Total Capital Ratio 15,98%
  • CredemCET1 13,51% e Total Capital Ratio 14,69%
  • Intesa SanPaoloCET1 12,8% e Total Capital Ratio 17,2%
  • UBI BancaCET1 11,68% e Total Capital Ratio 14,55%
  • Unicredit: CET1 11% e Total Capital Ratio 14,5%

Altroconsumo â€“ analisi dicembre 2018

Secondo analisi dei dati del 31 dicembre 2018 dell’associazione per i consumatori Altroconsumo le banche italiane più affidabili sono 10, con un punteggio calcolato in base ai loro CET1 e Total Capital Ratio:

 

Università Bocconi â€“ analisi marzo 2018

Il team dell’Università Bocconi di Milano ha strutturato un metodo analitico esaminando bilanci e risultati di marzo 2018, nel quale emerge la solidità di 20 istituti italiani tra i più celebri degli ultimi anni, sia tradizionali che impegnati online, espressa nel parametro CET1:

Fitch â€“ rating gennaio 2019

L’indagine svolta dall’agenzia di rating americana Fitch del 1 gennaio 2019 ha dato parere positivo alla solidità di 6 istituti di credito tra i più rinomati in Italia, che secondo l’agenzia hanno la minore possibilità di insolvenza sui depositi dei clienti. Con un rating che va da AAA+ a D, i risultati sono:

Conclusioni

Dai risultati delle diverse analisi si evincono pareri discordanti, con classifiche che mostrano talvolta determinate banche identificate come le più affidabili e sicure, talaltra istituti completamente differenti non menzionati negli altri dati statistici.

Questo avviene a causa dell’elevato rischio di volatilità del mercato, che rende i dati analitici orientativi e non del tutto sicuri. I recenti sviluppi dell’economia italiana e internazionale hanno fatto pensare ad una crisi del settore bancario, con tanti istituti costretti a ricorrere a politiche di bail-in, attingendo ai fondi azionari e ai risparmi dei clienti per far fronte a crisi interne.

FATTE TUTTE QUESTE PREMESSE:

Dinnanzi ad un Prodotto Interno Lordo visto in calo Le previsioni del Fondo per il 2020: «Dati molto peggiori sono possibili e forse probabili». Incerta la ripresa (5,8%) nel 2021

Una contrazione del 9,1%: è questa la ferita che la pandemia di coronavirus lascerà sull’economia italiana nel 2020, secondo il Fondo monetario internazionale, che martedì 14 aprile ha diffuso le previsioni di primavera. Un rapporto quanto mai atteso: l’economia mondiale entra in recessione, con una contrazione del 3% per l’anno in corso, seguita da un incerto rimbalzo del 5,8% nel 2021. A gennaio, prima dello scoppio della pandemia, l’Fmi stimava per il 2020 una crescita del 3,3%.

«La perdita cumulata in termini di Pil tra il 2020 e il 2021 – scrive nel suo blog la capoeconomista dell’Fmi, Gita Gopinath – potrebbe essere di circa 9mila miliardi di dollari, più grande delle economie di Giappone e Germania insieme». Il Pil pro-capite scenderà quest’anno in 170 Paesi.

I dati
L’Italia è tra i Paesi più colpiti. Nel 2021 il rimbalzo previsto sarà del 4,8%, ma in Europa, solo la Grecia accuserà quest’anno una riduzione del Pil più acuta, con un calo del 10%. Oltre i confini europei, sono solo 3 i Paesi per i quali l’Fmi prevede uno shock peggiore: il Libano (-12%), il Venezuela (-15%, che però segue il -35% del 2019) e Macao (-29,6%). Per la Germania, la contrazione sarà del 7% quest’anno, seguita da un rimbalzo del 5,2% l’anno prossimo.

Nell’Eurozona, che nel complesso vedrà il Pil ridursi del 7,5% (con ripresa del 4,7% nel 2021), il Fondo raccomanda interventi mirati a sostegno dei Paesi più colpiti.

Per gli Stati Uniti, la contrazione sarà del 5,9%, alla quale seguirà una crescita del 4,7%. La Cina si salverà dal segno meno, ma la sua crescita si fermerà quest’anno all’1,2%, per poi accelerare oltre il 9%. Gli indicatori relativi a produzione industriale, vendite al dettaglio, investimenti fissi, «suggeriscono che la contrazione dell’economia cinese nel primo trimestre del 2020 potrebbe essere stata dell’8% su base annua», scrive il Fondo.

IL VIRUS NELL’ECONOMIA

Una recessione senza precedenti
Nella prefazione al rapporto, Gopinath ribadisce che la recessione generata dalla pandemia «non ha precedenti» e fa impallidire quella legata alla crisi finanziaria globale: nel 2009, la flessione fu dello 0,1%. Come ha già detto il direttore generale dell’Fmi, Kristalina Georgieva, quella in corso sarà la recessione più severa dalla Grande depressione del 1929.

Ripresa incerta
Non solo. «Come durante una guerra o una crisi politica, c’è una perdurante e grave incertezza sulla durata e l’intensità dello shock», scrive Gopinath. Le stesse previsioni del Fondo ne risentono, con un’ombra sul rimbalzo atteso per il 2021, che potrà avvenire solo se la pandemia scomparirà nella seconda parte del 2020. Tuttavia, dati «molto peggiori sono possibili e forse addirittura probabili», avvisa l’Fmi, se la pandemia e le misure di contenimento dovessero prolungarsi, se l’impatto sulle economie emergenti fosse più severo, se lo stress finanziario persistesse, se fallimenti d’impresa e disoccupazione innescassero un effetto panico.

Il Fondo offre tre diversi scenari «peggiori» di quello assunto come più probabile. Nel primo caso, l’Fmi ipotizza che ci voglia più tempo del previsto per fermare il contagio: la recessione sarebbe di tre punti più grave rispetto a quella stimata, seguita da un rimbalzo di un punto inferiore nel 2021. Il secondo caso ipotizza invece una seconda ondata nel 2021, che manderebbe in fumo la ripresa auspicata. Il terzo scenario prende in considerazione entrambe le ipotesi precedenti: il risultato sarebbe una grave recessione anche per il 2021, con un Pil di 8 punti più basso rispetto al 5,8% stimato.

LE PREMESSE E LE PREVISIONI SONO MOLTO PREUCCUPANTI

Una recessione senza precedenti
Nella prefazione al rapporto, Gopinath ribadisce che la recessione generata dalla pandemia «non ha precedenti» e fa impallidire quella legata alla crisi finanziaria globale: nel 2009, la flessione fu dello 0,1%. Come ha già detto il direttore generale dell’Fmi, Kristalina Georgieva, quella in corso sarà la recessione più severa dalla Grande depressione del 1929.

Ripresa incerta
Non solo. «Come durante una guerra o una crisi politica, c’è una perdurante e grave incertezza sulla durata e l’intensità dello shock», scrive Gopinath. Le stesse previsioni del Fondo ne risentono, con un’ombra sul rimbalzo atteso per il 2021, che potrà avvenire solo se la pandemia scomparirà nella seconda parte del 2020. Tuttavia, dati «molto peggiori sono possibili e forse addirittura probabili», avvisa l’Fmi, se la pandemia e le misure di contenimento dovessero prolungarsi, se l’impatto sulle economie emergenti fosse più severo, se lo stress finanziario persistesse, se fallimenti d’impresa e disoccupazione innescassero un effetto panico.

Il Fondo offre tre diversi scenari «peggiori» di quello assunto come più probabile. Nel primo caso, l’Fmi ipotizza che ci voglia più tempo del previsto per fermare il contagio: la recessione sarebbe di tre punti più grave rispetto a quella stimata, seguita da un rimbalzo di un punto inferiore nel 2021. Il secondo caso ipotizza invece una seconda ondata nel 2021, che manderebbe in fumo la ripresa auspicata. Il terzo scenario prende in considerazione entrambe le ipotesi precedenti: il risultato sarebbe una grave recessione anche per il 2021, con un Pil di 8 punti più basso rispetto al 5,8% stimato.

La risposta alla crisi
«La priorità immediata è contenere» la pandemia, soprattutto aumentando la spesa a sostegno dei sistemi sanitari. Durante il periodo di clausura (lockdown), raccomanda il Fondo, i Governi devono mettere le persone nelle condizioni di provvedere ai loro bisogni e garantire che le imprese possano ripartire rapidamente appena sarà terminata la fase acuta della crisi. Per questo servono politiche di bilancio, monetarie e finanziarie consistenti e mirate. La scorsa settimana, il numero uno del Fondo aveva ricordato che le misure di sostegno messe in atto dai Governi alle prese con la pandemia ammontano nel complesso a circa 8mila miliardi di dollari.

A questi interventi vanno poi sommati quelli altrettanto senza precedenti delle Banche centrali, che, raccomanda il Fondo, devono incoraggiare gli istituti di credito a rinegoziare i prestiti concessi a imprese e famiglie in difficoltà.

In molti Paesi (tra cui l’Italia), la risposta è stata «rapida e significativa», riconosce il Fondo. Tuttavia, gli interventi di sostegno dovranno essere rafforzati se il blocco dell’attività economica sarà prolungato o se la ripresa sarà lenta, tenendo sempre in considerazione che gli incentivi pubblici avranno maggior efficacia quando le restrizioni alle attività sociali ed economiche saranno revocate.

La disoccupazione
Lo shock avrà un impatto pesante sul mercato del lavoro. Per l’Italia, il Fondo prevede una disoccupazione in aumento dal 10 al 12,7%. In Portogallo, il tasso raddoppierà a quasi il 14%. In Spagna salirà al 20,8%, in Grecia al 22,3%. L’Eurozona nel suo complesso vedrà i senza lavoro salire al 10,4%, con la Germania virtuosa che resta sotto il 4%.

Drammatico il balzo negli Stati Uniti: dal 3,7% del 2019 al 10,4% del 2020. Al rallentamento dell’attività economica si accompagnerà una generalizzata gelata sull’inflazione, con indici dei prezzi allo 0,2% nell’Eurozona e allo 0,6% negli Usa.

LA DISOCCUPAZIONE

Cooperazione internazionale
Il Fondo ribadisce l’appello alla cooperazione tra Stati per rallentare il contagio e sviluppare un vaccino: «Nessun Paese sarà al sicuro dalla pandemia e da una eventuale seconda ondata finché la trasmissione del virus continuerà da qualche parte».

Stress finanziario
In un altro rapporto (il Global financial stability report) diffuso martedì 14 aprile, il Fondo sottolinea che la crisi minaccia «la stabilità del sistema finanziario globale», con una stretta delle condizioni di credito a una «velocità senza precedenti». I mercati emergenti attraversano una «tempesta perfetta», con disinvestimenti per 100 miliardi di dollari.

In generale, aumenta «il rischio che chi ha debiti non sia in grado di far fronte ai suoi impegni, mettendo sotto pressione le banche», la cui solidità, pur rafforzata dopo la crisi del 2007-09, potrebbe essere messa alla prova.

  • TUTTI QUESTI DATI SONO IN POSSESSO DELLA BANCHE ITALIANE
  • LA B.C.E. E LA BANCA D’TALIA – AVENDO UN RUOLO DI CONTROLLO SULLE BANCHE, CHIEDONO REPORT SU REPORT OGNI MESE E VOGLIO ESSERE AGGIORNATI SULLA COMPOSIZIONE DEI PORTAFOGLI DI PRORIETA’ (dove le banche hanno investito eventuale liquidità in eccesso non prestata alla clientela) E QUAL’E’ L’ANDAMENTO DELLA QUALITA’ DEL CREDITO

Dinnanzi ad uno scenario di previsione così FUNESTO com’è possibile pensare che le banche MODIFICHINO LE LORO REGOLE D’INGAGGIO?

E’ VERO CHE LA GARANZIA STATALE E’ DI ASSOLUTA “TENUTA” E CHE I PRESTITI GARANTITI DALLO STATO NON ASSORBIRANNO CAPITALE ALLE BANCHE.

E’ però altresì vero che:

  1. Se un cliente ergo un’azienda aveva problemi e difficoltà prima del COVID-19 chissà come potrà affrontare il mercato POST-COVID
  2. Spesso un finanziamento concesso solo per la GARANZIA, le banche sanno benissimo che potrebbe non andare a buon fine perché la LOGICA di valutare il GARANTE e non chi CONTRAE in prestito NON E’ GRADITA ALLE BANCHE
  • Le regole di BASILEA 3 sono – anche se con applicazioni distinte, valide sia per le Grandi che per le Piccole e Medie Imprese

UN PARTITO DEVE PROPORRE AL PARLAMENTO UNA SORTA DI MORATORIA DELLE REGOLE DI BASILE 3 PER ALMENO 3 ANNI.

LE BANCHE DEVONO POTER EROGARE CREDITO, SEMPRE NELLO DISCREZIONALITA’ DEL “MERITO CREDITIZIO”, MA L’ASSORBIMENTO DEL CAPITALE, PER LE FORME TECNICHE MENO GARANTITE O NEL CASO DI SITUAZIONI MOMENTANEE DI DIFFICOLTA’ DELLE AZIENDALI DEVE ESSERE DIMINUITO.

MI SPIEGO:

  • QUALORA UN IMPRENDITORE DOVESSE TROVARSI IN CONDIZIONI DI NECESSITA’ PER RI-PARTIRE, E QUINDI L’ESPOSIZIONE DELLO STESSO DOVESSE AVERE UN INCREMENTO “PER CASSA” MOMENTANEO (AMCHE DI UN ANNO), LA BANCA DOVREBBE, PER MOTIVI DISCREZIONALEMENTE DECISI, ACCANTONARE UNA “QUOTA” DEL PATRIMONIO MINORE RISPETTO A QUANTO PREVISTO DALLE REGOLE DI BASILEA 3.
  • LA MORATORIA E QUINDI LA REVISIONE DELLE REGOLE DOVREBBE IN PARTICOLARE INTERESSARE LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE CHE HANNO MAGGIORE DIFFICOLTA’ A REPERIRE CAPITALE DI RISCHIO O INVESTITORI

30 APRILE 2020