COSA INTENDIAMO PER “PROCEDURA D’INFRAZIONE” per l’Italia da parte della UE???

TANTO PER FARSI UNA RISATA ALLA DI MAIO

Fasi della procedura di infrazione

La Commissione individua possibili violazioni del diritto dell’UE sulla base delle proprie indagini o di denunce da parte di cittadini, imprese e altre parti interessate.

Procedura formale

Se il paese dell’UE interessato non ha comunicato le misure che recepiscono completamente le disposizioni delle direttive o non rettifica la presunta violazione del diritto dell’UE, la Commissione può avviare una procedura formale di infrazione. La procedura si articola in più tappe stabilite nei trattati dell’UE, ciascuna delle quali si conclude con una decisione formale:

  1. la Commissione invia una lettera di costituzione in mora con cui richiede ulteriori informazioni al paese in questione, che dovrà inviare una risposta dettagliata entro un termine preciso, in genere due mesi.
  2. Se la Commissione giunge alla conclusione che il paese è venuto meno ai propri obblighi a norma del diritto dell’UE, può inviare un parere motivato, vale a dire una richiesta formale di conformarsi al diritto dell’Unione in cui spiega perché ritiene che il paese violi il diritto dell’UE. La Commissione chiede inoltre al paese interessato di comunicarle le misure adottate entro un termine preciso, in genere due mesi.
  3. Se il paese continua a non conformarsi alla legislazione, la Commissione può decidere di deferirlo alla Corte di giustizia. La maggior parte dei casi viene risolta prima di essere sottoposta alla Corte.
  4. Se un paese dell’UE non comunica le misure che attuano le disposizioni di una direttiva in tempo utile, la Commissione può chiedere alla Corte di imporre sanzioni.
  5. Se la Corte ritiene che il paese in questione abbia violato il diritto dell’Unione, le autorità nazionali devono adottare misure per conformarsi alle disposizioni della sentenza della Corte.

Mancato rispetto di una decisione della Corte

Se, nonostante la sentenza della Corte di giustizia, il paese continua a non rettificare la situazione, la Commissione può deferirlo dinanzi alla Corte.

Sanzioni pecuniarie

Quando un paese viene deferito alla Corte di giustizia per la seconda volta, la Commissione propone che la Corte imponga sanzioni pecuniarie, che possono consistere in una somma forfettaria e/o in pagamenti giornalieri.

Le sanzioni sono calcolate tenendo conto di vari elementi:

  • l’importanza delle norme violate e gli effetti della violazione sugli interessi generali e particolari
  • il periodo in cui il diritto dell’Unione non è stato applicato
  • la capacità del paese di pagare, con l’intento di assicurare che le sanzioni abbiano un effetto deterrente.

L’importo proposto dalla Commissione può essere modificato dalla Corte nella sentenza.
la regola del debito «non è stata rispettata» nel 2018, nel 2019 e non lo sarà nel 2020, e quindi «è giustificata» una procedura per debito eccessivo: lo scrive la Commissione Ue nel rapporto sul debito italiano. In sostanza, l’Italia ha violato le regole e le «recenti misure» prese dal governo hanno arrecato ulteriori «danni» allo stato di salute dei conti pubblici. Per Bruxelles il rallentamento economico «spiega solo in parte l’ampio gap» nel rispetto della regola, e la «retromarcia» su alcune riforme pro-crescita del passato, come quella delle pensioni, e il deficit proiettato oltre il 3% nel 2020, rappresentano «fattori aggravanti».

«Procedura d’infrazione non ancora aperta»

«L’Italia non ha rispettato la regola del debito e una procedura è giustificata, ma non stiamo aprendo la procedura oggi», perché «prima devono esprimersi gli Stati membri», ha spiegato comunque il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, ricordando che la questione va al di là della procedura, perché «la crescita è quasi al palo». Il governo presieduto da Giuseppe Conte, ha spiegato Dombrovskis, ha provocato «danni» all’economia con le misure adottate nel corso dell’ultimo anno: «Quando guardiamo all’economia italiano vediamo i danni che stanno facendo le recenti scelte politiche», ha aggiunto.
«La mia porta resta sempre aperta. Siamo sempre pronti ad ascoltare», ha invece commentato il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, dopo aver annunciato che la procedura per il debito è giustificata.
Intanto, mente la Commissione ha chiuso la procedura contro la Spagna, ha anche «perdonato» la Francia: «Lo sforamento del 3% della Francia è solo temporaneo, per un anno, al 3,1% per il 2019» e «i criteri di deficit e debito sono rispettati». Così lo stesso Moscovici ha spiegato il diverso trattamento tra Italia e Francia. «Dal 2020 il deficit riscende largamente sotto il 3%, al 2,2%». E per quanto riguarda il debito pubblico, il rispetto del programma da parte della Francia non giustifica l’apertura di una procedura formale.PUBBLICITÀinRead invented by TeadsLE RACCOMANDAZIONI

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Il peso del debito

«Il debito italiano resta una grande fonte di vulnerabilità per l’economia» e «le nuove misure e il trend demografico avverso capovolgono in parte gli effetti positivi delle riforme pensionistiche del passato e indeboliscono la sostenibilità a lungo termine» delle finanze, danneggiata anche dall’ «aumento dei tassi d’interesse dei titoli di Stato osservato nel 2018 e 2019», scrive ancora la Commissione Ue nel rapporto sul debito italiano.TRA ROMA E BRUXELLES

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Fardello per ogni italiano pari 38.400 euro

In venti pagine la Commissione europea fa l’analisi dell’economia italiana partendo dall’alto debito pubblico che nel 2018 ha raggiunto il 132,2%, il secondo più grande nell’Unione e «uno dei più grandi al mondo». E che nel 2018, ricorda il documento, ha rappresentato un fardello per ogni italiano pari 38.400 euro. «L’alto debito toglie all’Italia lo spazio fiscale che serve a stabilizzare la sua economia in caso di choc macroeconomici» ma soprattutto rappresenta «un carico intergenerazionale che andrà a pesare sugli standard di vita delle future generazioni».

Via le tasse dal lavoro, combattere evasione

Usare le entrate inattese per abbattere il debito, spostare la tassazione dal lavoro, combattere l’evasione, specialmente l’omessa fatturazione, rafforzando l’uso di pagamenti elettronici, e abbassando la soglia per i pagamenti in cash. Attuare pienamente le passate riforme delle pensioni per ridurre il peso di quelle di vecchiaia sulla spesa pubblica e creando spazio per altre spese sociali pro-crescita: sono alcune delle raccomandazioni della Ue all’Italia (leggi qui, l’articolo di Corinna De Cesare sulle richieste avanzate dalla Commissione Ue all’Italia).

Italia «vulnerabile»

Per la Commissione il debito pubblico è «la maggiore causa di vulnerabilità per l’economia italiana», dunque ridurlo «dovrebbe rimanere una priorità». L’Italia ha fatto progressi limitati rispetto alle raccomandazioni del 2018 e l’agenda per le riforme strutturali prevista per il 2019 è frammentata e si basa su riforme passate. Bruxelles punta il dito contro Quota 100 per gli effetti sulle finanze pubbliche e per non avere ridotto le tasse sul lavoro, preferendo invece i trasferimenti. Il rallentamento dell’economia e dunque del Pil pesa ulteriormente sulla possibilità di ridurre il debito e l’attesa è per un deficit che nel 2020 supererà il 3%, il tetto dei parametri europei. Tutti fattori che hanno spinto la Commissione a ritenere la procedura per debito eccessivo «giustificata».