Anticipazione di come sarà il decreto “pro-aziende” e professionisti, che il governo dovrebbe varare oggi

Garanzia al 100% fino a 5 milioni solo con la tutela di Confidi

Garanzie sui prestiti alle imprese grandi e medie affidate alla Sace, destinata però a rimanere in Cassa depositi e prestiti. Arriva dopo un’ennesima domenica fitta di incontri e riunioni l’ultima versione dell’architettura per la gestione del sostegno alla liquidità delle imprese, capitolo chiave del nuovo decreto anti-crisi atteso questa mattina in consiglio dei ministri. Decreto che con il passare dei giorni si è trasformato in fretta in un altro omnibus, come accaduto ai suoi predecessori. E che si dovrebbe articolare in quattro Capi per occuparsi, oltre che di prestiti alle aziende, di fisco con il «rinvio di adempimenti da parte delle imprese», di tenere ulteriormente in vita atti amministrativi e concessioni, e di un gruppo eterogeneo di altri interventi che va dall’allargamento del Golden Power alla scuola fino al rinvio delle elezioni amministrative. Tra le norme in arrivo, anche una maggiorazione degli indennizzi e delle tariffe riconosciute ai privati che hanno messo a disposizione strutture sanitarie per l’emergenza. In pratica, su questo treno salirebbe tutto ciò che è possibile fare prima di decidere il nuovo deficit, indispensabile invece per rifinanziare gli ammortizzatori sociali, estendere le misure di emergenza di sostegno al reddito e gettare un salvagente miliardario ai conti di Regioni ed enti locali.

La girandola delle riunioni, avviata in mattinata da un incontro a Palazzo Chigi fra il premier Conte, il ministro dell’Economia Gualtieri e l’ad di Cassa depositi Palermo, è andata avanti fino alla tarda serata di ieri alla ricerca di un equilibrio complicato nella maggioranza e di qualche possibile punto di accordo con l’opposizione. In discussione il livello delle garanzie per le grandi imprese, che dovrebbe arrivare fino al 90% in un’articolazione ancora in via di aggiustamento, ma con la possibilità di salire al 100% fino a 5 milioni con la controgaranzia di Confidi. E le modalità operative per le garanzie, in un braccio di ferro che incrocia tecnica e politica. Perché fra i partiti di maggioranza il confronto si è acceso sull’ipotesi del Tesoro, di affidare l’ombrello per le imprese medie e grandi a Sace riportando la società nel portafoglio Mef: i Cinque Stelle hanno fatto muro su questa opzione, appoggiata dal Pd, fino a quello che dovrebbe rappresentare il compromesso finale. E che senza il trasloco di Sace dovrebbe evitare ricadute sul perimetro della Pa e quindi sul calcolo di un debito pubblico già in impennata per effetto della crisi.

Ma le discussioni, nella maggioranza e con l’opposizione, si sono concentrate anche sul livello delle garanzie. Con Italia Viva e i Cinque Stelle a spingere per ampliare il più possibile la copertura del 100%, che di fatto permette di aggirare lo scoglio delle valutazioni sul merito di credito. Ma l’ostacolo, non piccolo, è rappresentato ancora una volta dalla finanza pubblica. Perché gli spazi fiscali aggiuntivi arriveranno solo con il via libera al nuovo deficit, atteso all’esame del governo in settimana dopo un Eurogruppo che domani difficilmente si rivelerà decisivo.

intervista al vice-ministro Fraccaro :

«Stiamo varando un intervento epocale, centinaia di miliardi di liquidità alle imprese garantiti dallo Stato. Non ricordo qualcosa del genere nella storia, è il momento drammatico a richiederlo. Ma dobbiamo fare ancora di più, una grande alleanza fra lo Stato e l’impresa per salvare il nostro tessuto imprenditoriale, questa è la priorità assoluta perché diversamente le conseguenze sarebbero disastrose. C’è il pericolo della desertificazione delle principali filiere del Paese da scongiurare. Per ricostruirle servirebbero anni e anni, questo non possiamo permettercelo. Dobbiamo invece ripartire appena possibile salvaguardando il tessuto produttivo con la garanzia dei pagamenti delle imprese di ogni dimensione». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, passa la domenica fra riunioni per mettere a punto il decreto legge liquidità che oggi andrà al Consiglio dei ministri. Un capitolo che il decreto affronterà, oltre alla liquidità, è la difesa delle nostre imprese da scalate ostili e da crisi finanziarie che ne minerebbero la sopravvivenza. «Abbiamo annunciato – spiega Fraccaro – il rafforzamento e l’estensione del Golden power. Ma non stiamo lavorando solo alla difesa normativa delle nostre imprese da scalate ostili, bensì anche a una difesa sostanziale, economica, per arginare gli effetti di un possibile impoverimento del loro capitale in questa fase. Siamo pronti a un intervento pubblico di emergenza nel capitale delle imprese».

Sottosegretario Fraccaro, questo è un cambio di passo del vostro intervento. Ci sarà una norma nel decreto per favorire queste operazioni?

Stiamo valutando se serva una norma. Abbiamo già strumenti in Cassa depositi e prestiti, per esempio, per fare questo tipo di interventi nel capitale delle imprese. Si tratta di adattarli e potenziarli, se serve. Sia il governo che Cdp stanno lavorando intensamente a questo aspetto che consideriamo decisivo, sempre nella finalità di salvare il nostro tessuto industriale.

Non si rischia una nazionalizzazione dell’economia italiana?

Ho detto che l’intervento deve essere temporaneo e sollecitato da una condizione di emergenza. Non si tratta di una nazionalizzazione dell’intera economia quanto di un intervento pubblico a tutela di specifici settori. Ripeto: in questo momento serve una grande alleanza fra Stato e impresa.

Come garantirete la liquidità?

Anzitutto rilanciando le norme del decreto Cura Italia, dove già erano previsti interventi in favore della liquidità. La chiusura delle attività produttive in larga scala e su tutto il territorio nazionale si è resa necessaria dopo quel decreto e quindi si è allargata notevolmente la platea delle imprese che ne hanno bisogno. Inoltre l’Unione europea, anche su nostra pressione, acconsente ora a una garanzia 100%. Un passaggio decisivo.

Perché?

Perché se la garanzia è al 90%, la banca si deve accollare i rischi sul restante dieci per cento e questo non facilita i prestiti. In questa fase è vitale allargare questa garanzia al 100%.

Il 100% sarà garantito solo fino a prestiti di 800mila euro?

Per i prestiti fino a 5 milioni la garanzia potrà arrivare al 100% con la controgaranzia di Confidi. In ogni caso parliamo di garanzie su centinaia di miliardi, la nostra priorità è dare ossigeno alle aziende.

Tra le situazioni in cui è fondamentale garantire il 100% quella relativa a imprese che hanno difficoltà finanziarie o crediti semi deteriorati.

Vogliamo tutelare tutti, tutte le filiere devono essere pronte a ripartire al meglio quando sarà possibile.

Chi sarà a erogare il prestito alle imprese? La banca? Cdp? Qualche sua controllata come Sace?

L’erogazione la farà la banca. Ma dietro ci sarà un meccanismo dello Stato per garantire la banca. Pensiamo a un fondo statale salva-impresa.

Che sarà gestito da Cdp?

È un’opzione, basta confrontare altri modelli europei. Tutti stanno facendo quello che facciamo noi, a partire da Germania e Francia. Tenga conto che Cdp ha comunque un ruolo decisivo, in questi mesi ha erogato 17 miliardi a imprese ed enti locali.

L’altra opzione per il fondo salva-imprese è una gestione Sace?

L’importante è che venga garantita la liquidità con un sistema che abbia le spalle coperte dallo Stato, che mai come ora deve avere un ruolo centrale per l’economia del Paese. Anche per questo abbiamo aumentato di 7 miliardi il Fondo di garanzia per le Pmi.

C’è un altro tema per le imprese. Come e quando si potrà riaprire? Filiere essenziali, come l’agroalimentare, presentano già difficoltà, nel reperire manodopera per la raccolta.

Siamo consapevoli che il tessuto produttivo non può reggere chiusure troppo lunghe. Questa esigenza prioritaria va contemperata con l’altra esigenza fondamentale della tutela della sicurezza dei cittadini. Sul quando riaprire è prematuro rispondere, è necessaria una base scientifica di dati su cui ragionare. Credo che la prossima settimana potrebbe essere decisiva. Ma noi stiamo facendo già un enorme lavoro sul come ripartire e su cosa sarà necessario fare nella fase in cui dovremo convivere con il virus. Dobbiamo garantire che ripartano le attività produttive appena possibile nella consapevolezza che nessuno potrà abbassare la guardia rispetto al virus. Ne va della vita di tanti cittadini.

Pensate a un set di regole per le imprese?

Più che a norme penso dovremo fare una valutazione su una riorganizzazione complessiva del modo di vivere e produrre per massimizzare la tutela della salute garantendo però una ripresa delle attività. Anche questo è un capitolo dell’alleanza Stato-imprese. Dobbiamo pensare a un modello produttivo economicamente sostenibile che utilizzi in positivo anche la lezione di questi giorni. Molte imprese ci stanno già pensando in autonomia. Vedo il grande lavoro che sta facendo, per esempio, Poste Italiane. Una collaborazione anche qui è inevitabile.


In prima linea la Sace (ma resta sotto Cdp) Superati i timori sul debito pubblico: niente scorporo della società verso il Mef

Le garanzia pubbliche sotto la soglia del 100%, esclusi ammontari contenuti dei nuovi prestiti a sostegno della liquidità che avranno invece il 100%, riporta il sistema bancario al centro della scena per la valutazione del merito di credito delle imprese. Per questo motivo, nel decreto liquidità al vaglio del governo, si considerano strumenti – ad esempio garanzie pubbliche consistenti – a tutela delle posizioni Utp (le inadempienze probabili) per ammettere ai nuovi finanziamenti anche le imprese che hanno avuto una ristrutturazione ma che stavano onorando le scadenze quanto è scoppiata l’emergenza coronavirus.

I due soggetti ai quali le banche dovranno girare le pratiche per ottenre la garanzia pubblica, sembra ormai definito, saranno la Sace e il fondo di garanzia per le Pmi gestito dal Mediocredito centrale. E proprio il ruolo di Sace e le implicazioni tecniche di un suo intervento per l’erogazione di garanzie pubbliche è stato al centro degli incontri avvenuti nella mattinata di ieri tra il premier Giuseppe Conte, il ministro per l’Economia, Roberto Gualtieri, e l’ad di Cdp, Fabrizio Palermo (un ulteriore incontro si è tenuto tra Gualtieri e Palermo nel pomeriggio). Il coinvolgimento di Sace per garanzie pubbliche elevate (fino al 90% del prestito) secondo alcuni potrebbe portare con sè la necessità di una riclassificazione dell’intero gruppo Cdp nel perimetro pubblico e dunque anche nel debito pubblico. Per questo motivo, ma anche per avere un controllo diretto sullo strumento che darà ossigeno al sistema produttivo, Gualtieri vorrebbe riportarne il controllo azionario di Sace sotto il ministero.

L’obiezione tecnica sulle garanzie è stata superata nel corso della giornata: verrà istituito un fondo per le Mid Cap, aziende di medio grande dimensioni, pubblico equivalente al fondo per le Pmi che è gestito da Mcc. Il fondo per le Mid Cap sarà gestito da Sace. L’operazione del nuovo fondo troverebbe il consenso anche degli azionisti privati di Cdp, ovvero le fondazioni di origine bancaria che controllano il 13% del capitale della Cassa. Uno scorporo di Sace non sarebbe visto con favore, perchè gestito in fretta con il rischio di danneggiare le sinergie che Sace genera all’interno del gruppo Cdp. Tutte queste motivazionihanno portato a concludere chelo spostamento di Sace non sia una priorità. IL Mef ha però ottenuto un rafforzamento della governance di Sace in proprio farvore.

Tornando alle garanzie, la spartizione di massima vede l’istituto per l’assicurazione dell’export gestire la copertura dei finanziamenti per le imprese medio-grandi e il fondo per le Pmi continuare a coprire il segmento più piccolo, pur elevando il tiro rispetto a quanto, ad esempio, previsto nel Cura Italia perchè sarebbero abilitare ad accedere a queste garanzie imprese fino a 499 dipendenti. Resta da capire se in questo equilibrio anche la Cdp si ritaglierà un suo ruolo, continuando a fare finanziamenti diretti o utilizzando il sistema di riassicurazione previsto dall’articolo 57 del Cura Italia – e finanziato con 500 milioni – che però attende il decreto attuativo. Nel frattempo le banche si stanno attrezzando per cercare di gestire la nuova mole di lavoro derivante dalle garanzie pubbliche da remoto. Si punta a superare la necessità di un mittente con posta certificata utilizzando solo una mail semplice o un fax, per chi lo possiede.


operazioni Fino a 25mila euro senza valutazione Fondo Pmi per imprese fino a 499 dipendenti Prevista la garanzia al 100% per prestiti fino a 800mila euro, al 90% fino a 5 milioni

Il Fondo di garanzia per Pmi e professionisti si apre anche a imprese fino a 499 dipendenti. Con un doppio binario per la garanzia massima, al 100% in alcuni casi e al 90% in altri. Il pacchetto predisposto dal ministero dello Sviluppo economico, salvo alcuni punti specifici che potrebbero ancora cambiare in queste ore, è pronto. Per le cosiddette “small mid cap”, aziende fino a 499 dipendenti, che oggi sono ammesse al Fondo solo per operazioni su portafogli di finanziamenti, l’accesso diventa generalizzato e si sceglie la strada del decreto legge dopo il lungo ritardo del decreto attuativo che da mesi giaceva al ministero dell’Economia. Per quanto riguarda i tetti di garanzia, si va verso il 100% per prestiti fino a 800mila euro con valutazione del Fondo, 100% fino a 25mila euro senza valutazione, e 90% nei casi restanti con tetto a 5 milioni di importo garantito e valutazione della situazione finanziaria pre crisi (e non del modulo andamentale). Quest’ultima casistica può a sua volta arrivare al 100% con la controgaranzia dei Confidi. Il ministero dello Sviluppo economico parla di una dote complessiva del Fondo di 7 miliardi per il 2020, ma non è ancora chiaro quante sono le risorse residue incluse nel calcolo. L’effetto leva è stimato in circa 14 miliardi di finanziamento per ogni miliardo garantito.

Via libera, stando all’ultima bozza di ieri sera, anche ai finanziamenti garantiti per le aziende che hanno inadempienze probabili (Utp). Sul fronte degli adempimenti burocratici, poi, si valuta se spostare a dopo l’erogazione del finanziamento la valutazione antimafia. Il ministro Patuanelli parla di prestiti attivi in pochi giorni ma sarà decisivo il processo di notifica alla Commissione europea che effettueranno i nostri ministeri: perché determinerà i tempi reali delle erogazioni e chiarirà se per tutte le operazioni varrà il limite di restituzione in 6 anni fissato dalla Commissione europea con il Temporary Framework sugli aiuti di Stato (nelle settimane scorse il ministero dello Sviluppo si era spinto a ipotizzare rimborsi a 15-20 anni).

Novità riguardano anche i “mini-prestiti”, cioè quei finanziamenti di importo ridotto e a procedura ultrasemplificata introdotti nel decreto Cura Italia. Questi prestiti, destinati ai lavoratori autonomi, saranno possibili entro un limite più alto dei 3mila originariamente stabilito (25mila euro) e con una garanzia del 100% limitata però al 30% del fatturato dell’ultimo anno.

Nel contempo, il nuovo provvedimento dovrebbe estendere da 9 mesi a tutto il 2020 le prime misure di rafforzamento inserite nel Dl Cura Italia.

ATTENDIAMO OGGI COSA EFFETTIVAMENTE SARA’ “DECRETATO” DAL GOVERNO!!!!!!!!

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