Eurogruppo, lavori sospesi per trattare, ma su Eurobond e Mes l’intesa è lontana

I Paesi europei tornano a sedersi intorno al tavolo, seppure virtualmente, per cercare di trovare un’intesa sulle misure straordinarie da mettere in campo per fronteggiare la crisi economica legata alla diffusione del coronavirus. Ma l’intesa è lontana e l’Europa rimane spaccata. L’appuntamento, atteso da giorni, era la riunione dell’Eurogruppo, il coordinamento informale dei ministri delle FInanze dei Paesi della zona euro, che per l’occasione si è riunito in videoconferenza in una versione “allargata” anche ai Paesi europei che non appartengono all’Eurozona.

Un meeting difficile, per la gravità del momento e per la distanza delle posizioni in campo; l’inizio, programmato per le 15, è poi  slittato oltre le 16 e successivamente è stato sospeso intorno alle 19, è ripreso intorno alle 23 e proseguito nella notte. La pausa si è resa necessaria per cercare un’intesa che però è ancora lontana soprattutto sullo strumento eventuale dei Coronabond e sul ricorso al Mes, il fondo salva stati. In un primo momento sul tavolo c’era solo un vago accenno alla proposta francese di Recovery Fund, o Fondo di solidarietà, che Parigi vorrebbe creare attraverso l’uso di emissioni comuni di titoli.

 L’accordo resta difficile da raggiungere. “Lavoriamo duro per arrivare ad un accordo”: così Luis Rego, il portavoce del presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno in un tweet in cui annuncia un ulteriore slittamento della ripresa della riunione. I ministri dell’Economia sono divisi su due punti: il ricorso alle linee di credito del Mes anche se con condizionalità “light” e un fondo per emettere dei “bond” che dovrebbero finanziare la ripresa attraverso la mutualizzazione del debito. Poco prima di mezzanotte, Rego ha riscritto nuovamente su Twitter: “Si lavora per un’ambiziosa risposta della politica economica dell’UE al coronavirus. Sulla buona strada, ma non ancora non ci siamo”. Rego ha comunque annunciato una conferenza stampa per le 10 del mattino dell’8 marzo.

Gli schieramenti in campo

I paesi più colpiti dal virus, Italia e Spagna in particolare, continuano a chiedere la creazione di una forma di strumento di debito comune per fronteggiare la crisi sanitaria e le conseguenze economiche causate dalla crisi. A fianco dell’Italia e della Spagna, anche se con sfumature diverse, restano diversi paesi tra cui Portogallo, Grecia, Malta, Lussemburgo e Irlanda. Ma il blocco dei ‘rigoristi’ (con L’Aia e Berlino sarebbero schierati anche Finlandia, Danimarca, Austria, Svezia e baltici secondo fonti Ue) insiste sul fatto che gli strumenti ad oggi a disposizione sono sufficienti.

A cominciare dal Mes, seppur aperto a condizionalità. Ipotesi che l’Italia respinge, a meno che non sia messa sul tavolo una ‘quarta gamba’ di interventi, ovvero una soluzione che si avvicini a un bond comune. Serve una risposta coraggiosa, l’Italia dirà no a compromessi al ribasso, è la linea del premier Giuseppe Conte. Poco prima dell’incontro, il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno ha invitato i ministri “a prendere un chiaro impegno per un piano di ripresa coordinato e di vasta portata” dopo l’epidemia, citando i tre punti sul tavolo: Mes, intervento della Bei e piano della Commissione per le misure di sostegno alla disoccupazione, senza menzionare alcuno strumento che possa avvicinarsi all’ipotesi di bond garantito da un debito comune come richiesto da Roma.

La Francia ha provato mettere sul tavolo una ipotesi di compromesso, proponendo un fondo in grado di emettere debito comune verso gli Stati membri, ma limitato ai servizi pubblici essenziali, come la sanità o le industrie in particolare difficoltà. L’idea però non piace ai Paesi Bassi, all’Austria e alla Finlandia che si oppongono a uno strumento che implicherebbe che l’UE nel suo insieme si assuma il rischio di insolvenza sul debito di uno dei suoi membri. La Germania invece potrebbe aprire. Il ministro delle finanze francese Le Maire chiede che questa “opzione” sia “menzionata” nelle conclusioni dei ministri, anche se dettagliata in seguito. Secondo alcune fonti europee, per evitare lo stallo, una formulazione vaga su uno strumento del genere potrebbe essere inserita nelle conclusioni e poi affidata al negoziato politico dei leader che dovrebbero vedersi in videoconferenza la settimana prossima.

I punti sul tavolo: Sure, Bei e Mes

Il ministro portoghese ha ribadito che sono tre i punti oggetto di discussione: la proposta della Commissione per mobilitare 100 miliardi di euro per gli strumenti contro la disoccupazione, vale a dire il cosiddetto Sure, l’intervento della Bei a favore delle imprese e la linea di credito del Meccanismo europeo di Stabilità fino a 240 miliardi per “assicurare a tutti i paesi una risposta adeguata”.

Il nodo Coronabond

Ufficialmente fuori dall’ordine del giorno qualsiasi discussione su Eurobond o Coronabond, cioè nuove emissioni di debito garantite dai Paesi europei ma i cui fondi sarebbero destinati ai Paesi che stanno pagando il conto più alto per via della pandemia in corso, Italia e Spagna in primis. Il nostro Paese sul punto mantiene una posizione ferma. “Mes no, Eurobond sicuramente sì. Il Mes è assolutamente inadeguato, gli Eurobond invece sono la soluzione, una risposta seria, efficace, adeguata all’emergenza. Su questo io e Gualtieri siamo pienamente d’accordo anche se qualche retroscenista a volte descrive posizioni differenziate”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa, presentando il decreto liquidità.

Dalla Ue 15 miliardi per i partner mondiali

Intanto dall’Unione europea viene annunciato un contributo anche per i Paesi extra Ue che stanno lottando contro il coronavirius. Ad annunciarlo è stata la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, spiegando che l’Ue riserverà 15miliardi di euro per aiutare i partner nel mondo a combattere il coronavirus, in particolare l’Africa “che potrebbe affrontare gli stessi problemi dell’Europa in qualche settimana”. “E’ possibile che la crisi peggiori prima di migliorare – ha scritto su Twitter- E’ nel nostro interesse che la lotta alla pandemia abbia successo. Se siamo coordinati globalmente, possiamo sconfiggere il virus”.