
**CAPITOLO 1
Le radici: nascere nella fede**
Sono nato a Carpi, in provincia di Modena, il 15 aprile del 1965, in una famiglia profondamente segnata da una tradizione cristiana autentica, vissuta più nei gesti quotidiani che nelle parole.
Fin da bambino ho respirato un clima in cui la fede non era un obbligo, ma una presenza costante, quasi naturale. Era parte della vita, come l’aria. Questo ambiente ha rappresentato il primo terreno fertile su cui si è formata la mia identità.
Due esperienze, in particolare, hanno inciso profondamente nella costruzione della mia personalità.
La prima è stata quella del Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich. Ho iniziato il mio percorso come GEN, vivendo fin da giovane un’idea di comunità fondata sull’unità, sul dialogo e sull’amore reciproco. Crescendo, ho poi scelto di diventare volontario, approfondendo una dimensione più consapevole e impegnata della mia fede.
La seconda esperienza fondamentale è stata quella negli Scout dell’AGESCI. Lì ho imparato il valore della responsabilità, della condivisione, del sacrificio e della strada — intesa non solo come percorso fisico, ma come metafora della vita. Il momento della “partenza”, sancito con la sottoscrizione della Carta di Clan, ha rappresentato per me una scelta importante: quella di diventare protagonista della mia vita, con valori chiari e una direzione precisa.
Sono state queste due realtà a formarmi davvero: la fede vissuta e l’impegno concreto. Due binari che, ancora oggi, continuano a guidare il mio cammino.
**CAPITOLO 2
La musica: la voce della mia anima**
Se la fede ha costruito le mie fondamenta, la musica è stata la voce della mia anima.
La mia passione per la musica nasce presto, quasi come un richiamo naturale. A 14 anni prendo in mano la chitarra e, da autodidatta, inizio a suonare. Non c’erano schemi, non c’erano insegnanti: solo curiosità, istinto e voglia di esprimermi.
Era un modo per raccontarmi senza parole.
Col tempo, però, sento il bisogno di crescere, di dare struttura a quella passione. Inizio così gli studi di percussioni con il maestro Marcello Davoli, che mi apre un mondo fatto di tecnica, ritmo e disciplina.
Successivamente mi avvicino alla batteria, studiando con Paolo Lancellotti, storico batterista dei Nomadi. Un’esperienza importante, che mi ha permesso di entrare in contatto con una dimensione musicale più professionale, più consapevole.
La musica, per me, non è mai stata solo un hobby. È stata una compagna di vita. Nei momenti difficili, nei momenti di entusiasmo, nelle scelte importanti: la musica c’era sempre.
Era libertà. Era identità.
**CAPITOLO 3
I primi passi nella politica**
La passione per la politica nasce durante gli anni delle scuole superiori.
Frequentavo l’Istituto Tecnico per Ragionieri “A. Meucci” di Carpi e, già allora, sentivo dentro di me una forte inclinazione verso l’impegno civile. Non era un interesse superficiale: era qualcosa di più profondo, quasi una vocazione.
Mi sono sempre definito un cattolico liberale, un uomo di centro, capace di unire valori e libertà, tradizione e apertura.
A soli 18 anni arriva la prima vera prova: mi candido come rappresentante d’istituto. Era una sfida, ma anche un banco di prova per capire se quella passione poteva trasformarsi in qualcosa di concreto.
Le elezioni andarono bene: venni eletto.
Fu il primo riconoscimento pubblico, il primo passo dentro un mondo che, negli anni, avrebbe avuto un ruolo importante nella mia vita. In quel momento capii che il rapporto con le persone, la capacità di ascolto e il desiderio di costruire qualcosa insieme erano parte integrante di ciò che ero.
**CAPITOLO 4
Amore, dolore e destino**
Crescere significa anche imparare ad amare. E, a volte, imparare a soffrire.
Le prime storie importanti della mia vita arrivano con Paola, una ragazza molto bella di Sustinente, in provincia di Mantova. Un amore giovane, intenso, che lascia il segno.
Successivamente incontro Alessandra Ceroni, di Cesena. Con lei il legame diventa ancora più profondo, tanto da portarci a progettare il matrimonio. Avevo solo 22 anni, ma ero convinto di quella scelta.
Poi, a pochi giorni dalle nozze, accade qualcosa che cambia tutto.
Alessandra mi lascia. La sua scelta è radicale: decide di consacrarsi a Dio nel Movimento dei Focolari.
È stato un colpo durissimo. Uno di quei momenti in cui la vita sembra fermarsi, in cui tutto ciò che avevi costruito crolla improvvisamente.
Ma la vita, spesso, sorprende proprio quando meno te lo aspetti.
Nel maggio dello stesso anno conosco Elisabetta Lorenzetti, di Massa Carrara. Una ragazza bellissima, ma soprattutto una persona con cui nasce subito un legame profondo.
Ci sposiamo nel gennaio del 1989. Io ho 23 anni.
Dal nostro matrimonio nascono tre figli:
- Emanuele, nel 1990
- Francesco, nel 1995
- Silvia, nel 2001
Sono loro il dono più grande della mia vita.
Nel 2005, però, anche questa storia si interrompe: Elisabetta decide di separarsi.
Ancora una volta mi ritrovo a dover ricominciare. Ancora una volta la vita mi mette davanti a una prova.
**CAPITOLO 5
Ripartire: lavoro, incontri e una nuova vita**
Nel 2005 mi trasferisco a Ferrara per lavoro.
È un periodo di cambiamento, di ricerca, di nuove conoscenze. Incontro colleghe, amiche, persone con cui condivido momenti di leggerezza e di confronto. È una fase di transizione, ma anche di crescita personale.
Poi arriva l’incontro che segna una nuova svolta.
Conosco Monica Angelini.
Con lei nasce qualcosa di diverso: più maturo, più consapevole, più profondo. Non è più l’entusiasmo acerbo della giovinezza, ma una scelta costruita sulla vita vissuta.
Nel 2008 ottengo l’annullamento del primo matrimonio.
Nel maggio del 2010 ci sposiamo in chiesa, a Budrione di Carpi.
È una nuova partenza. Non un ritorno indietro, ma un andare avanti con una consapevolezza diversa.
Perché la vita, alla fine, non è una linea retta. È un percorso fatto di cadute e rinascite. E ogni volta che ci si rialza, si è un po’ più forti, un po’ più veri.
**CAPITOLO 6
La politica come servizio: identità, impegno e visione**
Se la mia vita ha avuto un filo conduttore, questo è senza dubbio il senso del servizio.
La politica, per me, non è mai stata un semplice ambito di interesse o uno strumento di affermazione personale. È stata, piuttosto, una naturale evoluzione di quei valori che mi hanno accompagnato fin dall’infanzia: la fede, il rispetto della persona, il senso della comunità.
Negli anni, il mio percorso umano e professionale si è intrecciato sempre più con l’impegno politico, portandomi a maturare una visione chiara: quella di un cattolicesimo sociale capace di dialogare con la modernità, senza perdere le proprie radici.
Mi sono sempre riconosciuto in una posizione di centro, in quella tradizione del cattolicesimo liberale che ha rappresentato una delle colonne portanti della storia italiana. Una tradizione fatta di equilibrio, responsabilità e capacità di mediazione.
In questo solco si inserisce il mio impegno nella Democrazia Cristiana, un’esperienza che non considero solo politica, ma anche culturale e identitaria.
La Democrazia Cristiana, nella sua storia, ha rappresentato molto più di un partito: è stata una scuola di pensiero, una palestra di democrazia, un punto di riferimento per milioni di italiani. Da Don Luigi Sturzo ad Alcide De Gasperi, fino ad Aldo Moro, quella tradizione ha costruito l’Italia repubblicana, tenendo insieme libertà, giustizia sociale e sviluppo.
Il mio impegno si colloca idealmente in quella continuità.
In un tempo in cui la politica appare spesso urlata, divisiva, priva di visione, credo sia necessario recuperare uno stile diverso: fatto di ascolto, competenza e serietà. Una politica che torni a parlare alle persone, che sappia interpretarne i bisogni reali, senza cedere alla superficialità o alla propaganda.
L’esperienza maturata negli anni mi ha insegnato che il vero valore della politica sta nella capacità di costruire, non di distruggere. Di unire, non di dividere.
Oggi il mio impegno è rivolto anche al territorio, alle comunità locali, alle persone che ogni giorno affrontano difficoltà concrete: il lavoro, la famiglia, i servizi, la qualità della vita.
Credo profondamente che sia proprio dal territorio che possa nascere una nuova stagione politica, più autentica e più vicina ai cittadini.
La mia visione è quella di una Democrazia Cristiana rinnovata, capace di essere al tempo stesso fedele ai propri valori e aperta alle sfide del presente. Un partito inclusivo, che sappia accogliere sensibilità diverse, nel rispetto di un’identità comune.
Un luogo politico dove il confronto non sia scontro, ma crescita.
Guardando al mio percorso, vedo un filo che unisce tutto: la fede, la musica, gli affetti, le difficoltà, le ripartenze e, infine, l’impegno pubblico.
Non è stato un cammino lineare. Ma è stato, ed è, un cammino vero.
E forse è proprio questo il senso più autentico della mia storia: non la perfezione, ma la coerenza nel cercare, ogni giorno, di essere fedele ai valori in cui credo.
Perché, in fondo, la politica migliore è quella che nasce dalla vita vissuta.
**CAPITOLO 7
Il futuro: un messaggio alle nuove generazioni**
Se c’è una cosa che la vita mi ha insegnato, è che nulla è mai definitivo.
Le certezze possono vacillare, i progetti possono cambiare, le strade possono interrompersi all’improvviso. Ma dentro ogni difficoltà si nasconde sempre una possibilità: quella di ricominciare.
Ed è proprio questo il messaggio che sento di voler consegnare alle nuove generazioni.
Viviamo in un tempo complesso. Un tempo in cui tutto sembra veloce, fragile, spesso superficiale. Un tempo in cui è facile perdersi, sentirsi disorientati, pensare che nulla abbia davvero valore duraturo.
Ma non è così.
Ciò che conta davvero resiste al tempo: i valori, la coerenza, la capacità di credere in qualcosa di più grande di sé.
Ai giovani voglio dire una cosa semplice, ma fondamentale: non abbiate paura di scegliere.
Scegliere significa esporsi, rischiare, a volte sbagliare. Ma è l’unico modo per costruire una vita autentica. Non lasciate che siano gli altri a decidere per voi, non accontentatevi di restare spettatori.
Siate protagonisti.
La mia vita è stata fatta di scelte, alcune giuste, altre difficili, altre ancora dolorose. Ma tutte mi hanno insegnato qualcosa. Tutte mi hanno costruito.
E soprattutto, non abbiate paura delle cadute.
Cadere non è fallire. Fallire è non rialzarsi.
Ho conosciuto momenti in cui tutto sembrava perduto: nelle relazioni, nel lavoro, nei progetti. Eppure, ogni volta, ho trovato la forza di ripartire. Non da solo, ma grazie ai valori in cui ho sempre creduto: la fede, la famiglia, il rispetto, il senso del dovere.
In un mondo che spesso premia l’apparenza, abbiate il coraggio di essere veri.
Non cercate scorciatoie. Non inseguite il successo a tutti i costi. Cercate, piuttosto, di essere persone solide, affidabili, capaci di costruire nel tempo.
Anche la politica, se vissuta nel modo giusto, può essere uno strumento straordinario. Non per ottenere potere, ma per mettersi al servizio degli altri. Per migliorare la vita delle persone. Per dare voce a chi non ne ha.
Abbiamo bisogno di giovani che credano nella politica, ma in una politica diversa: più seria, più preparata, più umana.
Una politica che torni ad essere passione, non carriera.
Il futuro non è qualcosa che accade. È qualcosa che si costruisce.
E si costruisce ogni giorno, nelle scelte più piccole come in quelle più grandi.
Se dovessi riassumere il senso del mio cammino in poche parole, direi questo: credere, cadere, rialzarsi, continuare.
È questa la vita.
E se c’è una speranza che porto con me, è che chi leggerà queste pagine possa trovare, anche solo in parte, la forza di non arrendersi mai.
Perché ogni storia, se vissuta con verità, può diventare un esempio.
E ogni vita, se guidata da valori autentici, può lasciare un segno.
QUANNTO SCRITTO E’ DEDICATO A MONICA, EMANUELE,FRANCESCO, SILVIA ED A MATTEO ED AFRICA I DUE NIPOTI CHE HO NEL CUORE.
A PRESTO DA GIORGIO CAVAZZZOLI DETTO PENNA BIANCA
