FASE “2” – CHI RIAPRE?

Si studia l’ok tra 10 giorni: nella lista Inail prime indicazioni, tra cui auto, mobili e meccanica. Le regioni del Nord preparano i loro piani, oggi vertice col governo. Ipotesi macroaree

Palazzo Chigi che chiede tempo, ministri concentrati a evitare invasioni di competenze del superconsulente Colao, esperti a loro volta ancora divisi, indiscrezioni seccamente smentite. E, in più, quattro regioni, quelle del Nord manifatturiero, che in autonomia si fanno i loro piani per la ripresa produttiva.

In questo quadro confuso, mentre le imprese si attenderebbero responsabilità e comunicazioni trasparenti, l’unica certezza è la lista delle attività che al momento hanno i requisiti per riprendere. Con due opzioni ancora sul tavolo: via libera parziale tra la fine della prossima settimana e l’inizio di quella successiva, il 27 o 28 aprile, oppure direttamente per tutti dopo il 3 maggio quando il Governo punta ad allentare anche altre misure del lockdown.

L’ipotesi di una proposta del ministero dello Sviluppo per il 22 aprile è stata invece smentita. Oggi è prevista la cabina di regia tra governo, Regioni ed enti locali a cui potrebbe partecipare il premier Conte: si discuterà anche di una possibile apertura sia per settori sia (meno facile) per macroaree territoriali. E una decisione potrebbe maturare lunedì.

A questo elenco si è arrivati sulla base di un documento a cui ha lavorato l’Inail e approvato dal Comitato tecnico scientifico: un vademecum per le riaperture che assegna gli indici di rischio per tutti i codici ateco in base a tre macro-criteri: l’esposizione al virus (la probabilità di contagiarsi al lavoro), la prossimità dei lavoratori (come a esempio nelle catene di montaggio) e quello dell’aggregazione (che corregge i due precdenti), cioè la possibilità che nei luoghi di lavoro ci sia il contatto anche con altre persione.

I comparti individuati sono 12, non necessariamente tutti ma alcuni di essi dovrebbero ripartire prima. Molto dipenderà dall’incrocio tra numero di lavoratori interessati e disponibilità effettiva di mascherine nei territori dove sono localizzate le fabbriche, dossier al quale lavora il commissario straordinario Domenico Arcuri. I settori candidati sono: costruzione di edifici; fabbricazione di auto e rimorchi; fabbricazione di altri mezzi di trasporto; fabbricazione di mobili; metallurgia/siderurgia; estrazione di minerali metalliferi; estrazione di minerali da cave e miniere; industria del tabacco; fabbricazione di articoli in pelle; attività immobiliari; pubblicità e ricerche di mercato.

A questi si aggiunge la moda, per la quale l’idea è autorizzare tutti i sottocodici Ateco e non solo i pochissimi già attivi nelle categorie «industrie tessili» e «confezioni di articoli di abbigliamento, articoli in pelle e di pelliccia». Ed anche per altri grandi settori, parzialmente già aperti, sono pronti alcuni ampliamenti. Ad esempio per la meccanica con fabbricazione di macchine per l’agricoltura e di macchine per l’industria alimentare.

Nello studio si indicano anche tre macroaree definte in base alla diffusione del virus in linea con le ipotesi di riaperture per zone. Solo ipotesi appunto mentre le Regioni continuano il pressing per riaprire.

Dopo la richiesta della Lombardia di riaprire spalmando il lavoro non su 5 ma su 7 giorni, ieri il Veneto ha pubblicato il suo manuale per le aziende che sarà testato su 20 imprese: «Se dipendesse da me riaprirei tutto il 4 maggio», avverte il governatore Luca Zaia. Anche il Piemonte ha messo già a punto il suo piano con il Politecnico di Torino scommettendo sui protocolli con i sindacati, come l’Emilia Romagna che lavora a un progetto con le parti sociali. Un pressing che spaventa però il governatore della Campania Vincenzo De Luca che minaccia di chiudere i confini regionali per fermare arrivi dal Nord.