GIORNATA NERA PER L’ECONOMIA ITALIANA ED EUROPEA – LEGGETE LE NOTIZIE DI SEGUITO

Giù le borse europee, indice PMI tedesco al minimo di 7 anni

 mercati azionari europei sono in discesa questo lunedì, un’altra serie di letture deludenti degli indici regionali dimostra che non ci sono ancora segni di svolta nell’economia.

L’indice dei direttori acquisti sul settore manifatturiero tedesco è sceso a 41,4 da 43,5 il mese scorso, il minimo dal 2012. Gli analisti si aspettavano un aumento a 44,0. L’indice composito è sceso a 49,1, attestandosi sotto il livello di 50 per la prima volta in sette anni.

L’indice PMI manifatturiero francese scende a 50,3 da 51,1, mentre l’indice composito va giù da 52,9 a 51,3.

L’indice PMI della zona euro è atteso alle 4 ET (08:00 GMT)

L’indice STOXX 600 si attesta a -0,7% da -0,2% segnato prima della notizia

Indice DAX a -1,1%, CAC 40 a -0,7%

Il rendimento dei bond tedeschi a 10 anni si attesta a -0,57% da -0,53%

Zona euro, battuta d’arresto per economia a settembre – Pmi

 L’attività economica nella zona euro ha subito una battuta d’arresto a settembre, secondo il consueto sondaggio Markit tra i direttori d’acquisto, a distanza di poco meno di due settimane dall’annuncio di un nuovo pacchetto di stimolo Bce per ridare slancio all’economia del blocco.

Il Pmi composito flash, indice che coniuga manifattura e servizi, questo mese è calato a 50,4 dal 51,9 registrato ad agosto, al di sotto di tutte le previsioni emerse dai sondaggi Reuters che avevano stimato un 51,9. La stima rimane appena al di sotto della soglia dei 50 punti che separa la crescita economica dalla contrazione. Si tratta anche della lettura più bassa da metà 2013.

Il Pmi servizi è sceso a 52,0 da 53,5, mentre quello manifatturiero è calato a 45,6 da 47,0. Un sondaggio Reuters aveva predetto 53,3 per i servizi e 47,3 per il manifatturiero.

Germania, settore privato in contrazione per prima volta in oltre 6 anni

L’attività del settore privato in Germania ha registrato a settembre la prima contrazione da sei anni e mezzo a causa dell’aggravarsi della crisi del settore manifatturiero e di un rallentamento di quello dei servizi.

L’indice composite Pmi di Markit, che monitora l’andamento dell’attività nella manifattura e nei servizi, e’ arretrato questo mese a 49,1 da 51,7.

E’ la prima lettura sotto la soglia spartiacque di 50 che separa la crescita dalla contrazione dall’aprile 2013. Gli analisti avevano indicato un lieve indebolimento a 51,4.

“L’economia avanza zoppicando verso l’ultimo trimestre e, se rimane su questa traiettoria, e’ possibile non registri alcuna crescita prima della fine dell’anno,” ha commentato Phil Smith di HIS Markit.

Il sottoindice relativo alla sola manifattura e’ crollato a 41,4, il livello piu’ basso in oltre 10 anni.

“I numeri della manifattura sono semplicemente orrendi,” ha sottolineato Smith.

“L’incertezza legata alle dispute sul commercio, le prospettive per il settore auto e la Brexit stanno paralizzando gli ordini, settembre ha visto la performance peggiore dai picchi negativi visti durante la crisi del 2009”.

Il sottoindice dei servizi e’ sceso a 52,5 da 54,8.

Bankitalia rivede al rialzo debito/Pil 2018 a 134,8%, 2017 a 134,1%

La Banca d’Italia ha rivisto al rialzo il rapporto debito/Pil per il 2018 a 134,8% da 132,2% stimato ad aprile, e per il 2017 a 134,1% da 131,4%.

“Il debito è stato complessivamente rivisto al rialzo di 58,3 miliardi nel 2018 (al 134,8% del Pil); la revisione riflette sostanzialmente l’effetto del differente criterio di valutazione dei BPF”, i Buoni postali fruttiferi attribuiti al Mef a seguito della trasformazione della Cdp in società per azioni, spiega Bankitalia in una nota.

“Per gli anni precedenti l’entità delle revisioni è più elevata, riflettendo anche gli effetti dell’ampliamento del perimetro delle Amministrazioni pubbliche definito dall’Istat in accordo con l’Eurostat”.

Bankitalia ha rivisto le stime sul debito per il 2015 a 135,3% da 131,6%, e per il 2016 a 134,8% da 131,4%.

Complessivamente, spiega via Nazionale, “le revisioni apportate al debito e quelle apportate al Pil dall’Istat determinano un’incidenza del debito sul Pil più elevata, ma una dinamica del rapporto più favorevole (rispetto al 2015, alla fine del 2018 il peso del debito è leggermente diminuito anziché aumentare)”.