L’Italia….. batte la Fiacca….. lo dicono i dati dell’economia a giugno…..

ALTRO CHE FALT-TAX!!!!!!!!!!!!!!

A giugno. Fatturato in calo su base annua (-0,8%) sia Italia che all’estero: quasi azzerati i progressi 2019Prospettive. In negativo anche le commesse delle imprese Confindustria: economia debole, senza inversioni di rotta

Quattro decimali di crescita, briciole. È quel che resta in dote ai ricavi industriali del primo semestre dell’anno dopo l’ennesimo dato deludente comunicato dall’Istat. Nulla di nuovo per la verità, perché il doppio calo congiunturale e tendenziale del fatturato (-0,5%, -0,8%) si inserisce all’interno di un trend di rallentamento purtroppo ben consolidato, che vede una progressiva limatura al ribasso di tutte le variabili chiave che determinano le vendite delle imprese: export, consumi, investimenti.

Il risultato è un calo di fatturato che a giugno riguarda sia il mercato interno (-1% su base annua), che l’export (-0,1%), frenata che in termini settoriali abbraccia numerosi comparti, a testimonianza di una difficoltà complessiva, corale e per nulla episodica.

Ad evitare il calo appena una manciata di settori, solo tessile-abbigliamento e mezzi di trasporto in modo convincente, mentre altrove si registrano soprattutto riduzioni.

A partire dalle auto (si veda altro articolo in pagina), che per la verità condividono una debolezza non solo italiana. Tra gennaio e luglio l’output tedesco di vetture si riduce infatti di 400mila unità, tra Messico, Stati Uniti e Canada il primo semestre produce un “rosso” di vendite di 700mila vetture. E soltanto in Cina in sette mesi le immatricolazioni si riducono di 2,2 milioni: come se in un colpo solo venissero a mancare gli acquisti di vetture realizzati dalle famiglie di Italia ed Austria messe insieme.

Non stupiscono così le difficoltà della nostra componentistica, legata a doppio filo ai costruttori stranieri, con il settore dei prodotti in metallo ad esempio a cedere il 3% nei ricavi di giugno, proseguendo il trend negativo avviato da qualche mese e già in grado di produrre effetti concreti nei singoli territori. È soprattutto la meccanica, infatti, ad aver prodotto per Vicenza il primo trimestre in rosso della produzione dal lontano 2013.

Se il quadro delle vendite non è esaltante, i dati Istat di giugno paiono ancora più deludenti guardando ai ricavi futuri, rappresentati dagli ordini raccolti dalle imprese.

Anche se il dato (solo grezzo quello elaborato in questo caso dall’Istat) è penalizzato dalla presenza di una giornata lavorativa in meno, il calo medio del 4,8%, determinato soprattutto da un crollo di oltre nove punti oltreconfine, non può essere derubricato ad ordinaria amministrazione. Anche perché, allargando il quadro all’intero semestre per mitigare la volatilità del singolo dato mensile, il quadro resta comunque sconfortante: -2,5% per le commesse delle nostre imprese, che invece un anno fa sperimentavano per lo stesso indicatore una crescita superiore ai quattro punti percentuali.

Per gli ordini, così come per ricavi, il risultato peggiore è per il comparto farmaceutico, in calo a doppia cifra. Ma anche guardando altrove il clima non cambia, con i mezzi di trasporto (diversi dalle auto) a presentare l’unico segnale convincente di crescita nel mese.

Il quadro è purtroppo coerente e già nelle indicazioni preliminari Istat sul Pil del secondo trimestre (oggi la stima finale) l’industria era vista offrire un contributo negativo. Lo conferma l’andamento della produzione industriale, che nei primi sei mesi dell’anno cede lo 0,8%, anche per effetto di una domanda estera meno brillante rispetto al passato. Se l’export a lungo ha rappresentato un’alternativa valida alla debolezza della domanda interna , quel percorso oggi pare decisamente più accidentato rispetto al passato, come testimoniano gli ultimi dati: se nel primo semestre il made in Italy spunta ancora un progresso medio del 2,7%, nel mese di giugno (-4,6%) si registra una preoccupante battuta d’arresto che vede come epicentro proprio la Germania (-8%), nostro primo mercato di sbocco internazionale. Siamo in presenza di un’economia italiana indebolita – ricorda il centro studi di Confindustria – e che non mostra segnali di inversione di tendenza, con un calo delle commesse che segnala una dinamica fiacca se non negativa nei mesi estivi e con la domanda estera a rappresentare l’anello debole.

Così, non stupisce che di fronte a questi dati gli umori di imprese e famiglie si orientino al ribasso, come evidenziato dalle ultime rilevazioni Istat sugli indici di fiducia, realizzate proprio a cavallo della crisi di Governo innescata da Salvini. A colpire è in particolare la progressiva perdita di fiducia da parte dei consumatori, sempre più pessimisti nei giudizi sull’economia del nostro paese. Se ad aprile 2018 (subito dopo il voto) a vedere nero sul Paese era il 32% del campione, oggi questa percentuale è lievitata fino al 47%, quasi un italiano su due.

I timori maggiori sono ora sugli effetti collaterali di questo quadro, in particolare sul mercato del lavoro. Che in genere, in un senso o nell’altro, reagisce con qualche periodo di ritardo rispetto all’andamento dell’attività industriale. Se nei primi sei mesi accelera la trasformazione dei contratti verso il tempo indeterminato (da 231.866 a 372.016, con una variazione netta positiva dei rapporti a tempo indeterminato per 322mila contratti), segnali non brillanti arrivano dagli ammortizzatori sociali, più reattivi rispetto al ciclo economico: a luglio, comunica l’Inps, le ore di cassa integrazione autorizzate sono cresciute del 33,5%.