IL PUNTO DI VISTA DI CESARE PRADELLA

CESARE PRADELLA – GIORNALISTA

ECCOLI I NUOVI CONSERVATORI DI CARPI

QUELLI CHE SONO CONTRARI AL CAMBIAMENTO

La tornata elettorale del 26 maggio ha confermato che il Pd, partito sinora egemone, si è chiuso a riccio e cerca in tutti i modi di mantenere il controllo della città perchè nulla cambi, tutto resti uguale a prima, cercando di evitare quello che è stato definito da più parti il necessario e salutare cambiamento con l’alternanza al governo della città. Un cambiamento che, laddove è in minoranza, il Pd è il primo ad invocare.

E così, impaurito dal 48 per cento di voti presi da Alberto Bellelli rispetto al 57 per cento di cinque anni fa, ammaccato e avvilito com’è per  l’onta subita di essere stato  mandato al ballottaggio per la prima volta in 73 anni, dopo una vita passata in maggioranza assoluta,  il Pd adesso corre ai ripari per vincere almeno il ballottaggio col centro destra e non perdere quindi il potere politico ed economico creato e consolidato in tutti questi decenni e di cui è permeata la società carpigiana  in tutti i suoi meandri. L’obiettivo è in sostanza quello di evitare il cambiamento e il rinnovamento dei metodi amministrativi e della classe dirigente del ‘partitone’ che si è dimostrata superata, debole negli uomini e nei programmi, senza più idee e forza propositiva, logorata da una lunga ininterrotta gestione, spesso clientelare, del potere. E che viene da un quinquennio dimostratori insufficiente e lacunoso sul piano delle idee, delle realizzazioni a favore dei cittadini e quindi con una progressiva perdita di credibilità.

Mai come ora il Pd si è dimostrato impotente nell’affrontare la delusione del proprio elettorato di fronte alle sfide di una moderna società e per di più scosso e allarmato per le tristi vicende giudiziarie interne al Comune, su cui sta indagando la Magistratura, col l’onta di vedere i Carabinieri entrare in Municipio per sequestrare documenti e con la conseguente clamorosa lacerazione interna tra le componenti ex diessina ed ex margheritina.

Un senso di solitudine e di precarietà insomma e di paura per il vento contrario che soffia dal basso e che potrebbe finalmente fare girare pagina e mettere in campo una nuova proposta politica, un nuovo progetto di città, il rilancio della Carpi imprenditoriale e manifatturiera, capace di dare spazio a nuove managerialità, a nuove professionalità, a una  nuova classe di giovani  culturalmente preparata che porti una ventata di energia innovativa e progettuale per una migliore vivibilità, per il rilancio della città, della sua economia,  delle sue infrastrutture,  dei servizi, del sostegno alle attività artigianali, commerciali e imprenditoriali, per  una maggiore cura del verde dopo le colpevoli devastazioni prodotte  dall’insediamento di colossali nuovi centri commerciali di cui nessuno avvertiva la necessità.

Naturalmente il Pd è ricorso alla abituale via di fuga che è sempre stata, per gli ex diessini, quella di individuare nei momenti di difficoltà un ‘nemico’ da abbattere su cui concentrare i propri attacchi polemici a volte strumentali per cercare di nascondere la propria incapacità amministrativa e progettuale.

Ma la metà dei  carpigiani ha detto chiaramente il 26 maggio di volere il cambiamento per avere  una città nuova, diversa dall’attuale, all’altezza dei tempi e dei cambiamenti nel frattempo intervenuti nella società, con una diversa e preparata classe dirigente rispetto a quella vecchia e logorata della sinistra, come hanno saputo fare gli elettori di Sesto San Giovanni, Monfalcone,  Imola e il 26 maggio anche di Piombino, tutte vecchie roccaforti del Pci, al pari di Novi, San Felice, Finale, Sassuolo, Pavullo e altri Comuni i cui cittadini hanno coraggiosamente scelto il cambiamento e il rinnovamento. C’è stato anche nelle file del Pd un sindaco che ha avuto un sobbalzo di orgoglio e di ribellione nei confronti dell’establishment ‘chiuso’ del partito e del sistema di potere economico instaurato nella Bologna ‘rossa’, prendendo le distanze da una parte del movimento cooperativo  e dall’Unione dei comuni che, secondo lei, svilivano e penalizzavano la realtà del suo Comune, combattendo per ottenere il consumo zero del suolo e la salvaguardia del verde pubblico come non hanno saputo o voluto fare il sindaco e gli assessori del Pd di Carpi.  

L’egemonia degli ex diessini si è dunque incrinata anche nella città dei Pio (nonostante l’aiuto di ben cinque liste ‘civetta’ che avevano lo scopo di portare voti al candidato Alberto Bellelli al di fuori della lista ufficiale del Pd) e il vento del rinnovamento è arrivato anche qui e la maggioranza dei carpigiani (il 52 per cento assommando i voti conquistati dal centro-destra, dai 5Stelle e da Carpi Futura) l’ha detto chiaramente. E questa volontà di cambiare aria e metodi di governo della città potrebbe essere ribadita nel ballottaggio di domenica 9 giugno, facendo balzare Carpi agli onori della cronaca nazionale e non solo per i ‘dossier’ e le indagini della Magistratura, e nemmeno per i malviventi che riescono ad entrare non solo nelle case, nei negozi e nelle aziende dei carpigiani, ma ora, indisturbati, anche nella sede del Comando dei Vigili Urbani.  

Cesare Pradella

ALTRO ARTICOLO DI CESARE DELL’11 GIUGNO 2019

ORA VIENE IL DIFFICILE PER IL SINDACO BELLELLI:
MANTENERE LE PROMESSE ELETTORALI E  FARE LA GIUNTA  

Alla rituale ma comprensibile soddisfazione per una vittoria elettorale sofferta perché minacciata da una temuta sconfitta che anche il vertice carpigiano del Pd  paventava, per il sindaco Alberto Bellelli si aprono ora nuovi difficili scenari politici e amministrativi. Scenari riferiti  ad una coalizione, la sua, molto frastagliata e complessa, fatta di anime e sensibilità diverse tra di loro e difficilmente conciliabili sul piano dei programmi e delle promesse elettorali, anime uscite dalle tante liste ‘civetta’ fiancheggiatrici  che ora gli presenteranno il conto in termini di numero di assessori visto che sono stati i loro voti a garantirgli la vittoria.  

Il sindaco Bellelli è dunque chiamato a mantenere fede alle promesse fatte agli elettori e alle attese della popolazione che chiede una città diversa, una città più sicura, meno degradata, con meno criminalità e  spacciatori e clandestini in giro di notte e di giorno nei parchi e nelle strade,  con un maggior numero di pattuglie di Vigili urbani e con una sede della Polizia municipale dotata di telecamere veramente funzionanti e utili come hanno richiesto gli stessi sindacati, con un centro storico che deve essere valorizzato per tornare ad essere il cuore pulsante della città, con serrande dei negozi che invece di abbassarsi si rialzino, con una migliore illuminazione serale, strade con meno buche, una ferrovia degna di questo nome, una sanità con meno proteste e lamentele degli operatori e dei loro sindacati, specialmente per le attese al pronto soccorso e un seguito concreto alle solenni promesse sue e della Regione sulla prossima realizzazione del nuovo ospedale, promesse guarda caso fatte un mese prima del voto, un verde pubblico che venga  salvaguardato da ulteriori devastazioni e da colate di cemento come sta succedendo sulla tangenziale e su via dell’Industria con un  implacabile  abbattimento delle piante ad alto fusto che le cingevano.

Una città insomma più sicura, pulita, attrattiva, attiva, che si riprenda dal torpore nella quale è piombata, in linea col carattere intraprendente e vivace dei  carpigiani e degli imprenditori cui si deve la grande espansione industriale del dopoguerra culminata nel boom della maglieria  che aveva proiettata Carpi alla notorietà nazionale. Una Carpi che non c’è più ma che il Pd in tutti questi anni non ha saputo delinearne una futura.

Mandare gli ex diessini al ballottaggio a Carpi è stato comunque un successo per quella parte consistente di elettorato  che chiedeva il cambiamento e il rinnovamento di un ceto politico che, in 73 anni di maggioranza assoluta, ha creato  un collaudato sistema di potere che tuttavia ora si dimostra stanco e inconcludente perché datato, che ha perso mordente, fantasia, capacità progettuale, ingessando la città che è essa stessa vittima della logica della ‘appartenenza’ al partito, ora Pd,  piuttosto che della ‘competenza’ dei singoli.

Arrivare al ballottaggio è stata la dimostrazione che c’è una parte della città che è stanca del modo di governare dei ‘professionisti della politica’ e dei funzionari di partito, contro i quali si sono levate alte le proteste di interi quartieri attraverso la costituzione di Comitati di protesta di cittadini sorti su specifici problemi non risolti, dimostrando quindi la lontananza del Comune e il mancato ascolto delle loro esigenze e richieste.  

E che il Pd abbia dimostrato di non essere abituato a questa situazione di messa in stato d’accusa per manifesta incapacità di dare risposte nuove, originali e concrete  alle esigenze dei cittadini delusi, lo provano  alcune reazioni scomposte  del sindaco specie quando ha sostenuto che il duello elettorale è stato tra lui e Salvini e non con gli altri candidati, un atteggiamento di arroganza e supponenza che non gli fa onore, col quale ha cercato di sminuire la figura della sua concorrente del centro destra con argomenti banali come quello della sua residenza,  dimenticandosi della residenza di certi suoi compagni di partito del passato e  dimostrando, con questa caduta di stile,  di non avere argomenti migliori.

La conclusione tuttavia è malinconica perché una parte di  carpigiani ha dimostrato di temere il cambiamento,  il rinnovamento e l’alternanza dei partiti al governo della città, come avviene invece in ogni democrazia che si rispetti. Quel cambiamento che viceversa hanno  voluto gli elettori di Mirandola, Sassuolo, San Felice e, prima ancora, di Novi, Finale,  Vignola, Pavullo, così come quelli di Ferrara, Forlì, Piombino (città simbolo della sinistra  come Sesto San Giovanni, Pisa, Monfalcone) tutte città operaie che per settant’anni hanno votato a sinistra ma che ora hanno voltato le spalle evidentemente stanche dai deludenti scarsi risultati ottenuti.  

Carpi insomma ha perso una bella occasione di cambiamento e di rinnovamento e, col voto di domenica,  sta perdendo altri cinque anni della sua storia.

Cesare Pradella    

1° luglio 2019

LA NUOVA GIUNTA BELLELLI……..RESTYLING DI FACCIATA

Ma quale “squadra di tecnici che trasformerà la città”, come ha pomposamente definito la nuova giunta comunale il sindaco Alberto Bellelli.

Su sei componenti la squadra di governo della città, i ‘tecnici’ e le facce nuove sono solo due, gli assessori all’urbanistica e ai lavori pubblici Riccardo Righi e Marco Truzzi, , mentre gli altri quattro o sono amministratori uscenti come Stefania Gasparini e Davide Dalle Ave o funzionari sindacali o politici come Tamara Calzolari e Mariella Lugli.

Quale cambiamento quindi?

Si deve parlare viceversa di ennesima occasione persa perché, dopo la clamorosa occasione di cambiare davvero classe politica con le elezioni del 26 maggio,  di mandare cioè a palazzo Scacchetti amministratori nuovi provenienti da altre culture politiche che non fossero sempre e solo quelle di provenienza ex Pci,   promuovendo una classe dirigente nuova composta da manager, tecnici, professionisti provenienti dal mondo delle professioni e dei mestieri e non solo e sempre composta da funzionari di partito (come la città ha dimostrato di volere non eleggendo al primo turno il candidato del Pd),  come ne esistono tanti anche a Carpi nel mondo dell’associazionismo civile e sociale (vedi ad esempio Rotary o Lions) che presentano ogni  anno  gruppi di giovani manager, dirigenti e amministratori di enti e società pubbliche o private, uomini preparati nei vari settori della vita economica, sociale e delle professioni, molti con esperienze di lavoro maturate  all’estero, il Pd, forte del risultato al ballottaggio,  ha preferito rifugiarsi nell’usato sicuro.

E così ci siamo trovati col sindaco Bellelli che, nella seduta di insediamento del nuovo consiglio comunale, ha ripetuto frasi, tesi e  concetti già sentiti in campagna elettorale col ricorso ai soliti verbi declinati al futuro come faremo , studieremo, valuteremo, adotteremo, provvederemo. Promesse rilanciate da lui e dai suoi assessori per cinque anni e che vengono utilizzate ancora oggi di fronte ai problemi evidentemente non risolti della città.

Termini come smart, green,  condivisione, ascolto, coinvolgimento, sono e restano slogan di tipo elettoralistico che non incantano più nessuno e che sono stati in parte mutuati dai discorsi del sindaco di Modena Muzzarelli che li utilizza  quotidianamente per elogiare la sua giunta comunale arrivando persino a cambiare  terminologia a taluni suoi assessorati con l’aggiunta di parole  che risultano poi vuote e prive di significato se non seguite da fatti concreti.

E allora i termini smart e green risultano ridicoli per la realtà carpigiana proprio in questi tempi nei quali i cittadini assistono sbigottiti e increduli alla devastazione della magnifica striscia di verde che caratterizzava la tangenziale dal casello autostradale sino al centro della città, verde arricchito da scenografici alti pioppi cipressini che accompagnavano quanti dal casello entravano in città , decine dei quali inesorabilmente abbattuti per fare posto a cemento e asfalto per gli sterminati grigi e anonimi capannoni dei centri commerciali sorti al posto del verde e  per  creare aree di sosta e corsie di entrata ed uscita alle auto. Una cementificazione selvaggia che sta cambiando la fisionomia di questa parte della città alla faccia della politica di salvaguardia del verde pubblicare dello sviluppo sostenibile.

E nemmeno a farlo apposta proprio nei giorni della presentazione della nuova giunta comunale, il sindaco Bellelli si è trovato di fronte a nuovi  inquietanti episodi di criminalità a danno di cittadini, negozi e aziende, all’inquietante nuovo caso di  incendio nel ‘condominio del degrado’ di via Lago di Bolsena, alla protesta dei residenti e non solo per le pessime condizioni dell’asfalto di molte strade della  città e della periferia, non ultima di viale Carducci, il cui manto stradale sembra ormai quello di una strada della periferia di Beirut.

A prima vista nulla di nuovo sotto il sole di queste settimane, dunque, nessuna nuova interessante proposta di sviluppo sostenibile, di idea originale  per fare uscire la città dall’isolamento che si trova nei confronti di Provincia e Regione, dallo stallo economico e di un qualche sostegno e sollievo agli imprenditori carpigiani lasciati sole alle prese coi problemi produttivi e di export o per attirare nuovi investitori nel nostro territorio, un tempo florido, ricco  e produttivo.

Cesare Pradella