PARLIAMO DI BAMBINI “RUBATI” ALLE FAMIGLIE NATURALI….. VENERDI’ 26 LUGLIO 2019 TUTTI A MODENA ALLE 20,00!!!!!!

INTERVENTO DI ANDREA GALLI ALL’ASSEMBLEA REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA SUL TEMA E SU ALTRO :

“La collega Roberta Mori, presidente Pd della Commissione Parità della Regione Emilia Romagna e relatrice della proposta di legge regionale contro l’Omotransnegatività, legge pericolosa o almeno discutibile sul piano dei contenuti, avrebbe dovuto fare un passo indietro e dimettersi dall’incarico di presidente della Commissione o, almeno almeno, dal ruolo di relatrice della legge sull’Omotransnegatività oggi in discussione; fu  anche lei, infatti a sostenere, appoggiare, elogiare in tutti i modi l’operato di una dei principali indagati dell’inchiesta Angeli e Demoni, Federica Anghinolfi, invitandola anche in Commissione regionale e a prendere il Sistema degli affidi della Val d’Enza a modello per la Regione’. Così il capogruppo di Forza Italia in Regione Andrea Galli ribadisce il suo no alla legge sulla omotransnegatività e sottolinea nuovamente il parallelo con il caso di Bibbiano.
“Oggi la collega Mori e con lei il PD si lanciano in ardite diffide e minacce di querele verso tutti coloro che possano affiancare il loro nome a questa vicenda, ma come potrebbe essere altrimenti? Per la collega Mori il “Sistema” Bibbiano è stato addirittura un modello da esportare e in Commissione annunciò anche l’intenzione di promuovere in Val D’Enza ‘un incontro pubblico della commissione, per ascoltare il territorio e condividere azioni di sistema’ – continua Andrea Galli. ‘Ma la legge in discussione oggi non solo è totalmente inopportuna alla luce della scandalosa vicenda di Bibbiano, ma è di per sé sbagliata. Con questa norma si è partiti da un termine nuovo, inventato di sana pianta. Omotransnegatività è una parola utile alla sinistra perchè postpone la repressione delle discriminazioni alla censura delle opinioni ed idee che non corrispondono alla propria visione del mondo. Una parola generica, vuota, da colmare con un significato a piacimento e che lascia la possibilità di comprendere e condannare, ad ampio spettro, qualsiasi aspetto etico, sociale ed educativo diverso da quello di proposto dalla sinistra. Con tutti gli emendamenti approvati la parola è scomparsa, resta comunque una legge autoritaria e liberticida che  mette un bavaglio ad associazioni, genitori, uomini e donne liberi che manifestano un pensiero contrario al vostro grazie alla libertà di espressione, sancita dalla nostra Costituzione. Dopo l’approvazione di questa legge verrà discriminato infatti chiunque oserà esprimere un proprio parere che vada a discostarsi da quello che pare ormai sempre più essere “il pensiero unico”. Basti pensare che questa legge bavaglio prettamente ideologica mira a colpire, come si legge all’articolo 1, comma 1, anche le situazioni di “potenziali” discriminazioni – chiude Galli -. Faccio infine presente che nell’ultima ricerca Istat sul tema dell’Omosessualità “La popolazione Omosessuale nella Società Italiana” del 2011 vi è scritto che secondo i cittadini italiani gli omosessuali e le persone transessuali sono discriminate meno che in passato’.


Giuseppe Grana, medico e presidente del circolo culturale cattolico “Il Faro” di Modena, interviene sul tema: “Emilia Romagna Lgbt: il reato di opinione sarà provvedimento regionale?!”

L’Emilia Romagna sta per approvare una legge regionale tesa sia a vietare la libertà di opinione in materia di omosessualità / transessualità sia ad indottrinare gli studenti al credo gender. Il progetto di legge di iniziativa del Consiglio comunale di Bologna è intitolato: “Contro l’omotransnegatività e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”: una norma che parla di violenza verbale e psicologica in modo generico, che prevede privilegi nel lavoro per le persone Lgbt, che intende vigilare sulle notizie diffuse dai media e indottrinare gli studenti a favore del mondo Lgbt; una stretta alla libertà di espressione in cui la discriminazione si realizza anche prima che il fatto si compia, una norma in cui i trans hanno diritti speciali.

Sulla proposta di legge il Forum delle Associazioni familiari dell’Emilia-Romagna aveva espresso un parere fortemente contrario mediante un documento consegnato mercoledì 13 febbraio durante l’udienza conoscitiva sulla legge regionale tenutasi nella sala dell’Assemblea legislativa di viale Aldo Moro a Bologna dove erano presenti anche i rappresentanti di 13 associazioni pro-family che si erano dichiarati assolutamente contrari alla proposta di legge suddetta, motivandone il dissenso. In aggiunta alle considerazioni negative e di incostituzionalità evidenziate dall’avvocato Elisa Rossini, i pro-family avevano poi diffuso l’analisi critica del progetto di legge fatta dall’avvocato faentino professor Paolo Bontempi il quale, tra l’altro, segnalava che:

• IlfamosoPewResearchCenterdiWashington, ha pubblicato uno studio da cui è emerso che l’Italia si colloca tra le dieci nazioni più gay friendly del mondo, col il 74% della popolazione che dichiara la propria non ostilità all’omosessualità, subito dopo Gran Bretagna (76%) e Francia (77%);

Lo stesso UNAR ha attestato che non risultano casi accertati di discriminazione per l’accesso all’alloggio, nel lavoro pubblico e in quello privato.

Da tali dati si evince subito la mancanza di un’esigenza concreta della collettività per una legge a tutela delle sole discriminazioni (anche potenziali o recepite come tali) derivanti dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Le leggi vanno emanate solo quando è necessario soddisfare e recepire reali esigenze della intera collettività e non di singoli interessi settoriali.

Dopo tali eventi sembrava che il progetto di legge regionale sull’omotransnegatività fosse stato accantonato. Ci è giunta, notizia, invece, che il progetto suddetto verrà votato in assemblea legislativa regionale il prossimo 24 luglio.

Tale famigerato progetto di legge non merita di essere approvato, anche se emendato, come dimostra anche la recentissima analisi dell’avvocato Francesco Farri, dottore di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma. Chi può, continui a sensibilizzare i consiglieri e gli assessori regionali, a qualsiasi partito essi appartengano.

Giuseppe Grana, 22 luglio 2019


Diciamo no all’utero in affitto

Si discute il 24 luglio il disegno di legge regionale sull’omotrans-fobia. Caltabiano del Forum Famiglie: “Perché solo per questa forma di discriminazione?”

Un neologismo, “omotransnegatività”, che dovrebbe puntare a combattere le discriminazioni e le violenze nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender e che dà il nome a una proposta di legge regionale parecchio discussa e che sta sollevando tante polemiche. Legge che sarà discussa a giorni in aula.

Un no chiaro all’utero in affitto è stato detto, ma resta una legge ideologica. È il giudizio che danno della proposta di legge regionale “anti-discriminazione” sull’omotrans-fobia (ribattezzata così, invece che sull’omotrans- negatività dopo alcuni degli emendamenti passati nei giorni scorsi in Commissione), il Forum regionale delle Associazioni famigliari e la Papa Giovanni XXIII che nei mesi passati hanno fatto rete con altre associazioni (alcuperché delle quali femministe o non cattoliche) nel dissenso in particolare all’utero in affi tto.

La legge dovrebbe andare al voto in aula il 24 luglio, dopo il passaggio in commissione di tutti e 24 gli emendamenti proposti (e approvati all’unanimità) dal Pd e la non ammissione degli altri 200 presentati dalle opposizioni. E c’è da scommettere che a questo punto il testo passerà così com’è.

“Ci auguriamo – dichiara Alfredo Caltabiano, presidente del Forum Famiglie – ulteriori ripensamenti, ma ormai per motivi politici ed elettorali sappiamo che verrà approvata così. Ma noi chiederemo altre leggi contro le altre forme di discriminazione: non si capisce contro l’omotransfobia ci debba essere una corsia preferenziale”. È il punto che dall’inizio dell’anno, da quando è stato presentato il disegno di legge regionale, Forum e Papa Giovanni rilevano con più forza: “A chi vota questa legge – ragiona Caltabiano – chiediamo di dirne in modo chiaro le finalità: se l’obiettivo è combattere le discriminazioni, ci siamo anche noi; ma se è quello di indottrinare, inculcare un modello di vita e smontare la famiglia, luogo della prima socializzazione, per indottrinare il singolo, non ci stiamo”. Al testo originario, grazie all’emendamento presentato dalla maggioranza in commissione, è stato aggiunto un significativo rifiuto all’ipone tesi di “gestazione per altri” (gpa) fortementecriticato dalle associazioni Lgbt e dalla sinistra radicale ed è stata tolto il riferimento al semplice giudizio negativo sull’omosessualità (di qui il passaggio da omotrans-negatività a omotrans-fobia). “Con gli emendamenti passati in commissione – aggiunge Andrea Mazzi, animatore generale del Servizio Famiglia e Vita della Papa Giovanni XXIII – si è alleggerito l’impianto di autodeterminazione che è la base della legge, e che avrebbe potuto portare alla pretesa dal Servizio sanitario nazionale di prestazioni come, ad esempio, il cambio di sesso o appunto l’utero in affitto”. Modifiche rilevanti, quindi, ma non sufficienti per il Forum e la Papa Giovanni. “Anche perché – racconta Mazzi – le persone omosessuali che conosciamo e con cui stiamo facendo dei percorsi, non è questo che chiedono. Chiedono attenzione per sé e per il loro cammino, rispetto, ascolto e accoglienza non strumentalizzazioni in base a un progetto ideologico o rivendicazioni in base a una semplice logica parificatoria”. Oltretutto il testo che probabilmente verrà approvato, aggiunge Mazzi, “apre canali di finanziamento destinati a chi porta avanti l’ideologia Lgbt e permetterà di finanziare progetti nelle scuole che non vanno nella direzione di un’educazione equilibrata all’affettività”. Un risultato, però, in questi mesi è stato raggiunto, importante per entrambi gli interlocutori: ed è stato coagulare la ribellione contro la pratica disumana dell’utero in affi tto. Non più tardi di una settimana fa, il comunicato stampa che criticava l’avvio della discussione sul progetto di legge (senza gli emendamenti) è stato firmato assieme alla Papa Giovanni (confermato successivamente dal Forum), anche da sigle del mondo femminista: FreeDomina, Giù le mani dai bambini e dalle donne, RadFem Italia e Rua (Resistenza all’utero in affitto). “È stato il classico esempio – conclude Caltabiano – di come tra associazioni diversissime si possano trovare punti di incontro e, a partire da essi, ragionare assieme ai partiti e alle persone, su come migliorare le leggi. È la strada da seguire: un modello che il Forum intende portare avanti in tutte le occasioni possibili”.

Daniela Verlicchi


Non toccate i bambini. Mai

La rubrica di approfondimento a cura del dottor Danilo Littarru

Carissimi lettori, oggi, nell’atto del congedo che ci conduce verso la via del meritato riposo, voglio esprimere la mia riconoscenza nei vostri confronti, per l’attenzione e per le numerose manifestazioni d’affetto. Ricevere le vostre email è segno che questo spazio, dedicato all’educazione e alla psicologia dell’età evolutiva, può essere d’aiuto e un punto di riferimento, in un giornale come il nostro che ha il dovere di annunciare la Verità e la Speranza, in una società liquida e avulsa, che spesso perde di vista le priorità a favore di un apparire e di una ostentazione, sempre più marcata e preoccupante.

La riflessione di oggi, verte su una notizia di cronaca che mi ha scosso profondamente. Abbondan- temente provato dai fatti della scuola di Bibbiano, che hanno mostrato ancora una volta il fraintendimento generale in cui versano le agenzie educative e dove la sete di potere e di soldi della belva umana non si è fermata neanche davanti alla vita giovane di bambini, e al dolore lacerante di genitori, stretti in una morsa di ingiurie e vergogne. Senza limiti. Avrei desiderato la medesima eco mediatica di altri episodi di cronaca, una presa di coscienza tale da ridisegnare gli assetti del mondo dei minori con normative chiare e lineari che consentissero l’applicazione di pene esemplari. Spesso cavilli burocratici, scappatoie giuridiche, incapacità varie, portano ad un alleggerimento della pena. Errore madornale. Chi sbaglia con i minori deve pagare per intero la colpa.

Stamane, la consueta lettura dei quotidiani, mi ha fatto assaporare l’asperrimo di un’altra violenza gratuita. Stavolta ai danni di un ragazzo di 14 anni, autistico, ad opera di un docente (?) che avrebbe dovuto sostenerlo e accompagnarlo nel suo percorso scolastico. Schiaffi, spintoni, strette al capo e al collo, erano panequotidiano in uno scenario desolante dove ancora una volta, la scuola, culla della formazione e dell’educazione, diventa il palcoscenico dell’arroganza, della tracotanza, della sopraffazione del più forte nei confronti del più debole. Le immagini registrate da alcune videocamere nascoste in classe dai militari, certificano il misfatto e le orrende gesta dell’insegnante di sostegno. Sono comportamenti che vanificano e sviliscono i sacrifici e le battaglie per diffondere una cultura rinnovata sulla neurodiversità, una cultura del rispetto, dell’accoglienza, affinché bambini e ragazzi con disabilità vengano non solo accettati ma supportati e amati dalla società. Resto basito e disarmato, quando gli autori di questi esecrabili gesti sono proprio gli educatori, e loro dovrebbero ricordarsi ogni volta che varcano la porta di una scuola che con l’esempio che si educa e col mal esempio si dis-educa. Esemplari del genere, a cui spetterebbe il Nobel per la mostruosità, svuotano di contenuto tutto lo sforzo di insegnanti capaci e amanti del loro lavoro,che si sfiancano quotidianamente per costruire cattedrali di luce, incarnando la pedagogia del gaudium vitae.

Episodi come questo, ripropongono l’annoso problema della selezione degli insegnanti, un aspetto ancora tralasciato che invece andrebbe approfondito. Non può bastare una laurea per insegnare o un corso abilitante, servono competenze emotive e comunicative. Significa alfabetizzare emotivamente gli insegnanti, perché gli allievi, per imparare hanno bisogno di essere in contatto emotivo con il docente. Significa costruire spazi fisici e mentali in cui il discente possa esprimere il suo patrimonio emotivo per poi elaborarlo attraverso l’operazione di contenimento del docente. Così come le capacità di contenimento della madre, permettono al neonato di crescere e svilupparsi, secondo quanto afferma Winnicott, parimenti, la relazione con l’insegnante deve costituire un universo in cui l’allievo deve sentirsi libero di esprimere le sue emozioni. A maggior ragione un ragazzo con neurodiversità.

Ho sempre pensato che l’insegnamento sia una nobile arte, una professione in cui è richiesta non solo la preparazione didattica e contenutistica, ma anche la capacità dell’accompagnare il ragazzo nella scoperta dei suoi talenti. Immagini così crudeli, dicono quanto ancora si debba lavorare per migliorare. La qualità della scuola la fanno anzitutto gli insegnanti. Alla scuola di oggi non servono insegnanti frustrati o insegnanti depressi, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, pronti a scaricare le proprie nevrosi sugli alunni. Insegnare è una missione, anzi, una vocazione, che richiede equilibrio, stabilità, e controllo. Ignazio d’Antiochia, in un pensiero illuminante scriveva che si educa con quel che si dice, ancor più con quel che si fa, molto di più con quel che si è.

Chi sa di non avere le capacità di stare in mezzo ai ragazzi deve essere capace di fare un passo indietro, chi invece deve controllare, lo faccia, senza far finta di non vedere o sapere. Il bene dei ragazzi deve prevalere su tutto. E se fosse arrivato il tempo di scrutinare e bocciare anche gli insegnanti?

Danilo Littarru danlit@tiscali.it