Cos’è la procedura d’infrazione e cosa rischia l’Italia

La Commissione Europea ha ufficialmente dato il via alla procedura d’infrazione contro l’Italia per debito eccessivo. Le sanzioni dovrebbero diventare effettive a partire da gennaio 2020.

Secondo i tecnici della Commissione europea, la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia è giustificata, in quanto l’Italia ha reiteratamente violato le regole sul debito pubblico, rifiutando di rispettare gli ammonimenti dell’Ue. Dall’altro lato, Francia e Spagna sembrano avere una posizione conciliativa nei confronti del Nostro Paese, tuttavia ciò non basta a respingere le forze che, invece, spingono per avviare la procedura.

Il 29 maggio 2019, la Commissione Ue ha inviato all’Italia una lettera di spiegazioni sul debito pubblico, ritenuto ancora una volta eccessivo. Infatti, nonostante gli ammonimenti da Bruxelles, l’Italia non ha fatto i progressi sufficienti per rispettare le regole sul debito nel 2018.

Lo scorso 21 novembre, la Commissione aveva bocciato la Legge di Bilancioitaliana, la quale, nonostante la bocciatura dell’Ue, era stata presentata senza le opportune modifiche. Già in quell’occasione, l’Ue aveva annunciato l’apertura di una procedura d’infrazione per deficit eccessivo, sanzione che è stata confermata.

La procedura d’infrazione per la violazione della regola sul debito è severissima: si rischiano una multa fino a 9 miliardi di euro, il congelamento dei fondi strutturali necessari a favorire la crescita economica e occupazionale e lo stop dei prestiti concessi dalla Banca europea degli investimenti.

Intanto Juncker ha dichiarato “L’Italia corre il rischio di rimanere intrappolata in una procedura per deficit eccessivo per molti anni”. Le scelte dell’Ue dipenderanno dal comportamento che assumerà il Governo dei prossimi mesi.

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è dichiarato pronto a collaborare con l’Ue nell’intento di scongiurare la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

Qui l’approfondimento sul parere dei tecnici e la posizione di Juncker

Procedura d’infrazione per debito eccessivo: quali sanzioni?

Dopo la prima bocciatura da parte dell’Ue, l’Italia ha avuto 3 settimane di tempo per adeguarsi alle regole sul debito pubblico, ma, nonostante gli ammonimenti, il Governo ha deciso di non apportare le correzioni necessarie.

Adesso, con la lettera del 29 maggio 2019, la Commissione Ue ha ammonito nuovamente l’Italia, poiché il debito pubblico risulta non essere conforme ai criteri stabiliti dall’Ue.

La procedura d’infrazione è regolata dall’articolo 126 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea secondo cui tutti i Paesi dell’Unione europea devono soddisfare due requisiti:

  • il disavanzo di bilancio non deve superare il 3% del prodotto interno lordo (PIL);
  • il debito pubblico non deve superare il 60% del PIL.

Le sanzioni

Le sanzioni previste dalla procedura di infrazione sono:

  • la multa (fino ad un importo massimo pari allo 0,5% del PIL), calcolata in base all’importanza delle norme violate e agli effetti della violazione sugli interessi generali dell’Unione europea;
  • il congelamento dei fondi strutturali, ovvero dei finanziamenti che l’Unione Europea dà agli Stati membri per effettuare investimenti mirati alla crescita economica e occupazionale del Paese;
  • la fine dei prestiti della Banca europea, quindi l’interruzione dei prestiti concessi dalla Banca europea degli investimenti e anche l’uscita dal programma di acquisto di titoli di Stato della BCE (la Banca Centrale Europea).

I rischi per l’Italia

La scelta del governo italiano di non adeguarsi alle indicazione della Commissione europea ha aperto la strada alla procedura d’infrazione per deficit eccessivo che potrebbe avere degli effetti devastanti per la nostra economia.

Basti pensare che l’Italia è il Paese che più di tutti beneficia dei fondi strutturali, necessari per lo sviluppo economico e la crescita occupazionale del Paese.

Fino al 2020 l’Italia dovrebbe ricevere ben 73 miliardi di euro da 5 fondi strutturali: il Fondo agricolo per lo sviluppo rurale, per la coesione, per lo sviluppo regionale, per la pesca e il Fondo sociale. Perdere tali fondi sarebbe una grave perdita che andrebbe a ledere soprattutto le regioni del sud del Paese.

A questa misura va aggiunta anche una multa che può arrivare fino a 9 miliardi di euro: infatti la multa massima con cui l’Unione europea può colpire uno Stato membro è pari allo 0,5% del PIL, quindi nel nostro caso 9 miliardi di euro.

Debito pubblico e rapporto deficit/PIL

L’Italia, e tutti i Paesi facenti parte dell’Unione europea, è tenuta a rispettare le regole stabilite dal Trattato di Maastricht sul rapporto deficit/PIL: cioè mantenere una soglia inferiore al 3%.

In altre parole, ogni Stato può spendere più di quanto incassa, ma solo se mantiene il rapporto del 3% tra il deficit e il PIL del Paese.

Attualmente il debito pubblico italiano è di circa 2.300 miliardi di euro, ovvero il 132% del nostro prodotto interno lordo.