A 24 GIORNI DALL’ADDIO DI MARIO DRAGHI…… PARE STIA SCOPPIANDO UNA MEZZA GUERRA!

A 24 giorni dall’uscita da Eurotower Draghi si trova a dover affrontare una vera e propria ribellione – interna ed esterna – contro le sue decisioni. Ma ancor peggio sarà per Christine Lagarde, che perde pressoché tutti gli uomini sostenitori del predecessore, in quanto l’attuale consiglio direttivo della Bce verrà quasi totalmente rinnovato, a eccezione dell’irlandese Philip Lane, un monetarista molto pragmatico. I media europei e italiani hanno ampiamente riferito negli ultimi giorni delle critiche di sei ex banchieri centrali contro le scelte di politica ultra espansiva voluta da Draghi dopo l’annuncio di un nuovo Quantitative Easing. Nessuno ha però riportato le indiscrezioni secondo cui la vera guerra d’opposizione avrebbe origini interne a Eurotower, al punto tale che la maggioranza dei due terzi favorevole alle ultime decisioni si sarebbe già sfaldata rischiando di diventare minoranza. Le componenti vicine al nucleo storico anti Qe, identificabili in tedeschi e olandesi, si starebbero allargando, con l’aggiunta dei francesi e soprattutto di alcuni esponenti di Paesi dell’est. 

Pesanti attacchi

Il conflitto non è politico ma diventa personale, con dure polemiche nei confronti della “vecchia” guardia, considerata troppo conservatrice e condizionata dagli interessi dei Paesi mediterranei. Volano i coltelli e li voleranno ancor più nei confronti della Lagarde, considerata espressione di poteri partitici e giudicata non sufficientemente tecnica. In un dispaccio dell’agenzia giornalistica Reuters un analista ha sostenuto che “con lei la dinamica sarà molto diversa e che la Bce diventerà un’istituzione meno prevedibile e comprensibile”. Il che per gli investitori significa alta volatilità in arrivo, come già si è visto nelle ultime settimane. Settembre ha evidenziato per la prima volta da un anno una fase di debolezza del Bund, giudicata correzione tecnica ma che in realtà ha ravvisato fra i maggiori venditori importanti leader bancari di mezza Europa, operazione congiunta interpretata come un segnale a Draghi e compagni. La variazione dello yield in dodici mesi del -201%, con un range esteso dal positivo 0,58% al negativo 0,74%, viene infatti ravvisata come una forzatura priva di senso.

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