I RECOVERY BOND – proviamo a capire cosa e’ successo ieri in parlamento europeo . . . .

PROVIAMO A CAPIRE COSA E’ SUCCESSO IERI IN PARLAMENTO EUROPEO…..

A meno di una settimana dalla prossima riunione dei capi di Stato e di governo dell’Unione, il Parlamento europeo ha approvato oggi una risoluzione non vincolante nella quale esorta i ventisette Paesi membri a qualche forma di mutualizzazione dei debiti pubblici, come potrebbero essere i recovery bond, per fronteggiare la crisi economica che provocherà la pandemia di coronavirus.

La tensione è stata altissima, soprattutto tra i partiti italiani, con gli alleati che sostengomo il governo Conte in ordine sparso. Uno dei motivi del contendere è stato anche un emendamento presentato ieri dai Verdi per l’introduzione di coronabond con conseguente condivisione del debito tra i Paesi Ue. Il testo, però, è stato respinto con 326 voti contrari, 282 sì e 74 astensioni. I partiti italiani si sono divisi. A votare contro sono state Lega e Forza Italia. Pd, M5S e Fratelli d’Italia hanno votato a favore mentre Italia Viva si è astenuta.

Gli europarlamentari pentastellati, invece, si sono divisi nel voto all’Eurocamera sulla risoluzione per la crisi sul coronavirus: 10 di loro si sono astenuti, mentre tre (Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini e Rosa D’Amato) hanno votato contro. L’eurodeputata Eleonara Evi, invece, non ha partecipato. La risoluzione è comunque passata a larga maggioranza: i voti favorevoli sono stati 395, i contrari 171, gli astenuti 128.

Pd, Forza Italia e Italia Viva hanno votato a favore della risoluzione odierna. Lega Fratelli d’Italia si sono espressi contro insieme a tre eurodeputati del M5s mentre, come scritto in precedenza, la maggioranza degli eurodeputati pentastellati si è astenuta. La spaccatura sul fronte degli alleati di governo apre un nuovo potenziale scontro nella maggioranza che sostiene il governo Conte.

Berlusconi, poi, è intervenuto a Radio Subasio per ribadire la sua posizione e per criticare l’operato del governo. “Il governo non sta facendo abbastanza. Non siamo soddisfatti”, anche perché “non siamo stati mai coinvolti davvero: hanno bocciato tutti i nostri emendamenti. Non ci hanno mai coinvolto nelle decisioni nonostante gli incontri e addirittura sul Cura Italia hanno messo la fiducia, non è questo il modo di collaborare”. Il governo, quindi, “deve cambiare atteggiamento. E per quanto riguarda le diverse visioni sul Fondo salva Stati, il leader di FI spiega: “Io non drammatizzerei” le diverse posizioni nel centrodestra sul Mes, “abbiamo una opinione diversa con gli alleati ma solo su questa specifica questione, siamo una coalizione non un partito unico e poi noi siamo la componente liberale, cristiana e europeista indispensabile per un centrodestra vincente. Quindi nessuno si illuda perchè l’unità del centrodestra non è mai in discussione”.

E proprio sul Mes Berlusconi ha le idee chiare: “L’Ue ci mette a disposizione 37 miliardi per il settore sanitario senza condizione e noi li rifiutiamo? Con quei soldi possiamo costruire nuovi ospedali, assumere, investire di più nella ricerca. Non accettare questi soldi mi pare una assurdità”. E sugli eurobond? “E’ inutile continuare a parlare di eurobond – sototlinea – che sono una strada già accantonata, quindi continuare a proporre emendamenti provocatori come hanno fatto le sinistre in Europa serve solo a irritare i nostri interlocutori, dobbiamo invece essere seri e realistici: l’Italia deve lavorare in modo costruttivo per ottenere il massimo e non possiamo permetterci delle contrapposizioni di bandiera del nostro governo verso gli altri Paesi”.

I NUMERI E COME HANNO VOTATO

In un contesto politico accesissimo e a meno di una settimana da una prossima riunione dei capi di Stato e di governo dell’Unione, il Parlamento europeo ha approvato ieri una attesa risoluzione (non vincolante) nella quale esorta i Ventisette a qualche forma di mutualizzazione dei debiti pubblici per rispondere allo shock economico provocato dalla pandemia influenzale. Il testo ha provocato gravi divisioni nel mondo politico italiano.

Al voto hanno partecipato 694 deputati: i sì sono stati 395, i no 171 e le astensioni 128. In una conferenza stampa a Bruxelles, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha espresso cauto ottimismo sulla possibilità che il Consiglio europeo previsto il 23 aprile possa trovare un compromesso tra i Ventisette. Ha sottolineato l’ampia maggioranza a favore di una risoluzione che ha ottenuto il benestare di deputati provenienti da Paesi tradizionalmente preoccupati dal condividere debiti.

Tra le altre cose, la risoluzione – appoggiata da popolari, liberali e socialisti – invita Bruxelles a «proporre un massiccio programma di rilancio i cui investimenti sarebbero finanziati da un accresciuto bilancio europeo (…) cosi come da obbligazioni per la ripresa (recovery bonds, ndr) garantite dallo stesso bilancio comunitario, senza comportare la mutualizzazione del debito esistente». La mutualizzazione di debito futuro non è quindi esclusa ai sensi di una risoluzione allungata fino a comprendere oltre 70 capoversi.

Il presidente Sassoli ha sottolineato come le forze politiche si siano messe d’accordo per una possibile mutualizzazione solo del debito futuro, non di quello esistente. In vista della riunione del 23 aprile, la Francia ha proposto la nascita di un fondo tutto dedicato al rilancio economico e finanziato da emissioni di debito congiunto dei Paesi membri. Proprio questo cruciale tema ha indotto gli ambientalisti a dissociarsi dal testo che era stato negoziato in un primo tempo con i popolari, i socialisti e i liberali.

L’emendamento presentato dai verdi, più ambizioso, precisava che «una quota sostanziale del debito che sarà emesso per contrastare le conseguenze della crisi della Covid-19» sarebbe stata «mutualizzata a livello dell’Unione». L’emendamento è stato bocciato (326 no, 282 sì e 74 astensioni). Sul fronte italiano, i no sono venuti da Forza Italia e dalla Lega; i sì dal Pd e dal M5s. Quest’ultimo si è poi diviso al momento del voto sulla risoluzione nel suo insieme.

Il dibattito parlamentare di questa settimana giunge mentre i Ventisette discutono di una riposta congiunta alla crisi economica. Il presidente francese Emmanuel Macron si è fatto promotore di una mutualizzazione dei debiti. Come emerso nella riunione di questa settimana dei ministri delle Finanze, l’Olanda, la Danimarca e la Finlandia sono contrarie.

Divisioni ci sono anche sul programma Sure per finanziare i piani di cassa integrazione. Paesi quali l’Austria, la Danimarca o la Lituania vorrebbero che questo fosse limitato nel tempo.

Infine, sempre la risoluzione approvata ieri invita anche all’uso completo dei 410 miliardi di euro a disposizione del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, o a linee di credito nazionali limitate al 2% del Pil dei singoli Paesi che chiedono di beneficiarne.

Per un’economia a misura d’uomo contro la crisi

MANIFESTO DI ASSISI :

Siamo oggi tutti impegnati a lavorare insieme per fermare questa terribile epidemia, rispettando istituzioni e comunità, aiutando persone e imprese. Un impegno che non ammette diserzioni, perché «nessuno si salva da solo». E nessuno può essere lasciato indietro.

Molte lezioni di questi giorni difficili non andranno dimenticate. La centralità della sanità e della ricerca, la necessità di rafforzare alcune politiche pubbliche, la rivalutazione del sistema agroalimentare e della distribuzione, il ruolo che possono svolgere lo smart-working e la formazione a distanza anche in futuro, l’importanza sia ora sia ancora più nell’avvenire del buon funzionamento delle infrastrutture basilari che reggono la vita di tutti i giorni anche in situazioni di emergenza.

Dobbiamo lavorare perché la necessaria ripresa della vita, nel nostro come in altri Paesi, sia orientata a valorizzare un’economia e una società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro. Uno dei paragrafi più importanti e coraggiosi della Laudato Sì afferma: «La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale». Un rischio che si corre anche di fronte alla tempesta del coronavirus. Esistono le condizioni perché questo non accada, perché con responsabilità e concretezza si imbocchi una strada nuova, perché «non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia».

Abbiamo già visto mobilitarsi parti importanti della società, delle istituzioni, delle imprese, dei saperi in uno sforzo comune. Pensiamo sia necessario non disperdere queste energie ma sia bene censirle, chiamarle a raccolta, evocarne di nuove. Abbiamo un’opportunità che consiste nel provare a ripartire impostando sin da ora il domani dell’Italia secondo un modello di sviluppo diverso e migliore.

Non potremo affrontare con successo la sfida che ci attende puntando solo su un necessario e imponente intervento pubblico, che rappresenta anche il banco di prova di una nuova Europa.

Servono valori e culture, empatia e tecnologia. Servono le risorse delle persone e delle imprese. E la convinzione che la coesione sociale, in economia come in tutte le situazioni che siamo chiamati ad affrontare, è un elemento determinante, impossibile senza un ruolo forte del terzo settore, come ha ricordato in questi giorni Stefano Zamagni. E senza una valorizzazione delle istituzioni locali a partire dai piccoli comuni.

Per permettere una efficace partecipazione di tutti allo sforzo comune più che mai è necessario indirizzare l’azione dello Stato verso una rapida e massiccia opera di semplificazione e sburocratizzazione. Esistono spesso già strumenti legislativi sottoutilizzati che possono attivare ingenti risorse private. Pensiamo a tutto il settore della riqualificazione edilizia e urbana. Già oggi credito d’imposta, ecobonus, sismabonus, bonus verde muovono molte risorse e producono centinaia di migliaia di posti di lavoro, riducendo inquinamento e bollette e rendendo più belle e sicure le nostre città: abbattendo barriere burocratiche e permettendo la cessione del credito sarà possibile una loro forte espansione. Anche quando esistono importanti risorse pubbliche, come è il caso della ricostruzione per il sisma che ha colpito l’Italia centrale, si accumulano ritardi per l’incapacità di decidere: un insulto che non possiamo più permetterci. O in settori dove pure siamo leader in Europa, come quello dell’economia circolare o della chimica verde, siamo appesantiti dai ritardi di governo e regioni.

Laddove si è capito che è necessario correre e lavorare insieme, i risultati sono arrivati. E la progressiva digitalizzazione del Paese è testimone proprio in questi giorni dell’importanza dell’opera di connessione in fibra dell’Italia intera, non solo di alcune zone più fortunate.

Un formidabile sviluppo è in corso nel mondo nel campo delle fonti rinnovabili. Superando vincoli e ritardi oggi incomprensibili, in Italia si presenta l’opportunità del rinnovo e potenziamento dei parchi eolici esistenti, del fotovoltaico, degli impianti a biogas collegati ad un’agricoltura sempre più orientata alla sostenibilità, a partire dalla tutela dei suoli e dalla cura dei territori. Insieme a tante altre possibilità possiamo da subito mobilitare risorse economiche e produrre nuova occupazione, contribuire ad affrontare la crisi climatica, avvicinare l’obiettivo di azzerare il contributo netto di emissione dei gas climalteranti che è alla base del Manifesto di Assisi.

I ritardi e le pigrizie di ieri non sono più accettabili se vogliamo superare questa crisi. Dipende anche dal concreto impegno di tutti costruire un mondo più pulito, civile, gentile.

I PROMOTORI

Presidente Fondazione Symbola

Presidente Confindustria

Presidente Coldiretti

Amministrazione delegato Gruppo Enel

Padre Custode del Sacro Convento di Assisi

Amministratore delegato Novamont

Direttore Rivista San Francesco