SOLO 1 ANNO FA L’EUROPA FECE DI TUTTO PER PORTARE IL DEFICIT AL 2,04%….. OGGI IL (na)DEF VA AL 2,2% E TUTTO VA BENE……

Per vari motivi (dall’abbandono della retorica no-euro al cambio di rotta delle banche centrali), la reazione della Borsa e dello spread tra BTp e Bund quest’anno è stata opposta rispetto a quella di fine settembre 2018. L’anno scorso, il giorno dopo la pubblicazione della Nota di aggiornamento al Def, lo spread BTp-Bund volò infatti fino a 280 punti base; questa volta ha aperto in calo fino a 135 punti base per poi risalire a 142 più che altro per colpa dei dati economici usciti in Europa e Usa. Idem per la Borsa: un anno fa, dopo la Nadef, Piazza Affari crollò in un giorno del 3,7% con le banche in picchiata (dal -9,43% di Banco Bpm al -5% di Mps); questa volta il listino di Milano svetta come uno dei migliori d’Europa, pur chiudendo in calo dopo una mattina positiva.

Eppure tra la Nota di aggiornamento al Def pubblicata quest’anno e quella dell’anno scorso non ci sono differenze così macroscopiche tali da giustificare due reazioni così diverse in Borsa. Allora il Def prevedeva un deficit al 2,4% del Pil (poi tagliato al 2,04%), quest’anno al 2,2%. Non certo una svolta. Allora ci si interrogava sulle coperture, e anche quest’anno ci sono voci (come i 7 miliardi in più derivanti dalla lotta all’evasione fiscale) giudicate aleatorie. L’anno scorso si dubitava della crescita prevista per il 2019 all’1,5% (numero che oggi fa sorridere), ma anche quest’anno lo 0,6% di Pil indicato dal Governo per il 2020 è superiore alle stime medie degli economisti (il consensus attuale su Bloomberg è a 0,4%). Perché allora la reazione dei mercati è così diversa?

Due sono i motivi: uno internazionale, uno italiano. Da un lato non c’è dubbio che il mondo sia cambiato tra il settembre 2018 e il settembre 2019. Un anno fa la Bce era pronta a chiudere i rubinetti del quantitative easing e la Fed annunciava rialzi dei tassi. Oggi la Bce è pronta a riaprirli e la Fed sta tagliando i tassi. Tanto che un anno fa nel mondo c’erano 6.163 miliardi di dollari di titoli con rendimenti negativi, mentre oggi 14.800 miliardi. Ma c’è anche un motivo, tutto italiano, ancora più importante: a cambiare quest’anno, rispetto all’anno scorso, è la retorica politica che accompagna la Nadef e la futura Manovra.

Un anno fa il Governo annunciava battaglia a Bruxelles, e – sul mercato – si continuava a temere che l’Italia avrebbe usato lo scontro con l’Europa come pretesto per uscire dall’euro. Proprio il giorno dopo la Nadef, Matteo Salvini – parlando della Manovra – disse: «I mercati se ne faranno una ragione». Inoltre quel 2,4% di deficit uscì di sorpresa, dopo che il ministro Tria aveva assicurato che il Governo non sarebbe mai arrivato così in alto. Il 2,2% di oggi non arriva invece come una sorpresa. Un anno fa, insomma, il mercato vedeva quel deficit come una rottura con Bruxelles. Come una sfida. Come l’anticamera dell’uscita dall’euro.

Questo faceva paura agli investitori: chi investe in euro, non vuole infatti vedersi restituire lire svalutate. Oggi questo rischio non è invece più nei radar: sebbene i numeri della Nadef siano simili, la retorica è completamente diversa. Niente più balconi, niente più sfide. Se si guarda l’indice Sentix Italy break-up di Bloomberg, si scopre che attualmente i mercati assegnano a Italexit una probabilità del 4,7%, contro il 12% di un anno fa. Oggi insomma l’uscita dall’euro non è più un tema. E questo vale, da solo, un pezzo di manovra. L’altro pezzo, però, l’Italia dovrà sudarselo. E i mercati lo sanno.