Accogliere e saper gestire la migrazione

Essere cristiani significa riconoscere nell’altro, soprattutto in chi è povero, straniero o in difficoltà, una persona da accogliere e rispettare. Ma accogliere non significa rinunciare alle regole: significa costruire un’accoglienza intelligente, responsabile e capace di integrare.
Chi arriva nel nostro Paese deve avere la possibilità di imparare la lingua italiana, conoscere la nostra Costituzione, rispettare le nostre leggi e condividere quei principi fondamentali che tutelano la dignità della persona, la libertà religiosa, la parità tra uomo e donna e il rispetto di ogni individuo.
Nello stesso tempo dobbiamo evitare una guerra tra poveri. I diritti degli italiani e di chi vive e lavora regolarmente nel nostro Paese non devono essere messi in contrapposizione con quelli di chi arriva in cerca di una vita migliore. Se mancano case popolari, servizi sanitari o assistenza, il problema non si risolve togliendo dignità agli ultimi, ma costruendo politiche più giuste, efficienti e sostenibili per tutti, con criteri trasparenti e rispettosi delle diverse condizioni di bisogno.
C’è poi una realtà che troppo spesso viene dimenticata: molti dei cosiddetti “immigrati economici” lavorano ogni giorno nei nostri campi, nei cantieri, nell’assistenza agli anziani, nella logistica, nella ristorazione, nelle pulizie e in tanti altri settori nei quali è sempre più difficile trovare lavoratori italiani disponibili. Sono persone che contribuiscono con il proprio lavoro alla nostra economia e alla vita delle nostre comunità.
Per questo occorre governare l’immigrazione, contrastare quella clandestina e soprattutto combattere trafficanti, sfruttamento e lavoro nero, ma contemporaneamente creare percorsi seri di immigrazione regolare e di integrazione per chi viene in Italia per lavorare onestamente e rispettare le nostre leggi.
L’accoglienza non può dipendere dal colore della pelle, dal Paese di provenienza o dalla religione professata. La dignità della persona viene prima di ogni appartenenza. A tutti chiediamo il rispetto delle nostre leggi e dei valori fondamentali della convivenza civile; a tutti dobbiamo garantire rispetto e dignità.
La risposta non può essere né “porte aperte senza regole”, né “porte chiuse a chiunque abbia bisogno”.
La strada del buon senso è un’altra: accogliere chi è in difficoltà, integrare chi vuole costruire con noi il proprio futuro, tutelare chi già vive nel nostro Paese e pretendere da tutti rispetto delle regole, doveri e responsabilità.
Perché dietro la parola migrante c’è sempre, prima di tutto, una persona.

Penna Bianca (Giorgio)

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