IL DATO PRELIMINARE DEL P.I.L. ITALIANO DI OGGI….. OKKIO

Spread, già scontato S&P Il test è su Pil e maxi-asta

Titoli di Stato. Gap con il Bund giù di un solo centesimo a 259 dopo la grazia sul rating I francesi di Dorval-Natixis: «Italia più sana del 2013, il differenziale può calare ancora»

Chi si attendeva un sospiro di sollievo da parte degli investitori per la «grazia» concessa da Standard &Poor’s, che venerdì sera ha mantenuto invariato a «Bbb» il giudizio sul debito italiano, è rimasto probabilmente deluso nel vedere ieri il rendimento dei titoli di Stato decennali italiani restare pressoché invariato al 2,59% e lo spread con la Germania ridursi di appena un punto a quota 259. Il mercato aveva però in parte anticipato il movimento venerdì scorso, riducendo di 10 punti quello scarto che nelle giornate precedenti si era portato ai massimi degli ultimi due mesi, sia in relazione ai dissidi all’interno della compagine di Governo sia appunto in previsione del responso sul rating.

L’atteggiamento prudente di ieri potrebbe però essere legato anche ai due eventi di rilievo che interesseranno in via diretta e indiretta il debito italiano questa mattina: l’asta con cui il Tesoro piazzerà sul mercato fino a 6,5 miliardi di euro fra BTp a 5 e 10 anni e CcT e la diffusione dei dati preliminari sul Pil del primo trimestre dell’anno. Sul primo tema però l’aiuto stavolta potrebbe arrivare anche da motivazioni squisitamente tecniche. Come fa notare Chiara Cremonesi di UniCredit Research, la settimana appena iniziata è infatti una delle più «liquide» dell’anno per il mercato obbligazionario europeo, con titoli di Stato in scadenza per 40 miliardi e un ulteriore apporto di cedole maturate per 10 miliardi in Italia e Spagna che dovrebbe garantire il necessario sostegno sul primario.

Il dato sulla (eventuale) crescita è, come prevedibile, al centro delle attese dopo i due trimestri consecutivi negativi che hanno fato ripiombare l’Italia in una recessione tecnica. Un’inversione di tendenza sarebbe di certo salutata con favore dal mercato, anche se lo sguardo della comunità finanziaria tenderà ad andare oltre le cifre dei primi tre mesi del 2019. La stessa S&P si aspetta che l’attività economica possa aumentare dello 0,1% quest’anno e riprendersi allo 0,6% nel 2020, e in generale fra gli analisti sembra respirarsi un’aria meno pesante rispetto a quella di qualche settimana fa.

«Qualunque sia il dato diffuso oggi sono del parere che l’economia italiana si trovi in una situazione migliore di quella del 2012-13, epoca dell’ultima recessione», sostiene per esempio François-Xavier Chauchat, capo economista di Dorval Asset Management, ponendo l’attenzione sul declino in atto nelle sofferenze bancarie e soprattutto sulla mano della Bce «che tutt’ora permette alle famiglie e alle imprese italiane di finanziarsi a tassi di interesse bassi, inferiori al 2%».

L’Italia rappresenta sotto questo aspetto il caso limite di un fenomeno, quello della sopravvalutazione della frenata economica in atto da parte di molti economisti e quindi anche dei mercati, che ha interessato l’Europa intera. «Siamo in presenza di un’economia a due livelli -aggiunge Chauchat – con un’industria manifatturiera in grave difficoltà per ragioni principalmente esterne, come la crisi del settore auto e il rallentamento della Cina, mentre i settori più domestici continuano a godere dei benefici del sostegno ottenuto dalla Bce».

Un ragionamento simile è facilmente trasferibile agli stessi BTp, il cui valore sembrerebbe quindi sottovalutato rispetto ai reali fondamentali economici italiani, specie se paragonato agli altri titoli di Stato di Paesi periferici quali Spagna e Portogallo. «Questo è principalmente il riflesso dell’incertezza politica – ammette l’economista della società di investimento francese, controllata dal gruppo Natixis – ma esiste anche un’altra ragione importante connessa all’improvviso calo della liquidità che ha colpito il mercato dei BTp lo scorso anno».

Un fenomeno simile ha provocato un eccesso di volatilità che ha spaventato molti gestori obbligazionari, costringendoli a «fuggire» dal debito italiano, ma sta in parte rientrando. «Se anche i prossimi dati economici non dovessero essere poi così negativi, il rendimento del decennale italiano potrebbe arrivare al 2% o scendere anche sotto questo livello» promette Chauchat. Il dato sul Pil di questa mattina, per quanto preliminare, potrebbe quindi indicare già la direzione.