Papa Francesco e la difesa della vita

di Chiara Mantovani

Sabato 25 maggio papa Francesco ha pronunciato parole molto serie ed impegnative a difesa dei bambini ancora non nati. Ha ricordato, senza inventare nulla di nuovo, né per la scienza né per la fede — e senza mezzi termini — che anche i concepiti malati vanno accolti per quel che sono: esseri umani dignitosamente portatori di diritto alla vita. Non prodotti malriusciti da scartare. 

Eppure, nemmeno sull’onda dello strumentale e parziale apprezzamento che il Santo Padre sta raccogliendo ultimamente quando predica l’amore al prossimo, nessuna voce laudativa si è levata dai nuovi estimatori. Ritorna la profezia di un grande scienziato, il prof. Jérôme Lejeune (1926 – 1994): l’embrione è segno di contraddizione. È il banco di prova di ogni antropologia, che smaschera qualsiasi finta solidarietà: se non difendi il più piccolo, il più innocente e il più “inutile” degli uomini, chi sarà mai davvero difeso, protetto, accolto?

Effettivamente la portata delle affermazioni di Papa Francesco è enorme: non solo l’ovvio, seppure spesso tacitato, giudizio negativo sull’aborto; non solo la condanna senza tentennamenti di quello che da ogni parte, anche medica, anche cattolica, viene chiamato “aborto terapeutico”. Laddove fosse terapia, bisognerebbe ammettere che la morte è una medicina: e sarebbe la morte della medicina. Nel dialogo pontificio c’è la dichiarazione, implicita a fortiori, che se è profondamente umano e segnatamente cristiano prendersi cura del malato, non passa differenza tra l’essere umano appena concepito e quello carico di anni che si affaccia al mistero della morte. Ogni uomo ha il diritto non a una salute perfetta, bensì alla vita che lo anima. 

C’è un passaggio-chiave, in questa che sembra una chiacchierata a braccio, che invece rivela una minuziosa preparazione: «L’utilizzo della diagnosi prenatale per finalità selettive va scoraggiato con forza, perché espressione di una disumana mentalità eugenetica». Forse non tutti, ma certamente coloro ai quali non è piaciuta, hanno ben compreso che qui ci si riferisce non solo all’aborto di un soggetto in utero, ma anche a tutte le selezioni ordinarie e innumerevoli derivanti dalla procreazione artificiale, rese anche in Italia possibili e lecite dallo stravolgimento della legge 40/04 effettuato dalle sentenze della Corte Costituzionale.

Papa Francesco non è solito fare citazioni, ma nelle parole di questa udienza è evidentissimo l’insegnamento costante della Chiesa in materia di aborto, colorito anche da una espressività che certamente irrita la levigata ipocrisia dei restauri linguistici cui siamo assuefatti: «Delle volte noi sentiamo: “Voi cattolici non accettate l’aborto, è il problema della vostra fede”. No: è un problema pre-religioso. La fede non c’entra. Viene dopo, ma non c’entra: è un problema umano». «Soltanto due frasi ci aiuteranno a capire bene questo: due domande. Prima domanda: è lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema? Seconda domanda: è lecito affittare un sicario per risolvere un problema? A voi la risposta. Questo è il punto. Non andare sul religioso su una cosa che riguarda l’umano. Non è lecito. Mai, mai eliminare una vita umana né affittare un sicario per risolvere un problema».

Colpisce, inoltre, cogliere un ulteriore tratto comune con la proverbiale accuratezza dei pontefici: papa Francesco (come già era noto per i suoi predecessori: inarrivabile la raffinatezza culturale di Pio XII che convocava i migliori scienziati, non importava di quale religione o nazionalità, per studiare e farsi spiegare esattamente i termini dei problemi che poi avrebbe affrontato in discorsi e encicliche) mostra di avere ricevuto informazioni medico-scientifiche aggiornate su terapie intrauterine all’avanguardia, su hospice e confort care perinatale, che «ottengono risultati sorprendenti in termini clinico-assistenziali e forniscono un essenziale supporto alle famiglie che accolgono la nascita di un figlio malato»«Tali possibilità e conoscenze devono essere messe a disposizione di tutti per diffondere un approccio scientifico e pastorale di accompagnamento competente»

Una boccata d’ossigeno, un ripasso che conferma e irrobustisce, un punto da cui ripartire per una rinnovata campagna per la Vita.

Segnali incoraggianti arrivano anche da oltreoceano: l’aborto è sempre meno percepito come inarrestabile e, timidamente ma inesorabilmente, il buon senso fa capolino tra le tenebre fitte dell’oscurantismo della ragione.