
Legge elettorale: senza preferenze sarebbe uno scandalo democratico
La discussione sulla riforma della legge elettorale rappresenta uno dei passaggi più delicati della vita democratica del nostro Paese. Per questo motivo guardo con forte preoccupazione alle ipotesi che stanno emergendo nel dibattito parlamentare e che, ancora una volta, sembrano voler rinviare o addirittura escludere il pieno ritorno delle preferenze nella scelta dei parlamentari.
Una nuova legge elettorale senza preferenze sarebbe quantomeno scandalosa.
Dopo anni di liste bloccate e parlamentari di fatto nominati dalle segreterie dei partiti, continuare a negare ai cittadini il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti significherebbe allontanare ulteriormente il popolo dalle istituzioni e aggravare la già evidente crisi di partecipazione democratica.
Ritengo condivisibile la posizione espressa da diverse forze centriste, tra cui Noi Moderati, Azione e il Partito Liberaldemocratico, che pongono al centro della riforma il principio della rappresentanza e il recupero del rapporto diretto tra eletto ed elettore.
La governabilità è certamente un valore importante. Nessuno vuole tornare all’instabilità del passato. Tuttavia la governabilità non può essere costruita sacrificando la rappresentanza democratica. Un Parlamento composto da persone scelte dai cittadini è sempre preferibile a un Parlamento formato da candidati selezionati esclusivamente dalle segreterie politiche.
L’introduzione delle preferenze non è una concessione, ma un principio di democrazia sostanziale. I cittadini devono poter premiare il merito, l’impegno sul territorio, la competenza e la credibilità personale dei candidati. Devono poter scegliere chi li rappresenterà a Roma e non limitarsi a ratificare decisioni prese altrove.
La Costituzione pone la sovranità nelle mani del popolo. Una legge elettorale moderna deve quindi garantire non soltanto stabilità e governabilità, ma anche partecipazione, libertà di scelta e responsabilità degli eletti verso i propri elettori.
Per questa ragione auspico che il Parlamento approvi una riforma ispirata al modello delle elezioni regionali, capace di assicurare maggioranze stabili e governi efficaci, ma che allo stesso tempo restituisca agli italiani il diritto di esprimere le proprie preferenze.
Ogni proposta che continui a prevedere parlamentari nominati dall’alto rappresenterebbe un passo indietro per la democrazia italiana e un tradimento delle aspettative di milioni di cittadini che chiedono maggiore partecipazione, maggiore trasparenza e una politica più vicina alle persone.
Continuerò a battermi affinché il principio della scelta popolare torni al centro della vita istituzionale del Paese. Perché una democrazia autentica non teme il giudizio degli elettori: lo valorizza e lo rispetta.
Giorgio Cavazzoli
Detto PENNA BIANCA