Stati generali sì, ma blindati. Il Colle non gradisce e il centrodestra si sfila: cosa succederà a Villa Pamphilj

Posti in sala contingentati, collegamenti in videoconferenza, misurazione della febbre all’ingresso. Saranno a norma di Coronavirus, gli Stati generali dell’Economia. Nella cornice verde – e sontuosa – di Villa Pamphilj (si chiama villa Doria-Pamphilj, ma tutti dimenticano sempre i poveri ‘Doria’…), il premier Giuseppe Conte accoglierà i suoi tanti ospiti in un’atmosfera da “seminario di studi” tra il pretenzioso e il noioso. Fuori giornalisti e telecamere, con l’eccezione dei ‘punti stampa’ del premier che saranno pochi e con la stampa (tv in testa) che già protestano. Non sono previsti cene o banchetti: agli ospiti verrà offerta acqua e caffè, forse biscotti, ma niente tartine, champagne o finger food che fanno molto, troppo, Casta, e proprio non è il caso.

Si parte sabato mattina, con un parterre internazionale (tutto e tutti gli ospiti video-collegati, nessuno in presenza) e si chiude dopo una settimana esatta, insomma 7 giorni, domenica 21, o forse lunedì 22 giugno, con una conferenza stampa – finalmente, ma dopo una settimana – del premier che avrà così, dunque, la sua apoteosi.

Conte ha deciso su tutto

“L’evento” che Conte ha immaginato per ‘auto-lanciarsi’ lui (si parla di un ‘partito’ o di una ‘lista’ a suo nome, già testata nei sondaggi al 14% che potrebbe essere tanto e potrebbe essere poco, dipende, certo Conte l’Opa sul M5s l’ha lanciata), ha avuto una gestazione faticosa, complicata, attorcigliata. Annunciato la scorsa settimana, cioè fatto uscire sui giornali senza che né Zingaretti né Di Maio (il ‘vero’ capo politico dei 5Stelle, Crimi sta lì a fare la bella statuina e punto) ne sapessero nulla e senza che neppure i ministri fossero informati (Franceschini, irato, tace da giorni) – gli Stati generali hanno subito visto e subito l’ostilità concentrica – e, in parte, preconcetta – degli stati maggiori di Pd e M5s. I quali – a livello di gruppi parlamentari, segreterie di partito e colonnelli variamente assortiti di entrambi i partiti – proprio non ne volevano sapere di dargli il ‘via libera’, non foss’altro perché non erano stati per nulla consultati: hanno cercato in tutti i modi di ridurlo, sminuirlo, smorzarlo, “l’Evento”. Certo, a poche ore dall’inizio, molti inviti non sarebbero ancora neppure partiti né c’è ancora, a giovedì sera, un programma definitivo. Il che, anche per chi vi deve partecipare, sconvocando impegni, direttivi, assemblee, weekend coi figli, non è bello.

Tanti gli invitati di prestigio, ma niente Draghi

Nella giornata di sabato 13, forse dopo una dichiarazione di ‘apertura’ di Conte, sono in programma gli incontri – alcuni in presenza, altri in videoconferenza (Zoom? Non si sa) – con i vertici delle istituzioni internazionali. Ci saranno, tra gli altri, la presidente della commissione Ue Ursula Von der Leyen, la direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Gheorghieva, la numero uno della Bce Christine Lagarde, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, il commissario europeo Paolo Gentiloni. E, probabilmente, anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Ma non, per capirci, Mario Draghi – cioè l’uomo che rende nero l’umore di Conte come quello di Otello se Desdemona gli nominava ‘l’amico’ Jago… Inoltre, nessuno del cerimoniale di palazzo Chigi ha usato la cortesia di invitare i molti ex premier ‘viventi’ (Dini come Monti, Prodi come Berlusconi, Letta e Renzi). Di Capi di Stato (Mattarella e Napolitano) non si parla, ovviamente, anche se, dal Colle, trapela una certa irritazione per un ‘evento’ così irrituale.

Stati generali “lunghi come una Quaresima”

Certo, gli invitati importanti, i nomi di grido, ci saranno eccome, ma spalmati in più giorni. Troppi. Infatti, gli Stati Generali ‘all’italiana’ dureranno da sabato 13 giugno a domenica 21, cioè saranno “lunghi come una Quaresima” sfotticchia un big del Pd di matrice cattolica. Un record negativo che ricorda proprio i veri Stati generali, quelli della Francia pre-rivoluzionaria: iniziati il 5 maggio 1789, si risolsero in un bisticcio continuo e petulante tra il Clero e l’Aristocrazia (Primo e Secondo Stato) contro la Borghesia (Terzo Stato), fino al 20 giugno, data del giuramento della Pallacorda e inizio della Rivoluzione francese che Luigi XVI poi decapitò.

L’opposizione diserta l’incontro

Venerdì 12, quando – nei desiderata di Conte – gli Stati Generali dovevano essere già aperti, tutto fermo, il governo ha bel altri guai.

Le opposizioni – l’incontro con le quali era previsto proprio per oggi – hanno deciso di disertare l’appuntamento in massa: Berlusconi voleva mandare Tajani, ma poi ha rinunciato, persino Salvini, sulle prime, sembrava disponibile, ma alla fine si è imposta la Meloni (il che, nel centrodestra, succede sempre più di frequente…) perché “non è una sede istituzionale, ci chiamassero a palazzo Chigi, se vogliono, oppure vengano in Parlamento, luogo deputato a ogni genere di dialogo istituzionale”, la risposta.

In realtà, la notizia della ‘diserzione di massa’ da parte delle opposizioni è stata appresa da Conte con malcelato sollievo. Lui – come pure molti dei ministri del governo (Boccia e Speranza su tutti) devono rispondere all’inchiesta dei pm lombardi sulle ‘zone rosse’ malchiuse e ‘sgarbugliare’ la grana scoppiata sul caso Regeni-Egitto. Insomma, oggi il governo avrà ben altre gatte da pelare.

Pure la pioggia, a Roma, gioca contro Conte

Certo è che gli Stati generali non nascono sotto una buona stella. Gli invitati glamour danno buca. L’opposizione li boicotta. I due principali partiti della maggioranza (Pd e M5s), piuttosto che andarci, si daranno ‘malati’. Le associazioni datoriali, imprenditoriali e sindacali considerano l’idea “una inutile, ridicola, perdita di tempo”.

Il Capo dello Stato vigila, dal Colle, corrucciato, per un’iniziativa fatta nelle sedi ‘improprie’ (quella ‘propria’, per Mattarella, è una sola, il Parlamento). Senza dire che Mattarella è perplesso per come è stato accolto (male, malissimo) quello che era un suo pupillo, il manager ex ad di Vodafone Vittorio Colao, il cui ‘piano’, da giorni, viene sbertucciato in lungo e largo, Conte in testa.

E, infine, ci si è messa pure la pioggia battente, incessante, che sta creando un clima plumbeo, pesantissimo, atmosferico e politico, che aleggia su Roma e che non fa vedere a un palmo dal naso.

Villa Doria-Pamphilj, una cornice mozzafiato

Le danze, dunque, si aprono solo sabato 13 in quel posto da ‘Mille e una Notte’ che corrisponde al nome di Villa Doria-Pamphilj: voluta da papa Innocenzo X (famglia Pamphilj) come residenza di campagna per la sua famiglia, realizzata a metà Seicento e poi passata di mano alla famiglia Doria, oggi è di proprietà del comune e i suoi giardini sono uno dei posti più belli di Roma.

Nella splendida residenza romana, che è tra i palazzi della presidenza del Consiglio e che Conte vanta come “sede di incontri istituzionali” (in realtà la si usa solo per ‘far scena’ con ospiti stranieri importanti) è in via di allestimento la Sala degli stucchi, con un tavolo rettangolare in grado di ospitare, con il dovuto distanziamento, fino a trenta persone, e maxischermi per gli ospiti (i più) che interverranno in videoconferenza.

Il documento Conte e ‘quel che resta di Colao’

Il premier arriverà con un documento scritto, ‘sintesi’ delle varie proposte raccolte dal suo staff e dai ministri ‘auscultati’ (poco e male, appunto) sulla base di tre capisaldi di fondo: il dossier semplificazione (ci tiene il Pd), il rilancio delle infrastrutture e Alta velocità (le invoca, da mesi, Renzi) e gli incentivi per gli investimenti.

Nelle more, forse nelle note a piè pagina, del documento di Conte ci sarà un ‘contentino’ per Colao e il suo piano, ma nulla più. Il dossier della task force è già stato affondato, e da tutti: premier stesso, partiti, forze sociali.

Gli invitati glamour e la lunga teoria di sigle…

Lunedì, dopo una relazione di Vittorio Colao, avranno inizio i colloqui con le parti sociali, in giornate di lavoro che dovrebbero interrompersi solo quando saranno in corrispondenza di impegni del premier, come l’informativa alle Camere di mercoledì e il Consiglio europeo che si terrà il 19.

Il guaio è che, a poche ore dall’inizio dell’evento, ancora non c’è un elenco finale dei partecipanti. Sindacati e associazioni datoriali non avrebbero ricevuto nessuna convocazione ufficiale. Ma anche chi era stato citato tra i possibili invitati, come l’architetto Massimiliano Fuksas, che dovrebbe partecipare insieme ad altre ‘archistar’, premi Oscar e personalità di spicco italiane, dice di non avere ad oggi ricevuto nessun invito. L’unica certezza è la lunga, infinita, ‘teoria’ di sigle sindacali e associative che parteciperanno:  Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Usb, Cisal, Confsal, ConfApi, Confimi, Confersercenti, Confartigianato, Confagricoltura, Confcommercio, Coldiretti, Confagricoltura, Federalberghi, Unioncamere, Rete-imprese, Alleanza per le cooperative, Confcooperative e, poi, le sigle della scuola, della sanità, l’Ance, l’Anci, gli ad o presidenti, o ad e presidenti di Eni, Enel, Finmeccanica, Leonardo, Terna, Cdp.

Niente giornalisti

Ma non ci sarà nessuna sala stampa o dichiarazione a margine davanti alle telecamere: l’accesso a Villa Pamphilj è previsto, per i giornalisti, solo per la conferenza stampa finale, in cui il presidente del Consiglio traccerà un bilancio degli incontri, e per alcuni punti stampa.

La curiosità e, insieme, la stranezza è dunque che l’intera ‘dieci giorni’ si svolgerà a ‘porte chiuse’.

Certo, dopo una settimana di ‘chiacchiere’, Conte dovrebbe graziosamente incontrarli, i giornalisti, forzando la sua natura, refrattaria ai cronisti. Ma c’è da notare che, contro Conte e il suo governo, sono schierati, di fatto, non solo l’intero centrodestra, non solo umori popolari sempre più negativi e incattiviti (come si è visto nella ‘passeggiata’ fuori palazzo Chigi di Conte che è andata malissimo, tra contestazioni e insulti), non solo le forze sociali, ma pure i mass media del Paese. Un particolare di cui anche i partiti che ancora appoggiano il governo, sanno tener debito conto perché Conte potrebbe diventare, molto presto, a settembre il loro perfetto ‘capro espiatorio’ per cercare, con nuovi governi, anche nuovi consensi.