Cattolici in fuga dalla politica? Non si può…

IL CARDINALE GUALTIERO BASSETTI

Intervista al cardinale Bassetti sulla disaffezione dei credenti per il servizio alla cosa pubblica

In una lunga intervista pubblicata su Avvenire domenica 10 novembre il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, è tornato sul rapporto tra cattolici e politica. Il colloquio con il giornalista Giacomo Gambassi ha preso spunto da un dato statistico che ha destato stupore e preoccupazione: dalle rilevazioni effettuate a livello nazionale dopo le elezioni europee pare che più della metà dei praticanti si sia orientata verso l’astensione. Spunti di riflessione su cui meditare in vista di una nuova competizione elettorale per il rinnovo del Presidente della Regione e del Consiglio Regionale che interesserà l’Emilia Romagna nelle prossime settimane fino al 26 gennaio del prossimo anno. Queste le considerazioni del presidente dei Vescovi Italiani.

A Cesare quel che è di Cesare…

Ogni volta che leggo l’ammonimento del Signore a restituire all’imperatore romano il dovuto penso che quelle parole siano un richiamo a ogni credente a restituire qualcosa alla città in cui vive. Sono un invito a curare la casa comune che è appunto la città, la provincia, la regione, il Paese intero. Sono una chiamata al cristiano a occuparsi della vita pubblica, a partire dalla politica: non soltanto con il voto, che è un diritto e un dovere al tempo stesso, ma anche con la dedizione personale, spendendosi senza riserve per il bene comune.

I cristiani hanno tirato i remi in barca…?

Si avverte una sorta di divario fra le istituzioni e il cittadino. Come cristiani abbiamo tirato i remi in barca, mi viene da dire. Ci interessiamo al sociale, magari interveniamo nel dibattito pubblico, ma non riusciamo a far sentire la nostra voce, a far entrare istanze e visioni nelle decisioni politiche. E questo produce una disaffezione e un’indifferenza che non possono non preoccupare.

La Chiesa da che parte sta…?

Non sosteniamo alcuna maggioranza e non siamo all’opposizione di alcuna alleanza di governo. Come Chiesa accogliamo con fiducia iniziative o decisioni che vanno incontro alle esigenze della comunità, come siamo voce critica davanti a scelte o progetti che minano la persona e la società. Cito, ad esempio, le prese di posizioni contro ogni forma di eutanasia: qualsiasi proposta legislativa che apra al suicidio assistito creerebbe un’autentica voragine perché la vita non è un possesso ma un dono che abbiamo ricevuto e dobbiamo condividere. La Chiesa italiana dialoga con tutti. Non alza steccati o muri. Certo, non può tacere quando le grida di turno o i provvedimenti adottati contrastano con il Vangelo e con un’antropologia cristiana che è nell’interesse di tutti e non solo di una parte. Ciò non ci esime dall’intervenire,

altrimenti peccheremmo di “omissione”.

L’Italia ha bisogno dei cattolici Faccio mie le parole di papa Francesco: “È necessaria una nuova presenza di cattolici in politica. Una nuova presenza che non implica solo nuovi volti nelle campagne elettorali, ma principalmente nuovi metodi che permettano di forgiare alternative che contemporaneamente siano critiche e costruttive”. L’Italia ha più che mai bisogno di laici cattolici che abbiano un’identità salda e chiara, che sappiano dialogare con tutti, che non siano eterodiretti, che siano in grado di costruire reti di impegno e che si assumano la responsabilità di rispondere alle “attese della povera gente”, direbbe Giorgio La Pira.

La politica è una missione, non ricerca di tornaconto La politica è una missione, non una ricerca di tornaconto, non tentazione del consenso facile. Una tensione verso i poveri, i precari, gli sfruttati, gli emarginati, i delusi, i fragili. E oggi fra loro rientrano i giovani che non trovano lavoro e che in maniera sempre più allarmante lasciano il nostro Paese; o le famiglie toccate dalla crisi, dalle difficoltà anche intrinseche, dalla disoccupazione. Il pensiero va oggi alla situazione che si è creata intorno all’ex Ilva di Taranto. Quei lavoratori, quelle famiglie non possono essere abbandonate a se stesse. È urgente riaffermare e garantire il diritto al lavoro che si coniughi con un degno e salutare ambiente di vita.

La sintesi è l’umanesimo cristiano In un frangente segnato dalle divisioni, dalle lacerazioni sociali e, aggiungerei, anche ecclesiali, occorre essere uomini e donne di comunione e di riconciliazione, intercettare le varie sensibilità e i molti bisogni, fare sintesi intorno a quell’orizzonte condiviso che è l’umanesimo cristiano. Inoltre serve dare forma e sostanza alle parole: non ci si può fermare solamente all’annuncio. La nostra società ha un grande bisogno di persone che non scendano a patti con la mondanità, con l’individualismo esasperato, con l’arroganza diffusa e che abbiano come bussole la sobrietà e l’umiltà. Non si tratta di guardare al passato ma di costruire un futuro realmente nuovo.