ATTENZIONE AL “DECLASSAMENTO” DELL’ITALIA…..

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Moody’s avverte l’Italia sul rating, spread a quota 160

«In Italia l’avanzata dei partiti populisti su entrambi i fronti del ventaglio politico ha distolto i politici dall’attuare le riforme necessarie a risolvere i ben sedimentati ostacoli di lungo periodo alla crescita». Nella settimana in cui sarà Dbrs, l’agenzia canadese più benevola nei confronti del nostro Paese, a pronunciarsi sul rating tocca invece a Moody’s ricordare le insidie che attendono il debito pubblico italiano e i BTp nei prossimi mesi e soprattutto nel corso del 2020.

L’agenzia ha «declassato» il debito sovrano a livello globale (un mercato da 63.200 miliardi di dollari) citando proprio i distrurbi del «contesto politico» come principali cause per le conseguenze negative che possono condizionare la sua sostenibilità. Ma soprattutto ha incluso l’Italia – insieme ad Argentina, Turchia e Gran Bretagna – fra i Paesi più vulnerabili all’imprevedibilità legata a temi del genere. Logico, quindi, che in un contesto simile i BTp non abbiano certo brillato ieri, rinnovando con la Grecia il duello per la poco ambita poltrona di titolo più rischioso dell’Eurozona. Il tutto mentre la Spagna, per fare un altro esempio di collegamento con vicende politiche, ha di fatto ignorato le elezioni del giorno precedente nonostante il loro esito incerto.

Ieri il rendimento del BTp decennale ha infatti chiuso a quota 1,356%, appena qualche frazione di centesimo al di sotto del titolo con il pari scadenza di Atene, pur in una giornata relativamente tranquilla per la concomitante chiusura dei mercati obbligazionari Usa nel Veteran Day. Lo spread sul Bund tedesco ha raggiunto i 160 punti base, cioè i livelli massimi da inizio settembre, i giorni in cui si è insediato il secondo governo Conte. «Pensiamo che il differenziale di rendimento fra Grecia e Italia possa a breve tornare negativo e rimanervi per un po’ di tempo», avverte Hubert de Barochez, economista di Capital Economics, marcando proprio la differenza fra la fiducia che si è creata nei confronti del paese ellenico dopo la nomina a Primo ministro di Kyriákos Mitsotákis e la situazione in Italia perennemente in bilico verso future elezioni e un ipotetico Governo guidato Matteo Salvini, poco gradito all’Europa e agli investitori. Non è certo un caso se il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato italiani (e dello spread sul Bund) si è accentuato nelle ultime settimane, prima con l’esito del voto regionale in Umbria a favore della compagine di centro-destra guidata dalla Lega e successivamente con lo scoppio della vicenda ex-Ilva, che rende la tenuta dell’attuale governo ancora più a rischio. A tutto questo, aggiungono gli analisti del settore obbligazionario, si aggiunge anche la concomitanza di una settimana fitta di impegni per il Tesoro. Se oggi è infatti prevista l’emissione di BoT a 12 mesi per 5,5 miliardi di euro (in linea con i rimborsi in corso), domani sono in programma le aste BTp con titoli a 3 e 30 anni (per un ammontare compreso rispettivamente fra 2-2,5 miliardi e 1-1,5 miliardi) ai quali si aggiunge il nuovo benchmark a 7 anni (3-3,25 miliardi): sarà un vero e proprio test per sondare ancora una volta l’interesse degli investitori per la carta italiana.