La Fed lascia invariati i tassi al 5,25-5,50%. Possibile un altro rialzo

La Fed ha lasciato invariati i tassi nella forchetta 5,25-5,5%, il livello più alto da 22 anni. È la seconda pausa consecutiva decisa dalla banca centrale americana, dopo il rialzo di luglio e lo stop di giugno. Nel complesso la Fed ha alzato i tassi di 525 punti base a partire da marzo 2022.

Per la banca centrale resta comunque possibile un nuovo rialzo. Il presidente della Fed Jerome Powell ha osservato che un’altra stretta potrebbe essere decisa nei prossimi mesi se l’economia crescerà oltre il livello potenziale o il mercato del lavoro non frenerà in modo sufficiente. A settembre i membri della Fed avevano previsto un ulteriore rialzo nel 2023 ma la maggior parte degli analisti ritiene che la banca centrale abbia raggiunto il picco sui tassi e possa tagliarli dalla metà del 2024.

La Fed non pensa ora a tagli dei tassi

Powell ha sottolineato che ora la banca centrale è concentrata su un eventuale aumento dei tassi, non su una riduzione. «Non stiamo pensando a tagli», ha detto. «Manterremo una politica monetaria restrittiva fino a quando saremo sicuri che l’inflazione sia su un percorso sostenibile verso il 2%». In tal senso, ha aggiunto, «non siamo ancora sicuri di aver raggiunto una posizione sufficientemente restrittiva».

In ogni caso ogni opzione resta valida per dicembre e per i mesi successivi: «Non abbiamo preso alcuna decisione per le prossime riunioni», ha rilevato Powell che ha rinnovato l’impegno a causare il «minor danno possibile per l’economia». Perciò la Fed sta procedendo «in modo cauto» sui tassi, così da poter valutare l’impatto della restrizione varata finora. Lo staff della banca centrale non prevede una recessione negli Usa.

L’impatto dei tassi di mercato

Powell ha aggiunto che «può avere implicazioni» il recente rialzo dei tassi di mercato che sta aiutando la Fed nel contrastare l’inflazione. Quanto più i rendimenti salgono, tanto meno è necessaria una stretta, a patto che l’aumento sia persistente e non legato alle attese sulle mosse della banca centrale, ha osservato Powell. Il rendimento dei Treasury a dieci anni nei giorni scorsi ha superato il 5%, mentre è sceso al 4,76% (-17 punti base). Gli indici di Wall Street hanno chiuso in rialzo (Dow Jones +0,7%, S&P 500 +1%, Nasdaq +1,6%)..

Nel comunicato la Fed ha sottolineato che l’attività economica si sta espandendo a ritmo «forte» (era «solido» a settembre) e che l’aumento dei posti di lavoro «si è attenuato» rispetto all’inizio dell’anno, ma rimane «forte». Inoltre l’istituto centrale ha riconosciuto l’impatto sull’economia legato alla restrizione delle condizioni finanziarie, oltre a quelle creditizie. La Fed ha ribadito che considererà la stretta cumulata della politica monetaria, assieme agli sviluppi economici e finanziari, per decidere se sia necessario un ulteriore inasprimento monetario.

La crescita Usa resta solida, con un tasso annualizzato del 4,9% nel terzo trimestre. L’Eurozona invece ha chiuso i tre mesi con una contrazione dello 0,1% rispetto al secondo trimestre. L’inflazione Usa, secondo l’indice Cpi (Consumer Price Index) è arrivata al 3,7% a settembre, in aumento rispetto al 3% di giugno, ma in netto calo rispetto al picco del 9,1% raggiunto a giugno 2022.

Nei giorni scorsi il rialzo dei tassi Usa ha riflesso anche l’aumento di titoli americani sul mercato annunciato ad agosto per far fronte al deficit. Ieri il Tesoro Usa ha comunicato che continueranno a salire le emissioni di bond a breve termine in base alle linee guida di tre mesi fa, mentre sarà ridotto il ritmo di quelle a lungo termine. Nel rifinanziamento trimestrale che si terrà la prossima settimana saranno collocati 112 miliardi di titoli, rispetto ai 114 dello scorso trimestre. (riproduzione riservata).

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JG