Trascrizione del video messaggio di Mons. Pizzaballa, Uomo di PACE

Mons. Pizzaballa

Trascrizione

Video Messaggio Card. Pizzaballa ITA

Carissimi amici e amiche, il Signore vi dia Pace. Saluto il vostro Vescovo Domenico Sorrentino, tutti voi riuniti ad Assisi in questa riunione annuale, assemblea annuale. Il tema che avete è molto attuale.

Sembra apparentemente lontano da quello che viviamo qui interessante in questo momento. È vero che ci sono anche qui le armi nucleari, ma ahimè, la violenza alla quale stiamo assistendo non riguarda direttamente le armi nucleari, sono quelle convenzionali, che però drammaticamente stanno lasciando ferite profonde nella vita della società. Allargando un po’ il discorso, vediamo anche che la guerra nella quale siamo coinvolti da più di due anni e il conflitto che ci coinvolge da molti anni, da troppi anni, è legato anche alla questione nucleare.

Pensiamo alla guerra con l’Iran, che aveva come obiettivo di impedire la creazione di armi nucleari. Diciamo che il tema nucleare è comunque, anche se apparentemente sembra non direttamente coinvolgere il conflitto israelo-palestinese, è comunque parte di questo discorso. Nella vita dell’uomo c’è sempre una scelta da compiere.

Nel libro del Deuteronomio Dio dice, pongo di fronte a te la benedizione e la maledizione. La vita e la morte. Scegli la vita, scegli la benedizione.

È una scelta che si deve fare, ma si può anche scegliere di non scegliere la vita. Questo purtroppo, nella storia del mondo, nella storia della vita dell’uomo, abbiamo visto che molte volte la scelta libera di fronte alla quale l’uomo si trova non è sempre una scelta di libertà, è una scelta di vita e di bene, di desiderio di bene. Molto spesso prevale il desiderio di possesso, di potere, di sopraffazione sull’altro.

Questo desiderio si allarga sempre di più, perché non è mai sufficiente quello che si ha. La potenza del male è proprio in questo suo potere creativo di inventare sempre nuove forme per aumentare questo desiderio di possesso, di potere, di sopraffazione. L’arma nucleare rientra in questo discorso, a mio modesto parere.

E’ un desiderio di sopraffazione, di potere, di posizione enorme, di distruzione enorme che va oltre ogni nostra immaginazione. E il mondo oggi, nonostante la vergogna di Hiroshima e di Nagasaki, il mondo oggi è pieno di armi nucleari. Vuol dire che questo desiderio di possesso, di fare il male, di scegliere non il bene, ma la maledizione, scegliere ciò che produce morte, è sempre molto presente nella vita dell’uomo.

Allora noi dobbiamo fare tutto quello che è possibile per uscire da questa cultura. Io insisto, ripeto quello che sto dicendo da molto tempo, soprattutto in questi ultimi mesi. Abbiamo lasciato il discorso, la narrativa, il linguaggio agli estremisti, nelle varie parti del mondo, anche qui dalla santa da una e dall’altra parte.

Non siamo stati capaci di elaborare un pensiero, una cultura alternativa agli estremismi. Certamente noi parliamo di dialogo, parliamo di conciliazione, parliamo di pace, ma abbiamo bisogno di elaborare un pensiero strutturato su questo, serio, basato sulle scritture, basato su un’elaborazione anche culturale, storica, importante, che crei un pensiero che poco alla volta si espanda, che arrivi alle scuole, che arrivi nell’università, che arrivi alla società, perché non si può contrastare questo desiderio di potere, di possesso, di distruzione, di superbi alla fine. Primo, il più antico peccato dell’uomo, se non si costruisce anche un pensiero, se non si costruisce anche una cultura a questo riguardo, che non deve restare dentro le nicchie di qualche circolo, ma deve diventare un discorso generale.

Quindi nei media, soprattutto nelle scuole e nelle università, è importante elaborare questo discorso, ma in maniera seria, una cultura solida, che non sia lasciata a quelli che contengono parole belle e importanti, come pace, riconciliazione, dialogo, che però restano lì, senza essere poi fondate su un edificio solido culturalmente, nel mondo culturale e nel mondo religioso anche. Per me, che sono religioso, questo discorso è molto doloroso e molto importante. Qui, in Medio Oriente, la religione ha un ruolo importante, e penso nel mondo, tutto il mondo ha un ruolo importante, perché la religione crea comunità, crea pensiero, crea cultura, o si voglia o no.

E qui, soprattutto in Medio Oriente, le religioni sono diventate strumentali, questi discorsi. Non penso solo alla Terra Santa, al conflitto israelo-palestinese, ma in maniera più generale e più ampia. Abbiamo bisogno, allora, anche noi religiosi, nel dialogo interreligioso, che in questo momento sta faticando non poco, abbiamo bisogno anche noi di elaborare un nostro discorso solido, serio, onesto, tra di noi, dove l’uomo e il desiderio di bene, la scelta per la benedizione, prevale.

È un discorso costruito in maniera solida e seria, abbiamo bisogno. Vedo, invece, che facciamo fatica in tutto questo. Per cui è il dialogo interreligioso che in questo momento è così ferito, tra cristiani e ebrei e musulmani, in modo particolare.

Dopo il 7 ottobre, dopo la guerra, con la guerra di Gaza, sembra che non abbiamo più un terreno comune sul quale incontrarsi. Lo dico con dolore. Non è così.

Io sono convinto che quello che sta accadendo ha spazzato via, forse, tanti orpelli che avevamo tra di noi e ci ha messo di fronte alla verità, in maniera dura e dolorosa, che però ci costringe a fare conto l’uno con l’altro in maniera vera, quindi anche bella. E il dolore che sentiamo nelle nostre relazioni ci dice anche quanto sentiamo forte il desiderio di relazioni tra noi, che dobbiamo riprendere in maniera, però, seria, parlando anche di quello che è faticoso tra noi. Per risolvere, forse non si risolverà, ma perché la nostra relazione diventi sempre più vera e sia sempre anche poi legata alle nostre rispettive comunità.

Per cui non si può risolvere il problema della proliferazione delle armi nucleari se non ci impegniamo tutti, ciascuno nel proprio contesto religioso, sociale, culturale e politico, per costruire una narrativa alternativa, basata non sul possesso, sulla sopraffazione e sulla supremazia, ma sul desiderio di bene, sulla scelta della benedizione della vita.

Ad Maiora

Penna Bianca